Bad Sisters: recensione dei primi episodi della serie Apple TV+

Così la serie Apple TV+ racconta la violenza sulle donne in modo speciale.

Arriva su Apple TV+ a partire dal 19 agosto 2022 Bad Sisters, la serie irlandese composta da 10 puntate in uscita, come di consueto, con cadenza settimanale.

Una donna affetta una cipolla. Si sente lei che aspira con il naso energicamente. Taglia in quattro parti un toast con tonno e cipolla e le posiziona con attenzione su un’alzatina. Un’alzatina perfetta, in una cucina perfetta, tutto deve essere perfetto, rigoroso e geometrico da far paura. Ora la donna di cui conosciamo “le lacrime” cerca di non far crollare tutto, metafora, vedremo della sua esistenza fino a quel momento. Non era per la cipolla, Grace, questo è il nome della donna, piange e poi dice voltandosi, a qualcuno: “Mi dispiace”. Questo qualcuno è suo marito, John Paul (Claes Bang), morto da pochi giorni, che giace nella bara, posta nella stanza in attesa degli ospiti che parteciperanno alla veglia funebre. Inizia così Bad Sisters, la serie irlandese targata Apple TV+, scritta, co-interpretata e prodotta (assieme a Brett Baer e a Dave Finkel ) da Sharon Horgan (pluripremiata sceneggiatrice, candidata all’Emmy e vincitrice del BAFTA per show come Catastrophe e Divorce), un adattamento della versione belga della serie Clan, creata da Malin-Sarah Gozin. Bad Sisters è una dark comedy che riesce a prendere chi guarda fin da subito per l’affascinante unione di lacrime e sorrisi, ironia e violenza, gioco al massacro e battute affilatissime.

bad sisters recensione cinematographe.it

Al centro ci sono le cinque sorelle che devono risolvere un problema, la morte di John Paul, che le sorelle di Grace chiamano “The Prick”, come si intitola il primo episodio, lui è misogino, controllante, manipolatore un personaggio straordinariamente odioso, pericoloso che distrugge tutto ciò che tocca. La soluzione della famiglia è pianificare come sbarazzarsi di lui per sempre, se farlo, in che modo.

Bad Sisters: un’intensa commedia nera tutta (o quasi) al femminile

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Grace: “So che non è facile e so che non pensi che sia un brav’uomo, ma è un buon marito e un buon padre, e mi rende felice. Non puoi semplicemente lasciarmi essere felice?”

Se la serie belga è stata descritta come la commedia più nera di sempre, si può dire la stessa cosa di Bad Sisters che, fin dal primo episodio, mostra il tono che utilizzerà per narrare la storia di Grace, la vedova, e delle sorelle, Eva (Horgan), Ursula (Eva Birthistle), Bibi (Sarah Greene) e Becka (Eve Hewson). Mentre la donna prepara il cibo per la veglia del marito, si accorge che il cadavere ha un’erezione, “priapismo post mortem”, spiega sua sorella Ursula , “non è raro. Soprattutto dopo una morte violenta”, cerca di nasconderlo con un mazzo di fiori, di coprirlo con una fotografia, ma è impossibile. Tutto è pronto, ci sono le cinque sorelle Garvey, questo è il cognome delle bad sisters: Eva, la maggiore che ha il ruolo di madre dopo la morte dei genitori, Ursula, un’infermiera, madre di tre figli, moglie perfetta, ma non tutto è come appare, poi c’è Bibi (Sarah Greene), ferocemente intransigente, rigida, con una caratteristica benda sull’occhio, e infine Becka (Eve Hewson), la più giovane, quella che sembra non avere meta né idee sul futuro. La serie si costruisce su due linee temporali, si parte dal funerale e poi si seguono le sorelle Garvey mentre tentano di eludere le indagini amatoriali di due agenti assicurativi disperati e i primi episodi vanno avanti e indietro, rivelando lentamente come la morte dell’uomo sia realmente avvenuta e i passaggi disordinati che l’hanno provocata. Non un chi l’ha fatto ma più un come.

L’episodio segue i preparativi del funerale, l’unica che sembra essere toccata dalla dipartita di John, è Grace, le altre sono costrette, pronte a partecipare a quell’evento.

