Le donne di El Cid, la serie TV Amazon: ribelli, audaci e pronte a sovvertire lo status quo

Analizziamo le figure femminili di El Cid, la serie TV Amazon Prime Video che si avvale di donne ribelli, audaci e pronte a cambiare il sistema.

El Cid racconta la storia di un uomo, il suo percorso da umile paggio ad uno dei più importanti personaggi del mito spagnolo, ma dietro a questa grande figura ci sono le donne, figure importanti nella vicenda perché cercano di sgomitare per avere il potere, mettendo da parte, tradendo il Re. Queste ultime si prendono il loro posto facendoci riflettere su temi ancora molto caldi: la parità, il desiderio di avere il proprio ruolo nel mondo, le diseguaglianze; ancora una volta una serie anche se storica, anche si in costume può aiutare a porre l’attenzione su ciò che non è risolto.

El Cid: la Regina Sancha, non solo la moglie del Re

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Sancha apre un tema rilevante della serie, la rappresentazione della figura femminile e del suo ruolo all’interno del regno. Vuole essere Regina perché così dovrebbe essere, perché ne ha le potenzialità e per questo farebbe di tutto, anche tradire il consorte da lei tanto amato. Non è la Regina ma è  soltanto una donna, una come tante, parafrasando le parole del Conte Flain, proprio a causa di parole come queste, entra nelle spire dei cospiratori e la fa tramare contro il Re diventando così parte di un progetto criminoso pur non volendo la morte del marito (“Non deve morire”). In lei riecheggiano l’orgoglio e l’indole al comando, con le dovute differenze, di Lady Macbeth, è superba, pensa a sé stessa e alla propria gloria perdendo di razionalità, la differenza però sta nell’amore – e sono proprio i sentimenti a far crollare i personaggi in questa serie – che lei sente per Ferdinando e che le fa compiere un passo indietro nel momento decisivo. Lei è sempre accanto a Ferdinando, gli tiene la mano, lo desidera, lo bacia, usa il suo corpo e le sue labbra per fargli fare ciò che vuole eppure trama alle sue spalle, lo ama e racconta al nemico i suoi sospetti.

La mia signora potrà ricoprire il ruolo che le spetta. Sarà la Regina legittima di León dinnanzi agli occhi di Dio.

Sancha crede di poter avere il suo ruolo e di non versare sangue di nessuno, ma fin da subito viene usata, punita, derisa dal conte e dal Vescovo (l’uomo di Chiesa le dice che il suo peccato è “la stoltezza”) che giocano con lei facendole credere di essere “pazza”, facendole pensare di detenere il potere (“Ci basterà farle credere che avrà lei il potere”) per poi farle capire che lei non ne ha.

El Cid: Urraca, una giovane donna libera e indipendente

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Accanto a lei c’è Urraca, la figlia, che come una virago combatte contro un mondo fatto di uomini che mal sopportano, per usare un eufemismo, di lasciare posto alle donne, trattate come oggetti sessuali o sante, donne di fatica. Una delle dame di compagnia, Ermesinda, viene ceduta – dalla Regina Sancha – al Conte, abusata sessualmente da lui, e a quel punto Urraca si arrabbia, lotta per lei ma anche per sé stessa in un certo senso, nonostante facciano parte di due universi differenti.

Se non diventerò Regina è perché sono donna

Nell’incontro/scontro con il padre per riavere la giovane, si palesa e si mostra in tutta la sua più profonda ribellione. Non ci sta a vedere il fratello maggiore prendere il posto che spetta a lei, la madre messa in secondo piano in quanto donna, le serve trattate come oggetti ed è questo un punto fondamentale nel rapporto padre-figlia che detonerà nella sala reale in cui Urraca si fa trovare seduta sul trono per poi uscire con le lacrime agli occhi.

