Fondazione – Stagione 2: recensione finale della serie di Apple TV+

L'opera ispirata alla saga letteraria di Isaac Asimov riesce andare oltre quanto costruito nella Stagione 1, facendo sentire lo spettatore come una piccola briciola in un universo vasto e ricco di possibilità.

Fondazione è l’apprezzata serie televisiva di Apple TV+ che ha esordito sul piccolo schermo nel 2021, manifestando fin da subito, nonostante il massiccio ed imponente materiale letterario di partenza (ovvero il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov), una lungimiranza rivoluzionaria sia sul piano narrativo che estetico. Tutto però era stato ribaltato con il finale, con una rivelazione conclusiva sconvolgente: tutto quello che avevamo visto fino a quel momento era solo una mera introduzione ad un universo più stratificato e complesso. Si può dire, quindi, che Fondazione, in realtà, è cominciata realmente ora, con l’arrivo della Stagione 2, finalmente rendendoci partecipi di un gioco cosmico più avvincente e pericoloso.

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Dopo aver visto tutti e 10 queste nuove puntate, giungiamo ad una nuova e brillante consapevolezza: non solo la serie si dimostra ancora all’altezza delle aspettative, ma anzi, rivela una maturità artistica di gran lunga superiore alla Stagione 1, facendoci ben sperare per il futuro (anche se è ancora tutto da vedere, considerando l’ingente budget dello show targato Skydance Television). L’opera, ideata David S. Goyer (Da Vinci’s Demons, Il cavaliere oscuro) e Josh Friedman (La guerra dei mondi, Terminator – Destino oscuro), è arrivata su Apple TV+ il 14 luglio 2023 e si è conclusa, con l’episodio Miti della creazione, il 15 settembre 2023.

Fondazione – Stagione 2: un continuo superamento di limiti

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Spesso è un errore comune pensare che la serialità abbia dei limiti strutturali rispetto al cinema: anzi, negli ultimi anni c’è stata la dimostrazione netta che, a livello qualitativo e contenutistico, molti prodotti televisivi vanno tranquillamente oltre questa barriera. Proprio Fondazione, aprendo finalmente le porte del cosmo in modo più accogliente e inclusivo, guarda all’orizzonte televisivo con un’identità ben precisa e coerente che si traduce, prima di tutto, in un’estetica appagante e sicura di sé che non ha paura a mostrare tutta la sua magnificenza. Questa pienezza artistica, implicitamente, in realtà denota uno studio perfetto e dettagliato del worldbuilding di riferimento.

La spettacolarità e l’imponenza di alcuni scenari, così come la rappresentazione mozzafiato dello spazio profondo non sarebbero infatti possibili senza un’attenta e misurata cura nella costruzione del mondo della serie e nella scrittura del background sia dei personaggi che delle ambientazioni. Un universo coerente e verosimile che proprio nella sua disposizione geometrica e matematica (un rigore che farebbe impallidire la psicostoria di Hari Seldon) dà modo alla tecnica e alla regia di prendere il sopravvento direzionando la macchina da presa in maniera dettagliata e chirurgica. II perfetto esempio di questa commistione tra guizzi artistici e razionalità si può intravedere nelle sequenze cosmiche che vediamo nelle ultime puntate della Stagione 2, l’apice di una sinergia stupefacente che dà vita a delle scene tecnicamente ineccepibili e contemporaneamente ricche di significato.

Il risultato di tale splendore estetico è un senso di appartenenza diffuso ad un mondo che è esterno allo spettatore, ma che è realizzato così tanto bene da sembrare reale. Si sa l’arte è finzione, ma anche illusione e l’universo “artificiale” di Fondazione, durante le circa 10 ore di visione, diventa temporaneamente la nuova casa degli spettatori con tutti i rischi e i vantaggi che una sovrastruttura comporta. Si va quindi a creare un legame profondo tra pubblico e opera, un rapporto indissolubile che si rompe solo sul finale della Stagione 2, mantenendo intatta la magia con veramente poche forzature ed elementi di troppo. Probabilmente i puristi dell’opera di Asimov avranno parecchio da ridire in merito, ma è anche vero che era praticamente impossibile portare su schermo la saga letteraria sci-fi senza nessun rimaneggiamento.