“Bibi devi andare, lui era tuo cognato, lei è tua sorella, ha bisogno di te”

Tutte, nessuna esclusa, sono presenti perché devono e perché Grace e sua figlia hanno bisogno di loro ma dal livore e dal tono che utilizzano per parlare di John, è chiaro, non era un brav’uomo. Nessuna lacrima, solo poche parole e ben assestate, accompagnate da un ghigno e da un’autorevolezza glaciale. La serie ci fa comprendere subito cosa vuole narrare; alla veglia, un ospite dice a Eva che è dispiaciuto per la perdita e lei, senza troppi problemi spietata dice: “sono solo contenta che la sofferenza sia finita”, e lui sorpreso dice: “Oh, era malato?”, senza dare spiegazione risponde: “No”. “Ora è un problema di Satana”, dice una, mentre un’altra nota che la moglie lo ha vestito con il pigiama per “rendergli più confortevole la dannazione eterna”.

John, un maschio tossico che distrugge tutto

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Le Garvey vengono presentate in modo irriverente, grazie a una serie di flashback comprendiamo che c’è qualcosa di profondamente cattivo, crudele e violento in John Paul. Lui è un uomo spregevole, pessimo rappresentante di una mascolinità tossica, fa vivere la moglie nell’ombra, nella paura, con un atteggiamento spesso passivo-aggressivo che diventa anche violento fisicamente a volte. La chiama mammina, cerca di tenerla lontana dalle sorelle, la umilia quando sbaglia – secondo i suoi comandamenti; lui è un uomo che viene considerato “morale”, retto dalla sua comunità, basti pensare come il prete ne parla durante il funerale -, denigra le sorelle e intende limitare anche la libertà della figlia. Lui è spaventoso proprio perché crede di essere nel giusto, di essere guidato dalla rettitudine e da una profonda morale ed è per questo che le donne grandi, vitali, “selvagge”, le sorelle di sua moglie, sono da lui viste come immorali, fuori dalla norma.

Eva: “Lei diventa più silenziosa e piccola nelle mani di quel cazzone, lui le sta succhiando via la vita”

Con dolorosa e precisa accuratezza, si mostra quanto l’uomo sia stato una bestia, coercitivo, borderline, capace di manipolare Grace erodendo la sua forza e il suo spirito. Le scene di Grace e John sono un’agonia, lui la incalza, la spiazza, la destabilizza, la zittisce, la prende per i polsi per impedirle di uscire di casa perché non può guidare se ha bevuto un bicchiere di vino – potrebbe avere un incidente e potrebbe così fare del male a sé e alla loro figlia; insomma lo fa per il loro bene -, riduce le sue possibilità di azione ai minimi termini così che lei sia in suo potere. Non può avere idee proprie, non può essere libera, non riesce neppure a pensare di avere un ventaglio di strade tra cui scegliere, c’è solo una: quella di John.

Ora sta allargando il suo campo d’azione e inizia a comportarsi allo stesso modo con la figlia adolescente, controlla la sua dieta, la sua vita sociale e persino prende il danaro donato dal vicino di casa per la cresima. Ci sono momenti terribili in cui prova a piegare le idee, i pensieri, l’indole di una ragazzina: se la prende perché trova nella camera della figlia un reggiseno che lui chiama con disprezzo lingerie, regalatole da Eva, – non vuole una bambina “sessualizzata” -, le regala per la cresima una spilla di un’associazione antiabortista, la ragazza si sta divertendo ballando con la madre e la zia Eva e quando lo sente rientrare si ferma perché sa che lui non ama vederla così – e intende dire in mondo femminile e provocante.

Le sorelle non possono nulla, provano a farla ragionare ma lei è completamente in balia di quell’uomo. Ci sono sempre ma hanno le mani legate di fronte a quella persona con così tanto potere. John colpisce Eva parlando della sua infertilità – cosa che per lei è un grande dolore -, vuole sabotare la promozione di Eva proponendosi per lo stesso ruolo, utilizza le notizie che ha per instillare il dubbio nel marito di sua cognata Ursula, insulta Becka, descrivendo la sua vita come immorale.