La verginità è la testimonianza della pietà

Deride gli stereotipi di cui lei stessa è vittima, si definisce impotente, fragile, delicata, incline a cedere senza lottare, bisognosa di un maschio ma sa benissimo che questa non è la verità; è ribelle, recalcitrante, decide ciò che deve fare e lo compie senza troppi ripensamenti. Rompe, come dice il Re Ferdinando, quell’ordine sacro per cui ogni cosa ha il suo posto e lei deve ancora imparare quale sia il suo. Urraca questo non lo accetta, non lo capisce e non lo capirà mai: è gelosa del fratello Sancho che ha già pronto il trono, solo perché primogenito ma soprattutto perché maschio, è invidiosa di ciò che ha il padre e che lei non potrà avere mai, capisce la madre e quando viene a sapere del tradimento la sostiene apprezzandone l’audacia (“Vi sarò sempre leale madre. La prima donna ad indossare la corona di León. Il vostro regno farà la storia“) perché sa cosa voglia dire essere donna in quell’ambiente (“Comprendo la necessità di sbarazzarsi del Re…. Sarò sempre leale a mia madre e alla mia Regina”).

La prima donna ad indossare la corona di Leon. Il tuo regno fa storia.

Ammira per questo la madre e spera di essere lei la prossima Regina.

El Cid_Cinematographe.itEl Cid: donne pronte a sovvertire lo status quo

Ermesinda: “Preferirei essere morta. Adesso non valgo più nulla”

Ermesinda usa queste parole per raccontare come si sente e cosa prova dopo i tanti abusi subiti da parte del conte perché lei non è solo una donna ma è anche al servizio di un uomo potente quindi la sua persona ha ancora meno valore. Dice tutto questo a Urraca e la giovane con la solita lucidità che la contraddistingue risponde: “La mia verginità vale un regno ma la tua si può sistemare”. Ermesinda viene portata da Urraca da una donna per risolvere il problema del suo onore, lì, la guaritrice, l’aiuta a pulire la macchia, cucendo e usando erbe, (uno degli insegnamenti più importanti dati alle donne è: “Guai a chi perde – la verginità – fuori dal matrimonio. Sarebbe addirittura meglio non si trovasse nel mondo dei vivi”). La vita di qualunque figura femminile è portata a soffrire, sia essa la figlia del Re, la sua consorte, o una serva: Ermesinda non solo è costretta a subire abusi fisici, psicologici, ma ora, per una questione culturale, a sopportare l’ennesima “tortura”. Urla, si agita, perde i sensi, tutto per ristabilire l’integrità “primigenia”.

La donna con ago e filo in mano, dopo aver agito, mostra alla figlia del Re la “marchiatura” che ha sul proprio volto dicendole: “questo marchio è un dono. Nessuna donna è felice al fianco di un uomo. Quello della libertà”, a significare che una donna per essere libera deve spezzare legami, rompere leggi scritte dai maschi.

Si può comprendere meglio la condizione femminile citando Jimena, personaggio secondario, in quanto anche lei si ribella a ciò che la società decide per lei: dovrebbe andare in sposa, pur essendo innamorata di Ruy, a Orduño, ma quando quest’ultimo la molesta, saltandole addosso decide di allontanarsi da lui. Orduño è un vile, un uomo insopportabile che non sa gestire la vicinanza tra Ruy e Jimena, e quando la donna non gioisce per la sua nomina a cavaliere e conserva il fazzoletto sporco del sangue di Ruy – come non pensare ad un altro fazzoletto “celebre” quello tra le mani di Desdemona della storia del Moro -, diventa violento, la umilia, la chiama “puttana” e vuole averla a tutti i costi. Senza rispetto cerca di prendersi ciò che è suo, le dice che ha bisogno del suo corpo, che non può goderne qualcun altro, Jimena non ci sta ad essere una vittima usata, un oggetto nelle mani di un uomo, e, spaventata e arrabbiata, si dimena e lo invita a non trattarla mai più in questo modo.

Le donne in questa narrazione sono ferite, umiliate, subalterne per lo status quo – diversa è la questione per le donne “libere” -, ma sono pronte a ribellarsi, ad essere audaci, nonostante, secondo gli uomini, questo sia lontano dalla loro natura. Sancha, Urraca sono sicure di sé, vorrebbero essere prese in considerazione perché se lo meritano ma se la Regina vuole proteggere Ferdinando, Urraca appartiene ad una “generazione successiva”, è decisa a prendersi ciò che le spetta.

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