Fauda – Stagione 3: recensione della serie israeliana Netflix

La serie israeliana sul terrorismo torna per una terza stagione, cruda e piena di inganni.

Torna sulla piattaforma Netflix la serie tv israeliana Fauda – stagione 3, creata da Lior Raz,  che interpreta anche il protagonista, e Avi Issacharoff. Il terzo capitolo dello show è disponibile dal 16 aprile 2020 e la serie è già stata rinnovata per una quarta stagione.

Fauda – stagione 3: Una struttura già vista che cerca la profondità dei personaggi in rapporti costruiti su bugie e inganni

Un nuovo nemico, una nuova famiglia e un’altra vendetta, Fauda – stagione 3 ricalca esattamente la struttura delle precedenti, in particolare della prima. Doron (Lior Raz) è un’infiltrato nella comunità palestinese con il nome di Abu Fadi, allenatore di pugilato in una palestra dove ha stretto legami importanti, in particolare con il giovane Bashar, figlio di un ex terrorista uscito da poco di prigione che vorrebbe cambiare vita. Ma l’identità di Doron viene presto scoperta e il giovane Bashar assiste all’assassinio, per mano di Doron, di suo cugino, terrorista che progettava un terribile attacco. Considerato un traditore che lavora per gli israeliani, Bashar, insieme a suo padre, cerca un modo per riscattarsi agli occhi del capo dell’ala militare di Hamas, Abu Mohammed, rapendo due ragazzi israeliani per tenerli prigionieri a Gaza, organizzare uno scambio con i detenuti politici palestinesi.

Fauda – stagione 3 riesce, inaspettatamente, a creare dei nuovi villain, nel corso della storia che raggiungono la stessa intensità dei precedenti, anche se non del tutto convincenti. Mossi dal desiderio riscatto e non dalla vendetta, in un mondo dove regna la legge “occhio per occhio” e dove a ogni uccisione ne seguirà un’altra, in un’infinita spirale di vendetta e violenza. Fauda continua a rappresentare alla perfezione un mondo crudo, sanguinario e brutale, dove la tortura è l’unico mezzo per avere informazioni, dove la rabbia e il lutto portano a premere il grilletto con estrema facilità, e a rendersi conto troppo tardi che non si torna indietro. Ciò che differenzia questo capitolo dagli altri è l’affetto che lega Doron e Bashar, un legame pronto a sgretolarsi da un momento all’altro.

Fauda - stagione 3 - cinematographe.it

Fauda – stagione 3: Senso di colpa e di giustizia in un mondo dove vendetta e brutalità costituiscono le giornate e la vita delle persone

Doron è sempre più tormentato e testardo, distrutto da quella scia di morte che non lo abbandona mai: da Boaz (Tomer Kapon) a Moreno (Yuval Segal), da suo padre a Shirin (Laëtitia Eïdo), il senso di colpa lo consuma, alimentato continuamente da altri incidenti e altre missioni. Ricerca e inseguimenti in una corsa contro il tempo per catturare tre uomini, tra cui Bashar, che da innocente e ingenuo ragazzo coinvolto in un equivoco, diventa uno spietato assassino assettato di rabbia e vendetta. Ed è proprio questa la forza di Fauda – stagione 3: creare antagonisti per i quali si può provare empatia, in un conflitto dove il bene e il male si intrecciano tra loro scontrandosi. Nonostante Doron, Eli, Avihai (Boaz Konforty), Nurit (Rona-Lee Shimon), Sagi e Steve (Doron Ben-David) siano da considerare gli eroi israeliani della storia, non è un segreto che anche loro sanno essere spietati e crudeli, più simili di quanto credano ai terroristi che combattono ogni giorno.

La stagione, partendo con lentezza e prevedibilità, continua con colpi di scena, azioni e ritmo, concludendosi con un cliff-hanger davvero inaspettato che lascia un velo di amarezza e malinconia. Il racconto si arricchisce di tensione quando l’unita antiterrorismo si sposta in uno dei luoghi più noti e pericolosi del Paese: la striscia di Gaza. Doron, Eli, Avihai e Sagi saranno soli, senza contatti con Israele e senza supporto aereo. Dal punto di vista narrativo, storico e culturale Fauda – stagione 3 si riconferma una delle migliori serie israeliane che tratta il tema del terrorismo, e che presenta una terra dilaniata da un conflitto che dura da oltre 50 anni, tra religione e territorio, attentati e rivolte. La serie cerca di esplorare la profondità di alcuni personaggi, attraverso l’errore di Avihai che uccide per sbaglio un soldato israeliano e l’ossessione di Doron: “sono fatto così, è la mia maledizione” dice Doron, finalmente sincero parlando con Steve “ma è anche la tua, di Eli, Nurit e Sagi“.

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Fauda – stagione 3: Una tecnica povera e una scrittura consapevolmente didascalica ma che riesce comunque a conquistare il grande pubblico

Nonostante il tentativo di scavare nell’interiorità di alcuni personaggi, Fauda – stagione 3 è ancora un serie che dal punto di vista della tecnica, non ha una regia e una fotografia particolarmente brillanti, la prima fatta di un’alternanza tra macchina a mano e inquadrature fisse, molte scene d’azione, sparatorie e poco tempo per riflettere, considerando anche che si tratta di una serie a basso budget che informa e racconta per scelta. Presentando una cultura diversa e lontana in modo impeccabile che incuriosisce e stupisce qualsiasi spettatore, non c’è comunque da aspettarsi scene spettacolari, illuminate con una lue particolare o dense di artifici registici; ad esempio il montaggio alternato è spesso piatto e prevedibile. Fauda, una serie che non si aspettava tutto questo successo, merita comunque di essere vista.

Regia - 2
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.6

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