Dr. Death: la storia vera del dottore macellaio Christopher Duntsch

Le follie del Dottor Morte sono più vere di quanto raccontato nella serie TV.

Viti di metallo nel canale vertebrale. Un esofago tagliato perché il medico pensava fosse un tumore. Fori nelle vertebre. Questi sono solo alcuni degli “errori” che Christopher Duntsch ha compiuto sui corpi dei suoi pazienti nei quasi due anni in cui ha esercito il lavoro di chirurgo spinale. Il chirurgo di Dallas ha operato e danneggiato in alcuni casi irrimediabilmente circa 30 pazienti, lasciandone alcuni paralizzati e facendo due vittime. Uno dei suoi colleghi, intervistato, racconta che quella creata da Duntsch è “un’atrocità senza attenuanti”; ed è questa la base della miniserie, composta da otto episodi, Dr. Death, entrata nel catalogo Starzplay a partire dal 12 settembre.

Dr. Death: la storia terrificante del neurochirurgo

La storia di Duntsch, che ora sta scontando l’ergastolo, è al centro della serie ma è stata anche al centro di un podcast del 2018 di Wondery in cui l’host e giornalista Laura Beil racconta nel corso di sei puntate la terrificante storia del neurochirurgo del Texas accusato di aver mutilato almeno 33 persone in sala operatoria tra il 2012 e il 2013. Lei analizza la psiche e cerca di capire come sia possibile che un medico possa arrecare danno ai suoi pazienti intenzionalmente.

La serie, una versione leggermente romanzata del podcast, ha come protagonista Joshua Jackson che dà corpo a Duntsch, furbo e sicuro di sé. Alec Baldwin e Christian Slater si uniscono al cast nei panni di due medici che cercano di impedire a Duntsch di causare ulteriori danni. I loro sforzi per fermarlo richiedono molto tempo perché il chirurgo si sposta tra gli ospedali e continua a danneggiare altri pazienti. Come riesce a portare avanti questa storia? Difficile dirlo, il suo talento nel farsi credere un dio, o semplicemente nel farsi credere, un carattere caparbio e tenace di chi nonostante non abbia le capacità riesce in un modo o nell’altro a farcela.

Dopo la formazione, Duntsch si stabilisce nell’area di Dallas nel 2011, entrando a far parte del Minimally Invasive Spine Institute di Plano come medico praticante. Questa posizione gli concede privilegi operativi presso il Baylor Regional Medical Center (Baylor-Plano). Altri chirurghi si rendono presto conto che il loro nuovo collega non è solo arrogante ma un vero pericolo per i propri pazienti mentre le vittime iniziano ad aumentare. Il dottor Randall Kirby (interpretato da Christian Slater nella serie), ricorda di aver visto Duntsch sbagliare una procedura relativamente semplice rifiutandosi di usare un bisturi per rimuovere un disco intervertebrale. Il risultato? Un danno permanente per il paziente.

In due anni opera 37 pazienti, 33 rimangono feriti o lesi, alcuni si svegliano paralizzati, alcuni con dolori lancinanti anche nel corpo sano. Due muoiono. Riesce a operare anche uno dei suoi migliori amici per un dolore alla colonna vertebrale, dopo l’intervento rimarrà tetraplegico. Un chirurgo, intervistato, dice che un medico del genere non dovrebbe esercitare, eventi di questo tipo non dovrebbero capitare.

La serie segue questi racconti, la vita del Dottor Morte e ne indaga l’esistenza: si scopre lui come figlio, come amico, come studente (si è iscritto a un programma M.D./Ph.D presso l’Università del Tennessee al Memphis College of Medicine, ha dedicato dozzine di ore alla ricerca sul cancro e sulle cellule staminali, ha fatto anche parte di un gruppo che ha fondato la società biofarmaceutica Discgenics che si concentra sullo sviluppo di terapie cellulari rigenerative, e ha portato due dei suoi mentori in chirurgia come investitori) e sportivo (ha giocato a calcio per una squadra universitaria della Divisione I, si è dedicato all’allenamento anche se aveva problemi a tenere il passo tanto che doveva pregare per poter giocare), come compagno, come medico e come padre. In tutti i modi dalla serie si evincono le debolezze di chi ha una psiche fragile, bisognoso di attenzioni, di cure e di conferme. Si tratta di un uomo che cade, fallisce, un uomo spesso sbagliato, pieno di ombre. Dr. Death – soprannome dato a Duntsch per le morti che ha causato – ripercorre la storia del chirurgo da quando era all’Università del Tennessee, e ricostruisce i suoi rapporti con medici, infermieri, amici, ex compagne, e diversi pazienti che lo hanno incontrato lungo il proprio cammino.

