House of the Dragon: recensione della serie spin-off di Game of Thrones

House of the Dragon vince la scommessa contro ogni previsione, e ci ricorda quanto ci mancasse il Trono di Spade

Sono passati tre anni dalla fine di Game of Thrones, serie che, nel bene e nel male, ha fatto la storia della televisione. Le guerre, gli intrighi e gli amori nel Westeros hanno conquistato il pubblico, diventando un vero e proprio fenomeno mondiale. Dai raduni nei pub o nelle case in compagnia di amici e una buona birra, la serie tratta dai romanzi di George R. R. Martin si è tramutata in un evento collettivo. Gli episodi riuscivano a coinvolgerci come una partita sportiva, con tanto di cori, grida e sussulti. Purtroppo, la magia si è esaurita con l’ultima stagione, il momento più basso dell’intero prodotto. Il finale delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ha diviso fan e non solo, gettando un’ampia ombra sulla serie. Ma non temete, House of the Dragon riesce a ricomporre perfettamente i cocci infranti, riportando la saga alle sue vecchie vestigia e anche di più.

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Lo spin-off del Trono di Spade ci porta indietro nel tempo, ben 172 anni prima della morte del re folle, Aerys, il padre di Daenerys Targaryen. I sette regni vivono un periodo di pace e prosperità sotto il regno di Viserys I, mentre l’ombra della successione cala sulla sala del trono. House of the Dragon dà vita al proprio racconto partendo da qui topoi che hanno reso la serie madre iconica: gli intrighi di palazzo, il sangue e la violenza. È un mondo barbaro quello di questi anni, per quanto abbellito da abiti sfarzosi e manuali di galanteria. I nobili duellano per titoli e doti davanti a re e regine e guerrieri leggendari si lanciano in tumultuose soppressioni. I vestiti, quanto le usanze, riescono a trasportaci realmente indietro nel tempo. È limpido il distacco temporale tra i due prodotti. La moda ricorda quella del rinascimento, ma soprattutto i draghi solcano indomiti i cieli di Westeros. House of the Dragon tiene fede al suo nome, mostrandoci un’epoca in cui queste maestose bestie erano la normalità sotto il regno dei Targaryen.

House of the Dragon e il regno Targaryen prima della caduta

House of Dragon - Cinematographe.it

La storia, come dicevamo, è ambientata ben 172 anni prima della caduta dei Targaryen. Sul trono di spade siede Viserys I, un re pacifico senza mire espansionistiche o sangue guerrafondaio. Purtroppo, l’uomo deve fare i conti con la propria successione e le trame di palazzo. Al suo fianco come primo cavaliere troviamo Otto Hightower, interpretato da Rhys Evans. Quest’ultimo appartiene ad una nobile casata, ma la sua lingua si muove come quella dei draghi nelle segrete. Sua figlia, Rhaenyra Targaryen, è invece uno spirito libero, intelligente e affascinante. La ragazza non ha nessun interesse nel governare sui Sette Regni, ma il destino ha un piano diverso per lei. House of the Dragon, almeno nelle sue battute iniziali, ci ricorda l’esordio di Game of Thrones. Regia e sceneggiatura lavorano a braccetto nel presentarci le varie pedine sulla scacchiera. Ogni personaggio ha un proprio background ed è mosso da diversi intenzioni.

In poco tempo il primo episodio riesce a delineare volti ed emozioni, sogni e desideri dei protagonisti. Ad aiutare la produzione troviamo anche un ottimo cast. Per quanto colti inizialmente alla sprovvista dal look di Matt Smith nei panni di Daemon Targaryen, dobbiamo dire che vederlo in azione è una gioia per gli occhi. Il parruccone bianco riesce a non stonare sul viso dell’attore, anzi, né definisce l’identità, il carattere. Smith si muovo morbido, sinuoso, esattamente come il proprio drago Caraxes. Ed è qui che entra in gioco un fattore visivamente d’impatto e narrativamente interessante. Non è esiste una sola specie di draghi, ma molte e ognuna differente dall’altra. Caraxes ci ricorda lo Smaug dello Hobbit, molto simile ad un serpente. Il drago di Rhaenyra, Syrax, è invece dorato, maestoso e dalle corna dritte rivolte verso l’interno.

House of Dragon, Matt Smith - Cinematographe.it

I draghi sembrano rispecchiare il carattere di chi li cavalca, una simbiosi quasi, in cui è difficile capire se è la bestia ad essere simile al proprio padrone o viceversa. Questo perché alla nascita di un nuovo Targaryen viene posto un uovo caldo vicino alla culla. House of the Dragon ci restituisce le usanze della grande casata che ha dominato il Westeros per trecento anni. Gli antichi Valyriani, inizialmente dei conquistatori stranieri in queste terre, sono diventati la famiglia nobile più potente del continente. Ma i Targaryen non sono i soli Valyriani ad aver solcato il Mare Stretto. I Velaryon sono infatti una dinastia antica quanto i signori dei draghi, se non di più secondo Corlys Velaryon, capostipite della propria casata. Egli è il marito di Rhaenys di casa Targaryen, soprannominata la “Regina che non fu mai”, in quanto ignorata dal nonno Jaehaerys in favore di Viserys (un uomo) durante la cerimonia di successione. Sono in molti a contendersi uno scomodo quanto ambito trono di spade.

