Quattro donne, quattro storie all’apparenza diverse, un desiderio in comune, essere libere e indipendenti, un lavoro in comune, quello delle centraliniste. Spagna, 1928, periodo ricco di cambiamenti e di grandi contrasti tra ideologia reazionaria e moderna. Le donne in questo temperie culturale vogliono essere protagoniste, sempre più decise a trovare la propria voce e a rivendicare i loro diritti. Da qui parte Le ragazze del centralino – ideata da Ramón Campos, Gema R. Neira e Teresa Fernández Valdéz – la prima serie Netflix spagnola che racconta di un gruppo di giovani donne, Lidia, Marga, Carlota e Ángeles, alle prese con la propria vita, con la propria guerra quotidiana per trovare la propria strada, e con il lavoro.

Il 7 settembre 2018 arriva su Netflix la terza stagione di Le ragazze del centralino con le avventure delle centraliniste che, a piccoli passi, hanno conquistato il pubblico con una semplice storia di amicizia e di lotte femministe; ora sono pronte a tornare con una nuova stagione che sarà quella della vendetta.

Le ragazze del centralino: donne diverse con uno scopo comune

Lidia (Blanca Suárez), Marga (Nadia de Santiago), Carlota (Ana Fernández García)  e Ángeles (Maggie Civantos) all’inizio della prima stagione non hanno niente a che fare l’una coll’altra, ognuna vive una sua vita, distante e diversa da quella delle altre: una in fuga dal proprio passato criminoso, una, partita dalla campagna dove è nata e cresciuta, alla ricerca di un lavoro per potersi mantenere, un’altra in lotta con il padre, alla conquista della propria libertà e infine Ángeles, moglie e madre, già all’interno della compagnia telefonica, che insegna alle altre il lavoro. Intorno a loro, incontratesi per caso, durante le prove per la selezione di nuove centraliniste, si costruisce la serie: le tre “novizie” arrivano in ritardo, come per segnalare allo spettatore il loro essere diverse dalle altre, eppure in un modo o nell’altro vengono scelte. Lidia, Marga, Carlota e Ángeles parlano la stessa lingua, si riconoscono, hanno bisogno di uno scossone per modificare la propria vita e per ribellarsi a quel mondo maschilista che le costringe a chinare la testa.

Lidia è la protagonista di Le ragazze del centralino, tutta la vicenda parte e inizia da lei (grazie alla sua avvenenza fa perdere la testa a Carlos Cifuentes/Martiño Rivas, il figlio di colui che ha creato la compagnia telefonica); è sua la voce over con cui si aprono e si chiudono gli episodi sia della prima che della seconda stagione. Lidia mente alle sue colleghe/amiche – il suo vero nome è Alba -, fugge dal passato, fatto di povertà, furti e prostituzione, dalle morti che si è lasciata alle spalle, porta con sé il ricordo del suo primo amore (Francisco/Yon González che è il direttore della compagnia, sposato alla figlia dei Cifuentes). Se all’inizio la donna si lega alle altre solo per convenienza poi, a poco a poco, nasce con le compagne un’amicizia sincera. Se Lidia prima è sola, senza famiglia, poi diventa elemento fondamentale di un gruppo, pronta a farsi in quattro per aiutare le sue “sorelle” su cui sa di poter contare. Se prima Lidia è rigida, chiusa, poi grazie a Marga, Carlota e Ángeles scopre la sorellanza e il darsi agli altri. Elemento chiave di Le ragazze del centralinoè il rapporto della donna con i due uomini che con ruoli diversi rappresentano la compagnia telefonica: da una parte c’è Francisco, il suo passato, l’amore che le ha fatto battere il cuore da ragazzina, dall’altra c’è Carlos, il presente e forse il futuro, che all’inizio non sa niente di lei ed ha uno sguardo vergine, e poi, nella seconda stagione, quando scopre la sua identità (Alba, la sua relazione con Francisco), dopo un primo momento di spaesamento l’accetta per l’amore che prova (nella seconda stagione Lidia decide di aprirsi all’amore di Carlos).