Dr. Death: molte domande e riflessioni su un medico folle

“Era come se sapesse cosa doveva fare… e ha fatto l’esatto contrario.”

Lui sa cosa fare o non lo sa, è un folle con manie di protagonismo o è un criminale privo di conoscenze mediche. Dr. Death lavora su questa bipolarità e anche su un altro concetto complesso che ben spiega la giornalista che ha dato origine al podcast: una delle cose più sconcertanti sono le tante persone che avrebbero potuto e dovuto controllare quello che succedeva in sala operatoria e che non sono riusciti a fare nulla per fermarlo. Lungo il suo percorso, in tanti avrebbero potuto bloccarlo e nessuno ci è riuscito, dall’università in cui ha studiato medicina, ai colleghi, ai dirigenti. In ogni fase della sua formazione e carriera, non è mai successo quello che sarebbe dovuto succedere: nessuno ha arrestato la sua folle corsa.

La serie esplora il comportamento incosciente, aiutato sicuramente dall’uso di droghe del dottore che ha continuato ad agire per mesi, operando in diversi ospedali prima che la licenza gli fosse revocata definitivamente nel 2013. La giornalista ha raccolto una serie di e-mail deliranti che Duntsch ha mandato alla sua assistente e per un periodo amante/compagna, Kimberly Morgan, – personaggio presente nella serie e situazione che è inserita in un episodio – definendo se stesso “qualcosa tra dio, Einstein e l’anticristo” e anche “un omicida a sangue freddo”. Le storie dei pazienti di Duntsch fanno parte del racconto, c’è Jerry Summers, amico d’infanzia del Dottor Morte, operato da lui che lo ha reso tetraplegico, forse anche a causa della serata precedente all’intervento in cui i due hanno fatto uso di cocaina. C’è Philip Mayfield, paziente che dopo un’operazione di Duntsch convive con “difficoltà motorie e terribili problemi al sistema nervoso. Ha un disturbo della pelle, che gli brucia da morire, si arrossa e poi si stacca”; la vita di questi uomini e di queste donne cambia radicalmente, non solo la loro ma anche quella dei familiari che il più delle volte devono lasciare il lavoro per prendersene cura.

La serie ricostruisce e riporta alla memoria le tragiche storie di uomini e donne che hanno veramente vissuto quelle esperienze; è difficile accettare che i pazienti arrivati in clinica con fastidi più o meno invalidanti siano poi usciti come pallide immagini di ciò che erano. Si tratta di un vero e proprio pugno nello stomaco perché quello che si vede è una storia reale, i gesti, gli interventi, gli errori di quel medico hanno avuto delle vere conseguenze. Toccano i sogni, i desideri delle vittime, gli occhi pieni di speranza di chi pensa al viaggio del post intervento, di chi pensa alla vita futura perché cose che riguardano ogni individuo.

Dr. Death: il percorso per arrivare all’ergastolo

La serie mostra che nessun ospedale ha mai mandato via il medico – si spostava di struttura in struttura -, che nessuno ha mai segnalato il suo comportamento e che alla fine è stato lui a licenziarsi nonostante le vittime che si lasciava dietro. Come si mostra in Dr. Death Kirby, che ha definito l’operazione “un tentato omicidio”, e Henderson, entrambi infastiditi dalla lentezza delle indagini dello stato, hanno intensificato i loro sforzi per privare Duntsch dei suoi diritti di pratica. Nel giugno 2013, la licenza medica di Duntsch è stata sospesa e completamente revocata a dicembre a causa dell’ennesimo intervento non andato a buon fine. Mentre la vita per Duntsch stava andando in pezzi, come mostrato nella serie – beveva ancora di più, se possibile, aveva iniziato a rubare – i pubblici ministeri stavano lavorando con Kirby e Henderson per trovare un modo per incriminare Duntsch, una sfida, considerando che il Texas non aveva mai gestito in precedenza un caso del genere. Alla fine, hanno incriminato Duntsch con cinque capi d’accusa per aggressione aggravata e per aver causato danni a una persona anziana. Solo alla fine, dopo aver sentito le parole di pazienti, colleghi, dell’assistente e compagna Kimberly Morgan, Duntsch è stato riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo anche grazie ad una mail sconvolgente il cui centro è sicuramente questo: “Sono pronto a lasciare l’amore, la gentilezza, la bontà e la pazienza che mescolo con tutto il resto che sono e diventare un assassino a sangue freddo”.