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Basato sull’omonima collana di romanzi di grande successo negli Stati Uniti scritti da Sherryl Woods, Il colore delle magnolie (Sweet Magnolias) è una serie targata Netflix rivolta ad un pubblico prevalentemente – ma non esclusivamente – femminile, creata da Sheryl J. Anderson e con protagoniste Joanna Garcia Swisher, Brooke Elliott e Heather Headley.

Il colore delle magnolie racconta le vicende intrecciate di tre amiche donne, davanti a dei momenti di svolta delle loro vite

il colore delle magnolie, Cinematographe.it

La serie è ambientata nella cittadina immaginaria di Serenity e ha come protagoniste tre donne che sono grandi amiche tra di loro: Maddie Townsend, Dana Sue Sullivan e Helen Decatur, ognuna delle quali sta attraversando un momento particolare della sua vita. Il marito di Maddie l’ha lasciata dopo aver avuto una relazione con la giovane assistente Noreen dalla quale ora aspetta un figlio, una separazione che ha portato conseguenze anche sui figli della coppia. Dana Sue è alle prese con il rapporto conflittuale con la figlia adolescente e con i problemi nella conduzione del ristorante di cui è chef, dopo essere appena uscita da un matrimonio difficile. Helen è invece un avvocato di successo, che cerca di assistere le due amiche ma ha dei problemi nella vita privata, desiderando fortemente un figlio e una stabilità affettiva che non trova. Tutte e tre le donne, amiche dai tempi del liceo, arrivano ai bivi più importanti delle loro vite, e per rilanciarsi decidono di intraprendere una nuova iniziativa: aprire assieme una Spa femminile, un segno tangibile di un nuovo inizio. Anche se non tutto sarà semplice come sembra e le vite delle tre protagoniste verranno ulteriormente cambiate da nuovi imprevedibili intrighi.

Il colore delle magnolie è una serie dall’impianto classico che pecca di superficialità

il colore delle magnolie, Cinematographe.it

Mentre si procede nella visione dei dieci episodi che compongono la serie si ha la sensazione di essere all’interno di un mondo eccessivamente edulcorato, quasi come ci si trovasse di fronte alla panoramica della media-borghesia mostrata da American Beauty, senza l’iconico “look closer”, o nella cittadina di Velluto Blu, senza che però esista la parte marcia al di là dello steccato del recinto. Certo non tutto è idilliaco – anzi – e la narrazione ci porta all’interno delle difficoltà delle protagoniste nella loro vita di tutti i giorni, tuttavia questa immersione non scava mai nel profondo e mantiene sempre una patina superficiale che rende le situazioni proposte molto semplicistiche e pregne di stereotipi, minandone qualunque velleità di introspezione umana o realismo sociale.

Il colore delle magnolie è una serie che non si prende alcun rischio, di impianto classico in tutta la sua costruzione – dalla regia allo sviluppo della sceneggiatura – dove il suo tradizionalismo non ne agevola la piacevolezza ma ne rappresenta solamente un limite alla resa finale. Non è un prodotto frettoloso – la discreta cura della fotografia si nota – e non si può dire che sia una serie che si fatica a guardare, gli episodi però scivolano via senza troppo coinvolgimento, senza trovare il modo di far entrare lo spettatore in una vera sintonia coi protagonisti.

Il colore delle magnolie si basa su personaggi scritti senza la giusta profondità e una sceneggiatura debole, nonostante una buona chimica tra le tre attrici protagoniste

il colore delle magnolie, Cinematographe.it

Per almeno otto episodi lo script si trascina passivamente proponendo delle situazioni prive di mordente, condite da dialoghi banali e qualche frase zuccherosa ad effetto. Nell’ultimo episodio e mezzo gli avvenimenti invece precipitano, prendendo una piega particolare – per quanto non si tratti di nulla di sorprendente – e arrivando addirittura ad un cliffhanger finale che lascia tutto in sospeso e apre le porte (con ogni evidenza) ad una seconda stagione. Il problema centrale di questa costruzione sta in un’incomprensibile gestione dei tempi del racconto. Lo show per tre quarti della sua durata si dilunga in maniera incomprensibile, per poi effettuare un’accelerazione sproporzionata per quanto visto fino a quel punto, non dando neppure la possibilità di immergersi adeguatamente negli eventi esposti e nei fili del drama proposto nel finale. Sono poi gli stessi personaggi ad essere costruiti debolmente, in parte forzati all’interno di personalità stereotipate, nonostante tra le tre attrici protagoniste emerga una buona complicità, purtroppo sprecata alla luce dell’impianto complessivo della storia. Brillantezza che non si ritrova nelle interazioni con e tra gli altri personaggi, dove mancano spontaneità e credibilità. Anche il cast non funziona pienamente, con interpretazioni poco carismatiche e che non riescono a trasmettere empatia, ad eccezione delle convincenti performance di Brooke Elliott e Heather Headley nei panni di Dana Sue e Helen.

La serie tratta dai romanzi di Sherryl Woods manca di incisività a causa dell’eccesso di cliché

il colore delle magnolie, Cinematographe.it

Il colore delle magnolie è in definitiva un’occasione sprecata, per un prodotto che poteva esaltare realmente la figura femminile e costruirne attorno un ragionamento significativo su caratteristiche e difficoltà nel mondo odierno. Quello che emerge è invece uno show eccessivamente semplicistico, dove le dinamiche umane vengono riempite di cliché e il lato romantico non riesce a sopperire a questi limiti. Si può apprezzare la valorizzazione dell’amicizia come traino nel riscatto di sé stessi, ma è un po’ poco nel complesso della serie. A mancare è l’incisività, con una pressoché totale assenza – salvo nelle battute finali – di colpi di scena sostanziali e di picchi emotivi significativi, e l’eccessiva presenza di buoni sentimenti spesso ostentati e privi di veridicità. Un prodotto che dunque si perde oltremodo nella sua leggerezza e , pur essendo guardabile, non riesce a parlare adeguatamente né al cuore né alla mente.

Il Colore delle Magnolie è disponibile su Netflix dal 19 maggio 2020.

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