John è inesorabilmente mostruoso, pochi altri personaggi maschili hanno raggiunto vette del genere, neppure quelli di altre serie molto simili a questa per tematiche, Big Little Lies o Sharp Objects. Arriva un momento forse dirimente per la vita delle sorelle, una chiacchierata che sa di whisky sulla spiaggia, mentre i venti accarezzano le fiamme attorno ad un falò, dopo la tradizionale nuotata natalizia in famiglia (John Paul riesce ad impedire a Grace di partecipare), in cui ciascuna esprime sentimenti su John e le proprie fantasie segrete su come sbarazzarsi di lui, prima di sbocciare nella teoria praticabile e poi nella pratica. Come delle streghe vendicatrici, attorno al fuoco, la rabbia delle sorelle raggiunge il punto di ebollizione.

Bad Sisters: due fratelli assicuratori che inconsapevolmente portano a galla grandi verità

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Elemento fondamentale nella storia è la pesante assicurazione sulla vita che dovrebbe risarcire Grace e la figlia ma chi ha in mano la pratica vuole indagare perché sospetta, e spera, che ci sia qualcosa di nascosto dietro l’incidente dell’uomo. Gli assicuratori che se ne occupano sono i fratelli Thomas (Brian Gleeson) e Matt (Daryl McCormack) che cercano di salvare l’attività di famiglia dalla bancarotta; scoprendo il mistero nascosto dietro alle porte chiuse di una “perfetta” famiglia americana la loro assicurazione non dovrà risarcire la famiglia. Thomas e Matt ci guidano inconsapevolmente attraverso la storia più ampia, in cui continui flashback illustrano l’orrore di John Paul e anche i progetti delle sorelle che hanno reagito alla brutalità di quell’infame uomo. Ogni sorella dimostra di avere le proprie ragioni per volerlo morto, il che complica la narrazione e anche le ricerche dei due. Anche Thomas è un personaggio insopportabile, lui non ha gli strumenti per indagare sulla morte di John, non vuole trovare il colpevole perché così è giusto, vuole più che altro pensare al proprio bene e al fatto che non vuole e non deve finire in bancarotta – sta per diventare padre per la prima volta -, di diversa pasta è Matt. Dolce, tenero il più giovane è il fratellastro di Thomas, spesso maltrattato e giudicato dal maggiore; è chiaro che quello non sia il suo lavoro dei sogni eppure deve sostenere il fratello, mentre il più grande pensa all’utile e non al bene, lui si dimostra sempre umano, sensibile, comprende il dolore che può provare una moglie e prova a frenare Thomas e i suoi giochi meschini. Intreccio interessante è quello dell’incontro tra Matt e la più piccola delle sorelle, Becka. I due sembrano avere interesse a conoscersi e con molta probabilità sarà un rapporto importante nella serie.

Bad Sisters: una commedia scura che riesce a raccontare la violenza sulle donne in un modo speciale

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Bad Sister è una commedia scura, tanto scura, è cinica, erosiva, per molti forse troppo, e per molti sarà troppa anche l’ironia grottesca con cui la serie tocca un argomento così drammatico e urgente come la violenza domestica. Eppure i due toni sono incredibilmente in equilibrio, perfettamente misurati, non c’è mai una sbavatura, sarà perché tutto è tenuto insieme dalla seria, incrollabile sorellanza tra le donne Garvey. Tutto è ben orchestrato, sia dal punto di vista registico (Dearbhla Walsh, Josephine Bornebusch, Rebecca Gatward) sia da quello della scrittura. Sono in grado nonostante lo spettatore sappia o immagini di sapere da subito chi siano le colpevoli di tenere alta la tensione, giocando con i personaggi e con le cinque sorelle, scritti e interpretati meravigliosamente, con le loro vite, con la frustrazione e l’umorismo nei molti tentativi falliti di porre fine alla vita del cognato. Si usa quel meschino e violento di John Paul in modo da far nascere nello spettatore un profondo senso di ingiustizia per gli schemi compiaciuti e sadici che lui mette in atto e così lo spettatore, anche se sono delle potenziali assassine, è a maggior ragione dalla parte di quelle piccole donne cresciute e amareggiate ma sempre l’una accanto all’altra. Come dice Horgan è catartica l’idea di guardare le persone dare la caccia a una bestia del genere, c’è una sorta di appagamento dei desideri rispetto ad una realtà che è spesso brutale, crudele, immorale.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 4.5
Sonoro - 4
Emozione - 4.5

4.2

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