voto del pubblico 4.0/5
voto finale 3.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Prodotta in collaborazione da Sky e Lotus Production, A Casa Tutti Bene – La serie è il primo progetto televisivo di Gabriele Muccino, che a tre anni dal lungometraggio riprende la sceneggiatura e ne realizza un reboot. Composta da otto episodi, la serie si apre con la sigla di Jovanotti, alias Lorenzo Cherubini, alla sua terza collaborazione con il regista dopo Baciami ancora e L’estate addosso.

Questa volta, il cast corale vanta i nomi di Laura Morante e Francesco Acquaroli nei panni di Alba e Pietro Ristuccia, proprietari del ristorante San Pietro a Roma e genitori di Carlo, Sara e Paolo interpretati da Francesco Scianna, Silvia D’Amico e Simone Liberati. Attorno al nucleo principale, si snodano le vicende degli altri componenti della famiglia, tra i cui nomi spiccano quelli di Paola Sotgiu, Valerio Aprea, Euridice Axen, Mariana Falace.
Presentata in Selezione Ufficiale nella sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, A Casa Tutti Bene – La serie è in uscita a dicembre su Sky e NOW TV.

Laura Morante e Francesco Acquaroli sono Alba e Pietro Ristuccia in A Casa Tutti Bene – La serie

Da oltre quarant’anni la famiglia Ristuccia è proprietaria del ristorante San Pietro, uno dei più rinomati della Capitale. Carlo (Francesco Scianna), la nuova compagna Ginevra e la sorella Sara (Silvia D’Amico) aiutano i genitori, Alba e Pietro, nella gestione del locale, a differenza del fratello Paolo (Simone Liberati), poeta e letterato che si è trasferito in Francia per inseguire il suo sogno. Carlo è impegnato in un importante investimento per la sua attività, finanziata inconsciamente dai fondi paterni, ed è supportato dalla ex moglie (Euridice Axen) che Ginevra, la sua nuova compagna, sembra non tollerare; Sara è sposata con un uomo che le è infedele, mentre Paolo è logorato da un imminente divorzio e dalla difficoltà di stabilire un rapporto con il figlio Giovanni. In occasione del settantesimo compleanno di Pietro, i parenti si riuniscono al ristorante per celebrarlo. Un avvenimento drammatico mina gli equilibri familiari, già compromessi da anni di tensioni taciute, e i Mariani – un altro ramo della famiglia – tornano alla ribalta reclamando un posto all’interno dell’attività per saldare i debiti. La posta in gioco si fa ancora più alta quando un oscuro segreto rischia di venire alla luce, cambiando profondamente le sorti della famiglia.

L’analisi della borghesia in A Casa Tutti Bene – La serie

A Casa Tutti Bene – La serie muove dal desiderio del regista di indagare le relazioni umane, il rapporto bellico e trasversale che si realizza tra i componenti di una famiglia, ritratta nelle inevitabili fasi di transizione della vita. Gabriele Muccino riprende la sceneggiatura del lungometraggio per approfondirne le dinamiche di tensione, un’idea già manifesta durante la lavorazione del film del 2018. L’obiettivo era quello di dedicare tempo a ciascun personaggio, analizzando il movente più profondo dei loro comportamenti e la variopinta scacchiera caratteriale che emerge ogni qual volta si inneschino dei meccanismi nuovi all’interno del nucleo familiare. È a tavola che si consumano i delitti e si svelano le assordanti disfunzioni di una famiglia che per tutta la vita ha difeso la propria infelicità, disprezzando ogni suo componente. Amore, gelosia, rancori passati, avidità e affezione incidono sulle traiettorie di diciannove, diverse esistenze, un arazzo di sentimenti contrastanti destinati a rifuggire l’equilibrio di facciata imposto per decenni.

Gabriele Muccino scruta e insegue la tragica fisionomia dei suoi personaggi, accostandoli con essenziali, pressanti piano-sequenza diluiti nel corso delle puntate, con un ritmo impetuoso e incalzante che riprende il fil rouge del lungometraggio per risalire il corso degli eventi e del peccato originale che ha sconvolto l’armonia familiare. Un tema già noto, una trama già scritta, osservata, compresa, che acquisisce vigore esclusivamente per l’alchimia innovativa di un cast scelto da zero – ad eccezione di qualche episodio di overacting e per le indiscutibili qualità tecniche, malgrado l’utilizzo non indispensabile di filtri new old school che rischiano di far perdere credibilità alle premesse sceniche e narrative.