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Dangerous Old People, nuova docuserie Sky nata da un concept di Roberto Saviano con la produzione di Indigo Film e la regia di Giuseppe Di Vaio, è un prodotto fuori dai canoni dello scrittore, giornalista e sceneggiatore napoletano sopracitato. Saviano, per quanto si sia sempre ispirato a realtà delinquenziali partenopee, ha sempre prodotto, a livello televisivo e cinematografico, delle opere di fiction derivate dai suoi romanzi. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte al suo primo esperimento documentaristico, dove si parla direttamente con criminali di Napoli, che raccontano la loro storia.

L’opera segna uno stacco evidente con l’altro modo di narrare la criminalità su schermo, ma è interessante analizzare questo sistema opposto, che però può essere complementare con la finzione scenica, andando a costruire un bagaglio completo sull’argomento. Dangerous Old People debutta sabato 25 settembre alle ore 21:15 su Sky Documentaries (sui canali 122 e 402) con il primo di quattro episodi, disponibile anche on demand e in streaming su NOW.

Dangerous Old People: la dimensione umana e socio-culturale come chiave di lettura

La docuserie comincia con la voce narrante di Roberto Saviano che ci fornisce il contesto socio-culturale sul quale si sviluppa l’intero prodotto: ci troviamo a Napoli, tra gli anni ’60 e ’70 e i quartieri Spagnoli ma anche Secondigliano, Forcella e altri si trovano in condizioni di degrado, con le persone che ci abitano che sono costrette a vivere compiendo furti e altre attività illecite per poter mangiare e sopravvivere. I vari personaggi che si presentano nel corso del primo episodio vengono proprio da questa situazione e si confessano alla telecamera senza peli sulla lingua.

Da subito è evidente che l’intento dell’autore di Dangerous Old People non sia né quello di crocifiggere e condannare gli errori di queste persone, né tantomeno di elogiare le loro “imprese”, ma semplicemente documentare come mai sono arrivati a compiere determinate scelte. Nessuna di queste azioni viene giustificata dai protagonisti, anzi, ma tramite le loro parole riusciamo a comprendere meglio il background di riferimento: famiglie distrutte, povertà o anche scherzi del destino li hanno portati sulla cattiva strada.

Sullo sfondo, una Napoli molto diversa da quella che conosciamo oggi, dove la criminalità aveva un suo codice specifico e dove c’era inevitabilmente più disagio sociale, ma anche più solidarietà tra amici e famigliari. Dei racconti di raro fascino e bellezza, cristallizzati in un tempo che sembra così lontano sia per i valori che venivano tramandati di generazione in generazione e anche per le persone che facevano parte di questa dimensione.

Dangerous Old People: un’ottima idea che rischia di ripetersi

Dangerous Old People

La regia di Giuseppe Di Vaio fa del tradizionalismo la sua bandiera, alternando semplici sequenze in soggettiva dei “personaggi”, con alcuni momenti della loro quotidianità e anche immagini e riprese di repertorio. Degne di menzione sono anche le musiche scelte, che ben accompagnano i passaggi tra i vari tipi di regia adottata. Il risultato finale riesce a catturare lo spettatore che non ha problemi a calarsi in una situazione aliena e tutt’altro che semplice da raccontare con mezzi artificiali.

È infatti il potere della parola il vero valore aggiunto di Dangerous Old People, perché proprio seguendo i tanti aneddoti e ricordi di Peppe De Vincentis, Vincenza Perez, Pietro Iota, Carmine Costagliola e molti altri, riusciamo realmente ad avvicinarci al loro punto di vista, anche perché comprenderlo è a tutti gli effetti complicato se non impossibile. Ecco che non esiste realmente una vera e propria sceneggiatura visto che i vari intervistati si lasciano andare in maniera molto naturale a racconti significativi, capaci di tratteggiare una realtà complessa e sfaccettata.

Il problema più grande della docuserie è che, sul lungo periodo, potrebbe diventare piuttosto ripetitiva, sia nelle componenti narrative che registiche, già reiterate più di una volta all’interno del pilot. Il pensiero va quindi subito alla scelta del linguaggio televisivo che forse soffoca, allungando eccessivamente, un contenuto che poteva realmente esprimere appieno la sua potenza con un documentario più classicamente cinematografico.

Dangerous Old People è uno spaccato necessario e interessante su una realtà molto delicata, che spesso viene giudicata con fin troppa superficialità. I vari protagonisti, tramite racconti di repertorio, riescono a condurre lo spettatore per vie inaspettate che ci aiutano a comprendere meglio le condizioni socio-culturali della Napoli del passato, che ha indelebilmente influenzato anche la città partenopea per come la conosciamo oggi. Peccato per una ripetitività di forma e stile nell’ambito tecnico e narrativo, che potrebbe ostacolare parte dell’efficacia del progetto.