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American Horror Story – Apocalypse, ottava stagione della serie tv antologica creata da Ryan Murphy e Brad Falchuck, si è rivelata curiosa, interessante e certamente originale nelle sue intenzioni iniziali, ovvero quelle di voler riunire in un’unica stagione i nuclei narrativi della prima e terza stagione della serie tv (Murder House e Coven). Se eravamo rimasti piacevolmente colpiti e fiduciosi alla visione del primo episodio di stagione, certo non si può dire dell’intero ciclo andato in onda, in Italia, su Fox. A conclusione dei dieci episodi tiriamo su un resoconto su Apocalypse.

American Horror Story – Apocalypse: ottime premesse sviluppate in modo approssimativo

american horror story - apocalypse cinematographe

Vi ricordiamo brevemente il fulcro della storia: attacchi nucleari distruggono gran parte della popolazione; i pochi (fortunati) sopravvissuti vengono spostati in luoghi sicuri chiamati Avamposti. In questi luoghi ci sono gli elite e i servitori. Nell’Avamposto 3, luogo chiave della serie e da cui parte il racconto, si avvicendano vari personaggi tra presente e passato. Come si è arrivati alla distruzione del mondo? Chi è il personaggio che appare sul finale dell’episodio? Michael Langdon, interpretato dalla sorpresa Cody Fern.

Leggi qui la recensione di The End (La Fine), primo episodio di stagione

Ma andiamo per gradi. Perché, ai conti finali, American Horror Story – Apocalypse risulta aver sprecato le ottime premesse sviluppandole in modo approssimativo? La nascita e l’ascesa del personaggio di Michael Landgon si snoda attraverso i dieci episodi di Apocalypse con flashback che riunisce in un unico grande universo le linee narrative dei personaggi apparsi in American Horror Story – Murder House e American Horror Story – Coven. Le problematiche, però, nascono nel momento in cui si vuole metter troppa carne al fuoco pur avendo a disposizione un tempo limitato come dieci episodi. In particolare, ciò che tra le molte cose, disturbano la visione allo spettatore è anche la costante presenza di Sarah Paulson ed Evan Peters – colonne portanti del progetto antologico televisivo AHS – chiamati a vestire più personaggi. Nonostante la bravura degli attori, un espediente di questo tipo, non nuovo alla serie, risulta privo di originalità e denota una certa scarsità di idee.

american horror story - apocalypse cinematographe

Ciò che porta ad una discussione ben più ampia è lo sviluppo narrativo di American Horror Story – Apocalypse. La sceneggiatura pecca nel voler raccontare tanto senza mai davvero colpire il bersaglio. Alla fine della serie ci pare di non aver conosciuto abbastanza pur avendo visto molto e seguito così tanti personaggi. Anche il ritmo registico non è mai davvero incisivo e l’attenzione dello spettatore viene “salvata” – quasi matematicamente – dall’episodio forse più atteso di tutta la stagione: quello ambientato nella Murder House e che vede il grande ritorno di Jessica Lange.

Dal breve ma incisivo ritorno di Jessica Lange alla sorpresa Cody Fern

american horror story - apocalypse cinematographe

Dopo aver concluso ufficialmente la sua collaborazione con Ryan Murphy in American Horror Story con la quarta stagione – Freak Show – l’attrice premio Oscar torna brevemente a riprendere i panni di Constance Langdon, nonna di Michael. Nonostante una performance non eccellente, la Lange buca lo schermo acchiappando immediatamente l’attenzione dello spettatore che fino a quel momento si era adagiato sugli allori di puntate non completamente soddisfacenti. Varcare la soglia della Murder House è un vero ritorno al passato ed in atmosfere vecchie ormai di ben otto anni. Nell’episodio in questione, il sesto, un mostro sacro del cinema coma la Lange si scontra con la nuova leva Cody Fern, vera sorpresa di questo American Horror Story – Apocalypse. L’attore, già visto nella seconda stagione di American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace, risulta magnetico nella sua interpretazione. Un cattivo certamente interessante il suo, ma che vede perdere un po’ della sua potenza se ricollegato al discorso precedente su una scrittura poco incisiva e poco convincente.

L’elemento horror diventa palpabile nei simboli satanici e stregoneschi che Apocalypse porta con se. Dall’Anticristo alla Congrega di Cordelia Goode, l’ottava stagione di American Horror Story ben unisce i mali di Murder House e Coven ponendosi fortemente in opposizione con la stagione precedente, Cult.

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In conclusione, potremmo dire che American Horror Story – Apocalypse si è rivelata come una stagione riuscita a metà. Qualche remora sulla narrazione e sullo sviluppo dei personaggi viene mitigata dalla presenza di un cast corposo ed affascinante – composto da vecchi e nuovi volti.

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