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The Rain, la prima serie TV danese di Netflix, è giunta al termine. La terza e ultima stagione ha debuttato sul servizio streaming e ha terminato la storia dei fratelli Rasmus e Simone, ma soprattutto, di quel mondo distopico afflitto da una pioggia letale. Ma com’è andato a finire? Cosa succede nell’epilogo di The Rain? Leggete qui sotto la nostra spiegazione: attenzione, ci sono ovviamente degli SPOILER!

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La terza stagione ha inizio circa tre mesi dopo gli eventi della seconda: Rasmus è ormai nelle mani dell’organizzazione Apollon e lavora a stretto contatto con la malvagia compagnia (responsabile del disastro che ha provoca la fine del mondo civilizzato) e il suo capo Sten. Il resto del gruppo – che comprende sua sorella Simone, Martin, Patrick, Jean, Fie e Kira – sta progettando la propria salvezza e, soprattutto, sta cercando di oltrepassare il confine per andare in Svezia.

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Simone riesce nell’impresa, ma dall’altro lato del muro non trova altro che orrore: il virus è arrivato anche lì. Mentre sta tornando dal resto del gruppo per comunicare la sconvolgente notizia, Simone viene catturate dalla Apollon e viene portata a fare visita a Rasmus. Lui le rivela il suo piano per salvare il mondo: infettare tutti con il virus. Il resto dei sopravvissuti arriva al quartier generale della Apollon per salvare Simone, ma la ragazza – messa alle strette – si getta da un ponte trovando quella che sembrerebbe morte certa. Non è così e Simone viene salvata da un ragazzo, Daniel, che la porta nel luogo dove vive con il resto della sua famiglia.

Nel frattempo Rasmus è ossessionato dalla presunta morte della fidanzata Sarah. Gli appare in sogno, ma al suo risveglio gli viene rivelato che Sarah, in realtà, è sopravvissuta e si trova alla Apollon. I due si ricongiungono e, soprattutto, forniscono la prova definitiva (secondo la Apollon) che il virus non può essere sconfitto e che tanto vale infettare tutto il mondo in modo da rendere tutti immuni ai suoi effetti negativi. L’intento è quello di usare Rasmus, il quale sembra avere il potere di trasmetterlo in sicurezza (almeno a coloro i quali non avrebbero niente da perdere in partenza in fatto di salute).

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Daniel, intanto, si innamora immediatamente di Simone, le racconta della sua famiglia e le mostra una scoperta sensazionale: la possibile cura per il virus rappresentata dal nettare di un fiore. I suoi genitori sono furiosi all’idea che lui abbia rivelato il loro segreto a una sconosciuta, ma Simone crede che il fiore potrebbe salvare la vita di suo fratello e, di conseguenza, del mondo intero. Insieme a Daniel e Kira cerca di raccogliere più nettare possibile per affrontare Rasmus e il suo esercito di infetti, ma scoprono che il fiore è dotato di un letale meccanismo di difesa che scatta al momento in cui qulacuno ne tocca i petali o i pistilli. Mentre stanno tornando verso casa incontrano un altro gruppo di sopravvissuti che rapisce Luna, la sorella di Daniel: per salvarla sono costretti a barattare una grossa quantità di nettare, ma forse non basta. La gang decide di rubare comunque il resto del polline senza conoscere il meccanismo di difesa del fiore: muoiono tutti e il fiore sembra essere appassito.

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Alla Apollon, intanto, Rasmus si trova sempre meno d’accordo con i metodi scientifici di Sten e, anche se il loro primo esperimento su una malata terminale è un successo, Rasmus si convince di doverlo uccidere. Facendogli credere di volergli trasmettere il virus, Rasmus lo uccide ed elimina anche l’unico scienziato del consiglio di amministrazione che era pronto a ostacolarlo: ora Rasmus ha il controllo della Apollon. Decide che il passo successivo sia infettare Martin, che accetta convinto che Simone sia morta e che non ci sia più nulla da fare per opporsi al virus. Poco dopo Patrick – dubbioso sulle buone intenzioni di Rasmus – scopre che Simone è effettivamente ancora viva, ma non riesce ad avvertirlo in tempo.

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Una volta scoperto che Simone è ancora viva, Martin parte in missione per trovarla e riportarla alla Apollon. Arriva alla casa di Daniel e si ricongiunge col suo amore, ma il virus ha la meglio. Mentre i due stanno tornando alla zona di quarantena Simone scopre che è stato infettato, Martin perde il controllo del virus e, per proteggerla, beve il nettare rimasto e muore. Rasmus – che può percepire coloro che ha infettato – diventa furioso e giura che la farà pagare a sua sorella per aver rovinato i suoi piani. Simone, in seguito a un’imboscata organizzata da Rasmus, arriva alla conclusione che l’unico modo per salvare il resto del mondo è quello di eliminarlo.

Il risultato è uno scontro finale tra le due fazioni guidate dai fratelli. Da una parte c’è il virus, l’oscurità, dall’altra c’è la luce, la natura. La serie porta a termine l’allegoria presente fin dall’inizio: The Rain è una metafora di come l’inquinamento stia trasformando il nostro mondo (il risultato finale è la morte di tutte le cose viventi) e solo la cura per la natura può salvarci. Solo un fiore e quello che rappresenta possono sconfiggere il cancro nero e melmoso che è l’avvelenamento ambientale.

The Rain: lo scontro finale

Durante lo scontro Sarah capisce che Rasmus, accecato dall’ego e dal virus, non è più in grado di discernene ciò che è giusto da ciò che è sbagliato; lo convince che uccidere Simone non è la cosa giusta e che, anzi, dovrebbero sacrificarsi per salvare il resto del mondo. I due toccano il fiore provocando un’esplosione bluastra: tutti coloro che erano stati contagiati dal virus muoiono, Rasmus compreso.

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Simone ora è l’ultima componente della sua famiglia. Nel corso delle tra stagioni la ragazza ha perso tutto e tutti, ma ora tiene tra le mani (in un boccetta di vetro) la cura per eliminare definitivamente il virus che ha distrutto il suo Pianeta.
L’ultimo episodio si chiude con il suo ultimo messaggio a Rasmus con, sullo sfondo, le immagini di una Copenaghen vuota e abbandonata: “Non sei più qui, sei ovunque. La pioggia ti ha creato, ti ha salvato la vita mentre uccideva tutti gli altri. È stata crudele, tu invece eri buono. Non volevi creare problemi, volevi solo avere uno scopo nella vita: non l’hai mai trovato. L’hai trovato nella morte. Vorrei che tu potessi vedere il mondo di domani: ci hai dato una speranza. Dobbiamo ringraziarti. Ora ricostruiremo il mondo per te. Sei in tutto quello che faccio, in ogni mio pensiero. Sarai per sempre il mio fratellino. Ti voglio bene”.

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