Marga è un’ingenua ragazza di campagna, piena di timori e ansie, arrivata nell’azienda scopre molte cose nuove, inizia una vita diversa, ciò che prima le sembrava sbagliato diventa parte della sua esistenza, conosce l’amore, quello per Pablo – uomo timido e buono che fa di tutto per conquistarla. C’è poi Carlota, ribelle e pronta al cambiamento (lascia la casa paterna) per vivere come vuole, partecipa a incontri per i diritti delle donne, e per questo, ma non solo, in perenne lotta con il padre, il colonnello Emilio Rodríguez de Senillosa che non accetta la voglia di libertà della figlia, la sua relazione con “un uomo semplice” e che la vorrebbe sottomessa. Importante è anche il suo rapporto con Sara (si apre con lei un racconto sull’essere transgender) con cui stringe una relazione e Le ragazze del centralino indaga l’omosessualità in quegli anni. Infine c’è Ángeles picchiata dal marito, Mario, che la vorrebbe chiusa in casa, a lui assoggettata, ma lei riesce a lavorare, occuparsi della figlia e ricerca e pretende la propria indipendenza.

Ognuna ha una sua battaglia da combattere che lungo gli episodi diventa anche quella di tutte le altre; ciò che sembrava complicato nella prima stagione (il triangolo tra Lidia, Francisco e Carlos, la morte di Mario) si fa ancora più complesso nella seconda: Lidia è totalmente incapace di mettere pace fra testa e cuore, comprende i propri sentimenti ma la sorte, le circostanze, gli eventi distruggono quello che poteva sembrava un lieto fine (un’ipotetica famiglia con Carlos). Le quattro donne devono fare i conti con le conseguenze delle loro azioni (l’assassinio di Mario e gli indizi che le accusano) e in questa seconda stagione – con l’arrivo di un detective – la verità sembra venire a galla, nonostante gli sforzi per tenerla nascosta. Ancora una volta è l’unione tra le centraliniste a salvare la situazione.

Uno dei punti forti di Le ragazze del centralino è il racconto della nascita di un femminismo che si ribella: le donne vogliono lavorare per essere indipendenti, ma il mondo sembra lontano dall’accettare la parità tra i due sessi. Ángeles viene picchiata dal marito fino all’aborto, una donna non può fare un prelievo in banca senza il permesso del marito, non può partecipare a riunioni femministe pena l’arresto, il lesbismo è considerato una malattia. Queste figure femminili però dimostrano che la parità è possibile: la tenacia di Lidia che conosce i suoi punti forti e li sa usare fino in fondo, la dolce ingenuità di Marga  che è capace di smuovere qualunque ostacolo, la spinta alla rivolta di Carlota ma anche il suo spirito di abnegazione che rompono schemi da sempre parte integrante della società. L’aiutare Ángeles diventa motore per queste amiche e sorelle che si stringono attorno a lei unendosi in un corpo unico.

Le ragazze del centralino e un nuovo modo di raccontare l’etica femminista

Fin dalla prima stagione di Le ragazze del centralino emergono delle fragilità date da qualche cliché di troppo: alcuni personaggi sono stereotipati e sanno di già visto, come molte storyline, scontate (il triangolo Lidia/Francisco/Carlos); tali punti deboli permangono nella seconda stagione e in alcuni casi si accentuano (tutta la questione inerente all’indagine e il rapporto tra Ángeles e l’investigatore). La seconda stagione si concentra, in maniera forse anche troppo dettagliata, sulle conseguenze del segreto di Alba, venuto a galla, e sulle infinite bugie dette dalle amiche per salvarsi da ciò che hanno compiuto. Se Le ragazze del centralino risulta riuscito nella descrizione del rapporto tra queste donne, nella narrazione della violenza domestica, nella discriminazione femminile, è poco approfondito invece per quanto riguardo il racconto del contesto storico che rimane solo sullo sfondo.

Le ragazze del centralino: dal 7 settembre 2018 su Netflix

Nonostante qualche difetto, la storia riesce comunque a coinvolgere grazie anche a queste figure che sono cresciute, maturate e che hanno trovato gli strumenti per affrontare anche i momenti più duri della vita. La seconda stagione è terminata in maniera brusca, con un finale angoscioso (Lidia si lancia nel vuoto per fuggire dagli scagnozzi della madre di Carlos), ma anche con un’apertura alla speranza e al cambiamento (il matrimonio di Marga, Ángeles e il rapporto con l’investigatore). Questa terza stagione da una parte lascia ben sperare che molti dei nei di Le ragazze del centralino verranno cancellati dall’altra solleva l’interrogativo su quali saranno le grandi vendette che animeranno gli episodi.

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