Viola come il mare: la recensione della fiction con Francesca Chillemi e Can Yaman

Tra giallo investigativo e commedia romantica, Viola come il mare, con protagonisti Francesca Chillemi e Can Yaman, ha tutte le caratteristiche di un piacevole comfort show autunnale.

Da venerdì 30 settembre 2022 va in onda in prima serata su Canale 5 Viola come il mare, fiction dramaedy in 6 serate prodotta da Lux Vide  – in collaborazione con RTI – e diretta da Francesco Vicario. La serie, ambientata a Palermo, è tratta dal romanzo Conosci l’estate?, di Simona Tanzini ed ha come interpreti principali Francesca Chillemi (Che Dio ci aiuti) e Can Yaman, nei panni – rispettivamente – di una giornalista di cronaca nera e di un ispettore capo che si trovano a collaborare per risolvere i casi di omicidio. Ma non mancheranno la scintille amorose. Lo show, infatti, sulla scia di altri prodotti della Lux Vide, unisce gli elementi del genere giallo, a quelli della commedia romantica.

Viola come il mare: di cosa parla la fiction con Francesca Chillemi e Can Yaman

Viola come il mare: la recensione della fiction con Francesca Chillemi e Can Yaman -Cinematographe.it

La trentenne Viola Vitale (Francesca Chillemi), dopo anni passati a Parigi a lavorare come giornalista di moda, sceglie di tornare a Palermo, la sua città natale, per trovare il padre, che non ha mai conosciuto. Arrivata in città, Viola trova lavoro presso la redazione di Sicilia web news; tuttavia, il suo primo giorno non è tra i migliori. La protagonista, infatti, è sospettata di omicidio stradale e, immediatamente, licenziata. Determinata a provare la sua innocenza, Viola decide di prendere parte alle indagini, collaborando con l’ispettore capo Francesco Demir (Can Yaman). Nonostante la riluttanza dell’uomo nel farsi aiutare da una giornalista, la donna potrebbe essere davvero un prezioso aiuto per risolvere il caso. Viola riesce infatti a vedere i sentimenti delle persone: “Vedo i colori delle persone, si chiama sinestesia, è un disturbo neurologico. Sono impulsi elettrici che comunicano tra di loro, niente di magico, diciamo che percepisco le emozioni delle persone attraverso un colore”. La sinestesia è solo uno dei sintomi legati alla malattia neurovegetativa di cui soffre la protagonista, la quale, per cercare di rallentarne l’avanzamento, ha urgente bisogno di trovare suo padre.  

Viola come il mare: tutti gli ingredienti di un comfort show

Viola come il mare: la recensione della fiction con Francesca Chillemi e Can Yaman -Cinematographe.it

Per i fan delle fiction italiane, Viola come il mare rappresenterà un comfort show imperdibile. La serie, infatti, combina gli ingredienti della commedia investigativa – tipici di fiction come Che Dio ci aiuti e Don Matteo, ad esempio, – con quelli delle classiche romantic comedy, che introducono vicende amorose legate all’eroina della storia. Sul piccolo schermo Rai questi ingredienti sono incarnati da protagoniste come l’assistente sociale Mina Settembre (Serena Rossi) o il medico legale Alice Allevi (Alessandra Mastronardi), personaggio principale de L’Allieva. Il nuovo volto di Mediaset è invece Francesca Chillemi – l’amatissima Azzurra Leonardi di Che Dio ci aiuti – nei panni di Viola, spumeggiante giornalista di cronaca nera, amante della moda, e famosa a Palermo per aver vinto il concorso Miss Italia (proprio come la sua interprete).      
La fiction non aggiunge molto ai prodotti sopracitati, se non la componente legata alla malattia di Viola, che le conferisce questo potere speciale/maledizione, di poter percepire le emozioni delle persone ed interpretarle sotto forma di colore.

La fiction che denuncia il sessismo sul luogo di lavoro

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Come dicevamo poc’anzi, Viola viene assunta come giornalista di cronaca nera presso un giornale web. Nonostante l’entusiasmo e la competenza della protagonista – con alle spalle un’esperienza lavorativa all’estero piuttosto importante – i colleghi della redazione la prendono di mira sin da subito per via della sua partecipazione al concorso di bellezza Miss Italia, e la sua tendenza ad indossare ogni giorno un fiammeggiante – quanto, secondo loro, provocante – rossetto rosso. Gli atti di bullismo dei colleghi maschilisti di Viola sono non solo permessi ma anche replicati dalla direttrice del giornale, Claudia (Simona Cavallari), invidiosa e astiosa nei confronti della nuova assunta, poiché la ritiene avvantaggiata nella vita per via della sua bellezza.        
Nonostante la scelta lodevole di denunciare il sessismo dilagante in molti, troppi, luoghi di lavoro, forse non sono state trovate le chiavi giuste per portare avanti questa battaglia. Gravi atti di bullismo passati ingiustificati e personaggi femminili in situazioni di potere forte che cadono nel cliché della donna gelosa, stancano. Così come stanca anche un machismo eccessivo relativo all’uomo/interesse amoroso della protagonista. Tuttavia, è pur vero che siamo solo all’inizio di questo show, per cui è ancora presto per giungere a delle conclusioni.

Vedere o non vedere Viola come il mare?

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Nonostante alcune scelte di sceneggiatura siano forse migliorabili, Viola come il mare si presenta come un delizioso comfort show, specialmente in vista delle fresche giornate autunnali a cui stiamo andando incontro. Un altro elemento della serie che contribuisce a infondere una piacevole sensazione di benessere sono le meravigliose location palermitane, un piacere per gli occhi e per l’anima.        
In conclusione, se siete amanti delle un po’ prevedibili – ma allo stesso tempo rassicuranti – fiction italiane, Viola come il mare è lo show che fa per voi.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

3

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