Parlando proprio di narrazione, questa felice convivenza tra spettatori e serie è derivato, senza ombra di dubbio (ma non interamente) anche dall’ottima caratterizzazione dei personaggi e dalla gestione dei vari eventi che vediamo rappresentati su schermo. Oltre alle figure che abbiamo già imparato a conoscere nella stagione precedente, come Hari Seldon (Jared Harris), L’Imperatore Giorno (Lee Pace), Gaal Dornick (Lou Llobell), Salvor Hardin (Leah Harvey), il robot Eto Demerzel (Laura Birn), ci sono parecchie new entries davvero interessanti che rendono la trama entusiasmante e più umana. Sì, perché in questi nuovi episodi, finalmente, riusciamo a vedere la fragilità oltre il velo del razionalismo esasperante di Hari o anche attraverso il fondamentalismo disgustoso dell’Impero.

Fondazione – Stagione 2: ritrovare la giusta dimensione narrativa

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Strano a dirsi, ma in Fondazione, una serie così fortemente orientata alla fantascienza, riscopriamo dei valori invece molto più concreti e tangibili che sentiamo sulla nostra pelle nonostante facciano parte di un mondo così distante dal nostro. L’amore di una figlia (o di un ragazzo), il dolore della perdita, l’illusorietà della libertà, il potere delle parole e della fede, tutti elementi molto presenti nello show di Apple che, rispetto alla Stagione 1, è decisamente più ricca di spunti di riflessione. Proprio perché, narrativamente, entriamo nel vivo della storia, con tutta la complessità che comporta tra pianeti, personaggi e situazioni tutte incastrate tra loro, c’è molto più spazio per parlare di temi sensibili, sempre molto moderni e attuali.

L’aspetto forse più inaspettato è che molte di queste tematiche sono veicolate da personaggi che, fino a due anni fa, a livello di caratterizzazione, sembravano molto più lontani, forse perché ancora prigionieri di una freddezza narrativa che ora per fortuna si è totalmente sciolta da queste briglie fastidiose e opprimenti. La conseguenza di questo è che anche tutto il fatalismo e l’inevitabilità che pervadevano l’intera prima stagione ha lasciato spazio ad una libertà maggiore, con la psicostoria che sì in linea di massima prevede eventi futuri, ma non può vigilare sugli individui. Anche l’immobilismo imperiale viene stravolto da un improvviso e controverso matrimonio tra Giorno e la regina Sareth (Ella-Rae Smith).

Insomma, tante novità anche in sceneggiatura che, arricchendosi in maniera quasi soffocante e fastidiosa, in alcuni episodi non brilla certo per ordine e pulizia, ma anzi, mette talmente tanta carne al fuoco da confondere totalmente lo spettatore. Questo era evidente già dalle prime due puntate e, per qualche altra episodio, questo senso di smarrimento permane, per fortuna per poco tempo. Dal quarto episodio circa, la narrazione infatti ritrova la giusta strada arrivando ad una conclusione che riesce a portare a termine perfettamente tutte le strade in sospeso, con un season finale clamoroso e ricchissimo di colpi di scena.

Un plauso va, infine, al cast scelto che, ancora una volta (e ci annoiamo mai a ripeterlo) è di grandissimo livello. Se però, stavolta, ci sembrerebbe scontato elogiare nuovamente Lee Pace e Jared Harris (che si riprende dopo un overacting un po’ fuori luogo nel pilot), è giusto riconoscere anche i nuovi talenti in campo, prendendo come esempio la già citata Ella-Rae Smith, che dà vita ad un personaggio tosto e ricco di sfumature. Come non menzionare, inoltre, Ben Daniels che dipinge efficacemente il carisma del Generale Bel Roise o Dimitri Leonidas che costruisce Hober Mallow con convinzione, giocando spesso con la fiducia del pubblico.

Fondazione – Stagione 2: valutazione e conclusione

Fondazione - Cinematographe

Una regia strepitosa e colossale che sfida continuamente i limiti della serialità; una sceneggiatura molto dettagliata e puntuale nel descrivere personaggi ed eventi, che sale di qualità progressivamente; una fotografia folgorante, perfetta sul piano tecnico; una recitazione straordinaria ravvisabile sia tra gli attori più blasonati che non; un sonoro di buon livello ed un sentimento diffuso di completezza armonica, dal punto di vista artistico, visivo e narrativo che restituisce allo spettatore un universo credibile e affascinante. La Stagione 2 di Fondazione vola altissimo, immergendo finalmente gli spettatori in un intricato mondo galattico avvincente e ricco di sfumature, senza lasciare nulla in sospeso e anzi creando aspettative monumentali per le possibili stagioni a venire.

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Regia - 5
Sceneggiatura - 4.5
Fotografia - 4.5
Recitazione - 5
Sonoro - 3.5
Emozione - 4.5

4.5

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