Frasier: recensione dei primi episodi della serie su Paramount+

Una serie TV divertente, fotografia di un'epoca e di un periodo storico della televisione.

Arriva il 12 ottobre 2023 su Paramount+, la serie che vuole essere un revival e un sequel di un cult della serialità a stelle e strisce, andata in onda tra gli anni ’90 e primi 2000. Lo show tenta di riprendere la storia di Frasier Crane, un sempre strepitoso Kelsey Grammer, che si ritrasferisce da Seattle a Boston per riprendere la carriera accademica ad Harvard e riallacciare i rapporti con il figlio Freddy (Jack Cutmore-Scott), ormai un uomo che ha una coinquilina, Eve (Jess Salgueiro). Ad Harvard Frasier ritrova un vecchio amico, Alan (Nicholas Lyndhurst), e conosce la responsabile del dipartimento di psicologia, Olivia (Toks Olagundoye), impegnata in costanti battibecchi con Alan. L’intento? Proporre nuovamente una storia e chiedersi quindi: oggi ha ancora qualcosa da raccontare?

Frasier: il padre prodigo torna a casa e il palcoscenico è pronto

Frasier – durato 11 stagioni che possono essere recuperate sempre su Paramount+ – è stata una serie premiatissima, molto amata negli Stati Uniti meno da noi perché non molto conosciuta, aveva raccontato il protagonista che si trasferiva da Boston a Seattle per una carriera come psicologo, convivendo con il padre che aveva bisogno di cure.

Fin da subito si nota che alcuni aspetti di questo nuovo Frasier, creato da Joe Cristalli e Chris Harris, sono identici all’originale, il carattere e i titoli degli atti, altri invece sono elementi nuovi, il Dr. Crane è diventato un conduttore di talk show in stile Dr. Phil negli anni successivi alla fine della serie originale. Lascia il suo spettacolo e la sua relazione con Charlotte (Laura Linney) per tornare a Boston, dopo la morte del padre, dove spera di bere qualche birra in più e riallacciare rapporti con suo figlio Freddy (Jack Cutmore-Scott) – quando si presenta senza preavviso alla porta dell’appartamento di Freddy, Frasier si rende conto che per sistemare le cose con il suo unico figlio ci vorrà più di una breve visita. La tensione tra Frasier e Freddy apre un discorso sulla relazione-conflitto padre-figlio che ha animato gran parte della serie originale, qui viene mostrata in maniera diversa. È un’inversione di marcia divertente e potenzialmente interessante, le scelte di vita di Freddy sono motivate, almeno in parte, dalla ribellione verso il padre. Cutmore-Scott è un adorabile vigile del fuoco – scelta di vita poco accettata dal padre – che aiuta Eve e che cerca disperatamente di avere l’approvazione di Frasier.

Ad accogliere lo zio appena arriva all’aeroporto, c’è David (Anders Keith), apparentemente dimenticato dai suoi genitori, che desidera disperatamente trovare un posto nella vita di suo cugino e suo zio. David è tanto disperato e goffo, è lui il personaggio che strappa le risate, come anche Alan, un burbero inglese, un sostituto di Niles – il fratello di Frasier – che è l’opposto del protagonista.

La serie ripropone alcuni vecchi schemi, i gusti modesti del padre di Frasier che tanto lo offendevano sono ora presenti in Freddy che si diverte riempiendo la casa con insegne neon con su scritto birra, con tavoli da air hockey e un liquore scadente, una pallida imitazione dell’originale. L’imbarazzo di Niles verso gli altri considerati sempre mediocri è amplificato nel figlio David, che all’inizio si vanta della sua memoria eidetica ma in realtà fa solo una brutta figura. A prendere il posto di Niles accanto a Frasier, c’è Alan, egoista, distaccato, che dorme durante le lezioni e dimentica l’esistenza dei suoi stessi figli, per non parlare dei suoi studenti. Ad un certo punto mostra con affetto a Frasier una foto di loro due a Cambridge. “Non sono io”, si acciglia Frasier e continua: “Non sei nemmeno tu!”.

Una sitcom che ripropone struttura, stile e modus scrivendi della serie degli anni ’90, forse non riesce ancora a parlarci dell’oggi

La serie sembra avere lo stesso umorismo di quella originale, è per questo che, non sempre ma a volte succede, sembra di guardare uno show datato, questo non vuol dire che i due episodi non strappino delle risate, anzi ma, almeno fino a qui, nonostante le potenzialità, la sensazione è che abbia molto da dire ancora. Se il Frasier delle origini è figlio del suo tempo, per ora non si comprende se questo Frasier lo sia del proprio. Questo non toglie che i personaggi siano ben caratterizzati e Grammer abbia un talento fuori dal comune, interessante è sicuramente la nuova tematica, in cui non ci si era molto concentrati nell’altra serie, ora è Frasier il padre e Freddy è il figlio, il protagonista è genitore ingombrante, egocentrico e snob e il figlio ha talmente sofferto la lontananza dal padre da aver detto agli amici di essere orfano. Pieno di rimpianto per il rapporto che non ha avuto Frasier che ha coscientemente deciso di vivere lontano da lui per concentrarsi su di sé, sulla sua vita, sul suo lavoro e sulla sua compagna, ora dice: “Se c’è qualcosa che ho sempre desiderato essere nella vita, più di ogni altra cosa, è essere un buon padre”. La distanza di Frasier da Freddy è dunque l’elefante nella stanza, nei primi due episodi il nodo non è ancora arrivato al pettine, Frasier non ha ancora affrontato esplicitamente l’argomento e Freddy, nonostante la piccola menzogna raccontata, non è molto acrimonioso rispetto al genitore, c’è solo la tristezza per ciò che non è stato, c’è amarezza certo ma è limitata.

Frasier: valutazione e conclusione

Frasier è una serie divertente, è una sitcom, fotografia di un’epoca e di un periodo storico della televisione, registrata in teatro di posa con pubblico dal vivo, con le tipiche quattro macchine da presa. Il tempo è passato, si vede, i capelli di Grammer sono più sottili e grigi, le sue sopracciglia folte, il tempismo comico però sono rimasti invariati. Si tratta di due episodi che non stanno aprendo nuovi orizzonti, si tratta più di un prodotto fedele a se stesso e al suo pubblico. Se i fan sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, non lo troveranno, ma rispolvera, lucida uno show del passato.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

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