MIlly Alcock è una perfetta giovane Rhaenyra Targaryen

Milly Alcock Rhaenyra Targaryen- Cinematographe.it

House of the Dragon è Il Trono di Spade nella sua versione più pura, ma non solo. Infatti, la serie creata da Ryan J. Condal e da Martin stesso, riesce a emanciparsi facilmente da ciò che l’ha preceduta. Il pubblico potrà vedere luoghi iconici da una nuova prospettiva. Stanze della Fortezza Rossa prima ignote, come giardini e strade di Approdo del Re. Una nuova, vecchia Westeros. Eppure, quel mondo creato dagli uomini per gli uomini è ancora lì. Siamo nel passato, e tale realtà è ancor più vincolante e feroce. La figura femminile viene racchiuse dentro le sbarre della fertilità del piacere carnale. Oggetti da lasciare in dote al nobile più facoltoso. Rhaenyra incarna perfettamente la donna che non intende piegarsi alla volontà altrui. A differenza invece di Alicent Hightower, piegata e plasmata dalla volontà del padre. Vicine eppure così lontane, Rhaenyra e Alicent rappresentano le due facce della stessa medaglia.

Tuttavia, non è soltanto la scrittura a dar spessore ai due personaggi. Milly Alcock (che interpreta Rhaenyra da giovane) è una vera scoperta. L’attrice veste perfettamente i panni della principessa Targaryen, fa suo il personaggio. Il suo è un gioco di sguardi e piccoli movimenti del corpo. Questo a conferma dell’ottimo lavoro svolto dai casting. Lo stesso vale per Emily Carey, Alicent da giovane.

Emily Carey e Milly Alcock in House of Dragon - Cinematographe.it

Dal punto di vista della VFX non possiamo dire ancora molto, in quanto i primi episodi mostrati alla stampa non erano completi. Il primo episodio, però, riesce a farci intuire l’ingente investimento su House of the Dragon. La CGI non raggiunge certo i livelli delle ultime stagioni di Game of Thrones, ma siamo li. Le scene con i draghi sono maestose, solenni, d’impatto. Il fantasy moderno ritorna in tutta la sua ferocia sui nostri schermi. Il mondo ideato da Martin si presta ancora una volta alla serialità contemporanea. Non possiamo dire molto sulla trama dei primi sei episodi, ma possiamo confermare la riuscita della serie; almeno per ciò che abbiamo visto noi.

In House of the Dragon riscopriamo di nuovo la mano di George R. R. Martin

House of Dragon - Cinematographe.it

House of the Dragon è riuscita a farci capire quanto in realtà ci fosse mancato il Trono di Spade. La serie madre ci è entrata nelle vene, nel sangue, nel DNA. Ci ha esaltato e ci ha deluso come solo le persone a cui teniamo riescono a fare. Ad essere sinceri, erano molti i dubbi sulla riuscita del prodotto, e l’attenzione era molto scarsa. Per fortuna ogni incertezza è stata spazzata via e non possiamo che esserne felici. La trama scorre fluida come la corrente di un fiume, i minuti scorrono e arrivati al finale non attendiamo altro che il seguito, l’episodio dopo, le conseguenze.

La storia sembra ripercorrere in modo pedissequo gli scritti di George R. R. Martin, dai matrimoni fino alle battaglie. I lettori sapranno cogliere i vari collegamenti ai libri e alla storia dei Targaryen. Ma a Ryan J. Condal non basta svolgere il compitino, e condisce il piatto con spezie e odori che ne valorizzano il sapore. I momenti non raccontati, quegli spazi vuoti tra un capitolo e l’altro, vengono riempiti con il dramma, la lussuria e la crudeltà di un mondo e un periodo storico feroce. Il gioco del trono di spade nella sua massima espressione ha inizio in House of the Dragon. Come i lettori più accaniti sapranno, la serie è tratta da Fuoco e Sangue i volumi storiografici sui Targaryen. Nello specifico la storia è incentrata su La Danza dei draghi, una guerra fratricida in cui vennero impiegati i draghi in entrambe le fazioni.

Velaryon family - Cinematographe.it

Da questo punto di vista sarà interessante vedere come House of the Dragon si evolverà nel corso di questa stagione e in quelle a venire. Per non inciampare nel pantano degli spoiler non sveleremo altro sulla trama. La prima stagione copre diversi anni, il tempo scorre e i protagonisti crescono, cambiano volto, attori e attrici. La storia corre, ma allo stesso tempo si prende il suo tempo nel dare forma agli avvenimenti e ai personaggi. Piccola nota dolente per alcuni stacchi di montaggio che, in alcuni momenti, sono di difficile interpretazione; un po’ come i salti temporali con il buon vecchio Varys. Al di là di ciò, House of the Dragon è una scommessa vinta.

House of the Dragon va in onda dal 22 agosto 2022, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.7