Altro che caffè – Stagione 2: recensione della serie francese Netflix

La recensione della seconda stagione di Altro che caffè, la serie comedy francese con al centro la famiglia Hazan coinvolta in un segreto traffico di droga.

A un anno di distanza dalla prima stagione torna su Netflix la sgangherata famiglia degli Hazan, con la seconda stagione di Altro che caffè (Family Business), serie francese che – soprattutto in patria – ha riscosso un discreto successo di pubblico e critica. I nuovi sei episodi sono ambientati un anno dopo i fatti della prima stagione, alla fine della quale avevamo lasciato la famiglia in balia della banda criminale capitanata da Jaures. Troviamo  così gli Hazan che continuano la loro attività di produzione di marijuana trasferendo parte di questa alla gang di Jaures, con gli affari che comunque vanno a gonfie vele. Nel frattempo Joseph è diventato papà di tre gemelli, ma la madre Aida si rifiuta di fargli vedere i figli fino a quando non smetterà con il traffico di stupefacenti.  Gli altri membri della famiglia, soddisfatti dall’agio che ne deriva, sono però restii all’idea di interrompere la loro attività. Joseph decide allora di inscenare una finta minaccia da parte di una misteriosa banda rivale per cercar di intimorire la famiglia e portarla a mettere la parola fine con la coltivazione e vendita di marijuana. Ciò tuttavia innesca una serie a catena di eventi catastrofici che si ripercuotono sulle singole storie dei protagonisti.

Altro che caffè 2 riprende il mood della prima stagione ma senza la stessa freschezza

altro che caffè

La serie francese aveva mostrato grandi tratti qualitativi nella sua prima stagione, con un profilo ironico sempre intelligente e tagliante, ben intervallato con passaggi più intensi. Questa seconda stagione riprende il filone lasciato in sospeso un anno prima, aumentando il carattere rocambolesco delle avventure dei suoi protagonisti, ma perdendo la freschezza originale. I nuovi episodi calcano maggiormente sul lato comico delle vicende, accentuando le battute – non sempre riuscitissime – e il no sense di alcune situazioni. La sceneggiatura non ha l’armonia e l’amalgama equilibrata della prima stagione, presentando alcuni passaggi un po’ più goffi e dozzinali rispetto alla scrittura eccelsa precedente. Tuttavia i momenti piacevoli non mancano e la visione scorre tutto sommato in maniera godibile, complice il formato funzionale da binge watching, con sei episodi di mezzora l’uno, che aiuta una fruizione maggiormente dinamica.

Altro che caffè 2 si regge su un ottimo cast ma manca di nuovi personaggi incisivi

altro che caffè

Si ride e ci si incuriosisce, seppur non si percepisce mai quella sensazione di ispirata irriverenza a cui ci aveva abituato precedentemente la serie. Ancor più della prima parte lo show è sovraccarico di elementi e i personaggi escono da ogni schema inserendosi in situazioni folli, che però – pur creando un buon coinvolgimento – mancano di quel carattere empatico e di critica sociale che i primi sei brillanti episodi ci avevano donato. A reggere bene è invece il cast, sempre ispirato, con un bel livello di complicità e ben adatto alle dinamiche strampalate della serie, con in testa le ottime interpretazioni di Jonathan Coen, Gérard Darmon e Liliane Rovère, quest’ultima vera mattatrice della stagione nei panni di una Ludmila al centro dei momenti più esilaranti.

Ciò che manca per dare nuovo slancio alla storia è però l’inserimento tra i personaggi di qualche convincente novità: troviamo in questa seconda stagione la new entry Catherine, ma non risulta così efficace e memorabile quanto altri personaggi principali già presenti precedentemente. Tra i protagonisti noti – oltre alla già citata Ludmila – è Clementine ad affermarsi come una garanzia ed elemento trascinante dell’intreccio narrativo, più ancora dei due – comunque molto buoni – personaggi centrali Joseph e Gérard.

La serie creata da Igor Gotesman diverte senza però avere quella brillantezza della prima stagione

Complessivamente dunque questa seconda stagione delude un po’ le aspettative. Pur affermandosi comunque come un prodotto godibile e divertente, mostra però una mancanza di incisività rispetto alla parte precedente. L’impianto generale è più grossolano e meno ispirato, e fa trasparire in maniera più lieve il suo lato sociologico e la sua critica sociale. Ciò nonostante Altro che caffè riesce a trascinarci ancora nelle assurde vicende degli Hazan e – per quanto non c’entri l’obiettivo pienamente rispetto alla prima stagione – risulta lo stesso piacevole e coinvolgente, confermandosi come un buon intrattenimento, ma perdendo quella carica sferzante che l’aveva precedentemente caratterizzata. Il finale lascia già presagire un proseguo, se verrà rilasciato speriamo possa ritrovare la piena brillantezza della prima stagione.

La seconda stagione di Altro che caffè è disponibile dall’11 settembre su Netflix.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

3

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