voto del pubblico 3.5/5
voto finale 3.4/5
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Blanca: recensione della prima puntata della serie con Maria Chiara Giannetta

Blanca, la nuova serie prodotta da Lux Vide, è la fiction più innovativa, giovane e dolcemente irriverente in onda su Rai Uno che può piacere e convincere davvero a tutti, anche il pubblico più esigente.

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Se fosse stata un po’ più cruda e audace Blanca, la nuova fiction in onda su Rai Uno prodotta da Lux Vide ed ispirata ai romanzi noir di Patrizia Rinaldi, diretta da Jan Michelini e Giacomo Martelli, sarebbe stata la controparte femminile perfetta di Coliandro, perfetta per Rai Due. Questo per sottolineare come la fiction con protagonista Maria Chiara Giannetta sia una vera sorpresa per il pubblico di Rai Uno perché riesce a centrare due obiettivi senz’altro nuovi nella casa del canale generalista per antonomasia. La cecità di Blanca infatti è un doppio punto di partenza: offre infatti una prospettiva nuova nel guardare alla disabilità, che a sua volta diventa focus creativo per dare vita ad un personaggio e al suo modo di stare al mondo. E i modi, che ci appartengono, come ci ricorda Blanca possono essere molteplici: uno spunto questo da non sottovalutare per cercare di dare ad un soggetto e alla conseguente sceneggiatura, una dimensione completamente diversa e magari inaspettata in chi guarda.
Blanca va in onda ogni lunedì alle 21.25 su Rai Uno e in diretta su Rai Play, dove saranno disponibili dopo la messa in onda le sei puntate da circa 100 minuti che compongono la stagione.

Blanca: la trama della fiction con Maria Chiara Giannetta

Blanca (Maria Chiara Giannetta) è pronta a vivere il giorno più importante della sua vita professionale, che comincia dal commissariato genovese di San Teodoro: è l’inizio della sua carriera in polizia, sogno che coltiva da sempre. Peccato che le sue alte aspettative di iniziare ad indagare al primo caso che si presenti, vengano dissolte dal classico ruolo da stagista a sei mesi che il commissario Bacigalupo (Enzo Paci) vede calzante per lei. Blanca è ipovedente, esperta in decodage, e comprende sin da subito che dovrà farsi strada da sola per dimostrare il suo valore e la voglia di fare. E per fortuna nell’ispettore Liguori (Giuseppe Zeno), inizia ad intravedere un timido alleato che colte le sue potenzialità la coinvolge subito nelle indagini sul caso di una donna uccisa brutalmente al porto.

Maria Chiara Giannetta - Cinematographe.it

Tra un battibecco con il commissario, una fotocopia e le indagini insieme a Liguori, attraente, intuitivo e misterioso, e una Genova dai personaggi singolari e variopinti come il cuoco Nanni (Pierpaolo Spollon), Blanca cerca di convivere con il passato: è per sua sorella morta in un incendio anni fa che ha scelto di fare la poliziotta, nella speranza di fare giustizia e salvare qualche vita. A vegliare su di lei ci sono Linneo, un cane femmina che le fa da guida, e un padre amorevole (Ugo Dighero) che sostiene i suoi ideali.

Blanca: la fiction di Rai Uno che si vede ascoltando

Che Blanca sia una fiction diversa da quelle che abbiamo visto nel corso di quest’anno su Rai Uno, lo si evince prima ancora che la serie cominci e quando appare su fondo nero la scritta in multicolor “Se vuoi puoi ascoltare questo programma in modalità binaurale indossando le cuffie”. Il suono e l’ascolto infatti sono due punti fondamentali e distintivi della serie diretta da Jan Michelini, la sua mano registica è dietro Doc – Nelle tue mani e Diavoli, ed infatti chi ha visto queste due serie noterà uno stile riconoscibile. Blanca è la prima serie al mondo girata in olofonia, una tecnica che permette di riprodurre i suoni esattamente così come li sentiamo nella realtà. Ecco perché si parla di ascolto binaurale: se mettete le cuffie durante la visione infatti, la sensazione sarà quella di sentirvi parte dei luoghi, delle stanze, dell’ambiente circostante come se foste proprio tra i personaggi.

Blanca

Una scelta questa che non solo ha un carattere innovativo in termini sonori e di produzione, – e Lux Vide con una produzione sempre più variegata sta lavorando molto su questi aspetti applicati alla fiction destinata al grande pubblico -, ma che ci consente di entrare in empatia con il personaggio di Blanca, con le sue emozioni e con la sua percezione del mondo. Essere ipovedenti permette di ascoltare, percepire minuziosamente ogni dettaglio sonoro. La condizione di Blanca quindi, diventa anche la nostra nel momento in cui concentriamo l’attenzione unicamente su quello che sentiamo e ascoltiamo, una prospettiva a cui lo spettatore è ulteriormente invitato con il gioco della stanza buia che appare ogni qual volta Blanca analizza i suoni e i rumori di un ambiente circostante. La vista infatti ci distrae dai suoni, soprattutto quelli più piccoli, ed ecco perché Blanca è una serie che si vede ascoltandola.

Intraprendente, spiritosa e originale: il personaggio femminile e la fiction di cui avevamo bisogno

Si può dire che i due personaggi femminili più intriganti di Rai Uno abbiano fatto staffetta: Imma Tataranni, oramai carta a noi conosciuta e amatissima, lascia il posto a Blanca, e possiamo affermare che ci lascia in ottime mani. Se la Tataranni è la perfetta rappresentante di una donna di mezza età che deve equilibrare lavoro, vita e famiglia, Blanca racconta invece di una donna poco più che trentenne, consapevole di ciò che vuole ma che cerca ogni giorno il suo posto nel mondo. E quando non lo trova nella quotidianità, sa di averne uno assicurato sotto la pioggia per ricordarsi che dalle tempeste non si scappa, ma si affrontano come le ha insegnato il padre. E che Blanca sia ipovedente è davvero un dettaglio che dona ironia alla fiction, ai dialoghi e alla sceneggiatura e un regalo allo spettatore che riscopre la bellezza di imparare nuovamente ad ascoltare, ricordandogli di un senso che spesso dimentichiamo.

Blanca - Cinematographe.it

Fermi alla prima puntata possiamo ben dire che le premesse di un prodotto che non cadrà nel dimenticatoio – che già è richiesto all’estero -, ci sono tutte: una regia che cerca un linguaggio nuovo e che convive con la musica – i temi dal sapore ’70 dei Calibro 75 vi ritroverete a ricordarli e intonarli mentalmente per diverso tempo -, che si fa anch’essa regista, una sceneggiatura convincente che mescola con equilibrio momenti statici e d’azione, una recitazione essenziale, rigorosa ma penetrante, ed una fotografia satura che ci racconta e amplifica i colori vivaci di Genova, fanno di Blanca una serie che vale la pena (in)seguire.

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