Svegliati amore mio: la storia vera dietro la miniserie con Sabrina Ferilli

Dopo la messa in onda della prima puntata, molti si sono chiesti se la storia di Nanà sia ispirata a un evento reale. Ecco a chi è ispirato il personaggio di Simona Izzo e Ricky Tognazzi.

Svegliati amore mio CInematographe.it

Qualche giorno fa ha debuttato su Canale 5 la miniserie in tre puntate Svegliati amore mio, in cui Sabrina Ferilli interpreta una mamma coraggio, una donna combattente che smuove tutta la città e la comunità per ottenere giustizia di fronte a un dramma non solo suo, ma che colpisce decine di famiglie. Dalla messa in onda, il pubblico è rimasto subito colpito dalla storia, scritta a quattro mani dalla coppia Sara Izzo e Ricky Tognazzi. Fin da subito, tutti si sono chiesti se la vicenda fosse completamente inventata o se fosse basata su fatti realmente accaduti. É impossibile infatti, guardando Svegliati amore mio, non pensare alla somiglianza con i tristi fatti dell’ex Ilva di Taranto, dove tante madri hanno perso i loro cari a causa delle emissioni dannose dell’acciaieria.

La storia vera della miniserie Svegliati amore mio

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La miniserie in tre puntate racconta la vicenda di Nanà Santoro (Sabrina Ferilli), donna che ha una vita tranquilla e che lavora come parrucchiera. La sua esistenza viene stravolta quando alla sua bambina di soli 12 anni viene improvvisamente diagnostica la leucemia. Nanà inizia a notare che anche altri casi di questo genere sono capitati ad altre persone in città, e quando inizia a parlare con suo marito Sergio (Ettore Bassi), inizia a sospettare che le malattie potrebbero essere legate all’acciaieria dove lavora l’uomo. La fabbrica, che incombe sul paese, sembra collegarsi a molte delle malattie dei suoi abitanti. Affiancata in particolare dalla dottoressa Manuela e dal giornalista Stefano (Francesco Venditti), Nanà inizia a lottare per sua figlia e per tutte quelle persone che ogni mese devono decidere se morire di fame o morire di lavoro.

L’ispirazione reale dietro la storia raccontata in Svegliati amore mio

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Molti spettatori hanno indovinato: dietro la storia di Nanà si cela una vicenda vera. Sono stati gli stessi autori e registi a raccontare come è nata l’ispirazione per Svegliati amore mio. Simona Izzo e Ricky Tognazzi hanno spiegato di avere avuto modo di incontrare una donna che ha raccontato loro il calvario che ha vissuto la sua famiglia, una delle molte che ha visto il proprio bambino ammalarsi – e in alcuni casi purtroppo morire – a causa di malattie provocate da fabbriche che sono vere e proprie macchine di morte. La donna ha chiesto di rimanere nell’anonimato, e l’unica informazione che Tognazzi ha potuto raccontare è che la sua vicenda si è svolta nel Sud Italia. Ovviamente, il primo pensiero va all’ex Ilva di Taranto, il caso più palese degli ultimi anni, ma purtroppo non l’unico. La storia della donna ha ispirato la coppia ha raccontare chi vive quotidianamente il dramma di scegliere “tra morire di fame o di lavoro”. Izzo e Tognazzi hanno fatto loro questa causa, volendo sensibilizzare sul tema dell’inquinamento. Proprio per questo hanno scelto di ambientare la storia nel 2002, un periodo in cui in cui non si aveva ancora la totale contezza di quanto potessero essere letali le polveri emesse dalle aziende siderurgiche. Per rendere Svegliati amore mio, i due non si sono limitati ad ascoltare la testimonianza della donna, ma si sono confrontati con i medici che curano adulti e bambini devastati dalle malattie causate dai veleni degli impianti industriali, e con le associazioni che cercano di combattere per chi è costretto ad accettare un lavoro che avvelena lentamente la famiglia, pur di poterla far mangiare. “Il dato che più ci ha sconvolti,” hanno raccontato gli autori “è stato scoprire che l’incidenza dei tumori infantili in prossimità di un’azienda siderurgica, è superiore al 30% rispetto alla media nazionale”.

Perché la serie ha scelto di non fare riferimento alla vicenda di Taranto?

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L’acciaieria Ghisal, intorno a cui si sviluppa la vicenda di Svegliati amore mio, è un luogo fittizio, di cui non viene specificata precisamente la locazione: si parla solo vagamente di una cittadina del sud Italia, senza dare ulteriori coordinate. Molti, invece, si aspettavano che la storia parlasse proprio dell’ex Ilva di Taranto, anche perché le riprese erano state annunciate proprio in Puglia. Ma il fatto di non aver inserito quel luogo specifico non è casuale, e ha due spiegazioni precise. Prima di tutto, la produzione aveva effettivamente deciso di usare la Puglia per la miniserie, ma si è dovuta scontrare con una stretta delle restrizioni per contenere la pandemia. Non potendo uscire dal Lazio, tutte le location sono state ripensate per poter girare senza lasciare la regione. Il secondo motivo è più legato al messaggio che Simona Izzo e Ricky Tognazzi hanno voluto mandare. Anche se il caso di Taranto è il primo a cui si pensa, il problema dell’inquinamento ambientale e delle conseguenti malattie anche tra i giovanissimi non riguarda solo la Puglia o un’azienda specifica, ma è un dramma di portata mondiale. La loro intenzione quindi, fin da subito, non è stata quella di puntare il dito contro un’azienda specifica, ma di favorire un risveglio delle coscienze. “La speranza” ha spiegato Sabrina Ferilliè che con questa nuova storia si riesca a smuovere altre acque stagnanti a riguardo alle industrie che creano inquinamento grave per la popolazione”.