Dark – stagione 2: recensione della serie Netflix

Recensione della seconda stagione di Dark, la serie Netflix di produzione tedesca che parla di viaggi nel tempo, drammi familiari e paradossi.

Il 21 giugno 2019 Michael Kahnwald si toglie la vita: non può più sopportare l’enorme segreto che lo accompagna fin da bambino. Tutto questo lo scoprivamo nel dicembre 2017 quando Netflix pubblicava la prima stagione di Dark sulla piattaforma. Ora il 21 giugno 2019 è arrivato per davvero e il servizio streaming ha deciso di pubblicare la seconda stagione dello show. In tutta risposta, però, Dark ricomincia a raccontarsi esattamente un anno dopo, nel giugno 2020.

La serie tedesca che ha diviso il pubblico tra fan e detrattori accaniti, riprende le fila abbandonate un anno e mezzo fa e si ributta a capofitto nel suo grande protagonista: il viaggio nel tempo. Questa volta, però, ci viene data un’informazione in più: il 27 giugno 2020 avverrà l’Apocalisse. Il sottile equilibrio che sostiene i passaggi temporali verrà compromesso e la vita a Winden (ma anche probabilmente nel resto d’Europa) cesserà quasi del tutto. Solo pochi fortunati riusciranno a sopravvivere (gli individui armati che vediamo nel 2052), tutto il resto sarà spazzato via.

Jonas è intrappolato in quel futuro post-apocalittico senza apparente via d’uscita e il suo obiettivo ora non è più solamente tornare nel suo tempo, ma anche impedire che anche tutti coloro che ama vengano uccisi da quell’evento catastrofico. Nel frattempo, nel 2020 la cittadina di Winden affronta le conseguenze delle sparizioni avvenute l’anno prima. Ognuno, a modo suo, indaga su ciò che è successo e nel commissariato arriva un nuovo detective, del tutto intenzionato a scoprire la verità.

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Dark: la serie fantascientifica tedesca che sovverte le aspettative, anche nella sua seconda stagione

Al suo debutto Dark aveva giocato immediatamente a carte scoperte; gli spettatori sapevano senza ombra di dubbio quello che avrebbero dovuto affrontare, in termini di narrazione: il tempo, nella serie tedesca, non viaggia in maniera lineare. È un unico grande loop nel quale ogni evento si ritorce in se stesso, senza origine e senza fine, in perpetua rigenerazione. Quello che inizialmente sembrava un drama multi-generazionale ambientato in una cittadina sperduta, si è presto trasformato in un prodotto sfaccettato e profondamente sci-fi.

Eppure la prima stagione si è comunque diramata davanti agli occhi dei suoi spettatori come una serie mystery, fatta di momenti criptici e grandi rivelazioni con una narrativa generale affascinantissima che ha reso Dark uno dei prodotti più interessanti della piattaforma (molto più di altri decisamente più inflazionati). Questo tipo di narrazione è probabilmente il motivo per cui Dark si concluderà con la sua già annunciata terza stagione (o terzo ciclo, come la serie ha iniziato a chiamarla per ragioni che diventeranno evidenti durante la visione della stagione 2). Lo show non sembra voler perdere tempo (per rimanere in tema) e soprattutto non sembra aver alcuna intenzione di annoiare il suo pubblico.

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Dark 2: se il destino è davvero inesorabile

I creatori dello show, Baran bo Odar e Jantje Friese, iniziano la seconda stagione andando oltre ed evitando accuratamente di ripetere loro stessi, pur rimanendo fedeli all’approccio sinceramente fantascientifico che tanto ci aveva rapiti nella prima stagione, tra paradossi e loop temporali. Tra l’inesorabilità del destino (rimane il concetto che se qualcosa è già accaduto, non c’è modo di cambiarlo) e il tentativo disperato di evitarlo.

Quella che alla fine della prima stagione di Dark potevamo considerare la sua mitologia (un mondo dove esiste il viaggio nel tempo e dove ogni evento è profondamente correlato a continue reazioni a catena), si è in realtà sviluppata solo con l’arrivo della seconda stagione. Come i suoi personaggi, Dark è pronto ad abbracciare la sua storia, non importa quanto diventi stravagante e lo show sembra essere consapevole che i suoi spettatori – coloro che hanno resistito alle follie della prima stagione – siano altrettanto preparati. È abbastanza chiaro, però, che questa stranezza possa essere un’arma a doppio taglio.

Dark, però, evita il pericolo gettandosi a capofitto nella storia e tirando i fili in maniera rapidissima ed evitando di far aspettare il suo pubblico. Il dipanarsi degli scenari che vediamo nella serie avrebbe richiesto innumerevoli episodi (se non stagioni) ad altri show, ma con Dark è diverso. Ne consegue che la stagione 2 della serie tedesca sia colma di versioni multiple di personaggi che si assistono o si ostacolano in momenti diversi, spesso armati della conoscenza che alla fine tutto finirà: ciò che è accaduto, accadrà.

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Nonostante i suoi toni spesso eccessivamente teutonici, Dark riesce a essere gradevolmente strambo e meravigliosamente capace di stupire e coinvolgere. Il suo andare continuamente oltre i propri limiti – in termini di pura razionalità – lo rende estremamente divertente. In un momento nel quale i paradossi (intenzionali e non) di blockbuster e serie da milioni di dollari sono continuamente sotto la lente di ingrandimento, Dark presenta un’alternativa affascinante: una serie di fantascienza che non solo mette in fila paradossi dopo paradossi, ma che da essi trae la sua linfa vitale.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 4
Emozione - 4

3.7

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