Il Commissario Montalbano: dettagli e anticipazioni sugli episodi dell’11 e 18 febbraio 2019

Ecco cosa è stato detto in conferenza stampa per presentare i due nuovi episodi de Il Commissario Montalbano.

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Approdano su Rai 1 a febbraio due nuovi episodi del celebre personaggio siciliano nato dalla penna di Andrea Camilleri. Il Commissario Montalbano ritorna con L’Altro Capo del Filo, in onda in prima serata l’11 febbraio e Un Diario del ’43, in onda il lunedì successivo. Le puntate sono state presentate in conferenza stampa, alla presenza dei produttori Carlo Degli Esposti e Max Gusberti, la direttrice di Rai Fiction Tinni Andreatta, la direttrice di Rai 1 Teresa De Santis, il regista Alberto Sironi, il capo del team di sceneggiatori Francesco Bruni e i membri del cast Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta e Elena Radonicich.

Il Commissario Montalbano: Luca Zingaretti e il rtesto del cast con i produttori parlano dei nuovi episodi della serie

Tinni Andreatta, direttrice di Rai Fiction, ha preso la parola ricordando che sono passati ben vent’anni dalla messa in onda dei primi due episodi della serie:

“Era il 1999 quando sono andati in onda i primi due episodi, il primo dei quali fu poi candidato agli Emmy. Conosciamo la dimensione di questo fenomeno ma mi sembra giusto ricordare alcuni mumeri. Sono 34 i film, 24 adattamenti dei romanci di Andrea Camilleri, mentre altri 10 nascono da suoi racconti adattati da Francesco Bruni, fin dall’inizio parte di questo progetto di qualità, e gli altri sceneggiatori. L’apprezzamento per Montalbano è andato crescendo e l’altro anno ha superato i 15 milioni di telespettatori. Ci sono anche le repliche che hanno coperto 190 serate di Rai 1 e se accumuliamo tutti gli spettatori arriviamo quasi a un totale di 1179869000. È un classico, un prodotto che ha una sua capacità di durare al di là del tempo e segnare un’epoca, segnare una discontinuità e un momento emblematico grazie alla sua qualità e al racconto fondato sulla sicilianità e questa terra misteriosa e arcaica che ha conquistato il mondo. I film sono stati distribuiti in 60 paesi, in tutta Europa dove è trasmesso da BBC con ottimi risultati. Questo significa portare il nostro talento migliore in tutto il mondo e fare conoscere questa bellezza e capacità artistica. Si pensi che il paese di Vigata su Google ha 300.000 link. Siamo qui a presentare queste due nuove storie, una adattamento di un romanzo e l’altro fusione di due racconti. Come sempre  si trattano argomenti importanti come ad esempio quello dell’immigrazione. Un uomo che se ne va dall’Italia dalla fine della 2° guerra mondiale e poi se ne torna nel suo paese natale a Vigata. Come sempre passato e presente si parlano e nella corrispondenza di questi due racconti questo è un tema importante. Un altro è come sempre in Camilleri è il tema del femminile. In questa storia si parla della violenza su una minorenne, una donna forte e indipendente interpretata da Elena, come nel secondo episodio il personaggio di Livia mostra un’empatia e una capacità che la rende vicina a Salvo e fa esplorare in questo personaggio un aspetto particolare. Montalbano ha questa particolarità grazie a Camilleri e alle qualità umane di questo personaggio che è un presidio di coerenza e di speranza che lo rende così indimenticabile. Non rimane altro che ribadire gli auguri per questo 20° compleanno che mostra la qualità di questo prodotto che per noi è un prodotto da curare come un film unico e nuovo.”

La direttrice di Rai 1, Teresa De Santis, elogia la stabilità di una serie televisiva qual è Il Commissario Montalbano, che ha raccolto l’interesse dei telespettatori italiani e non solo per tutti questi anni:

“Speriamo che molti altri se ne aggiungeranno e saranno elevati. Sappiamo che è un successo con delle radici profonde in certe interiorità della nostra cultura. La figura delineata da Camilleri va dentro la vita delle persone e racconta veramente un’Italia che ha sfaccettature importanti. L’altra cosa che sappiamo è la capacità di rendere viva e centrale una parte del nostro paese, il sud e la Sicilia, anche nella sua realtà. Dal mio punto di vista di appassionata di Camilleri e anche degli attori che sono molto bravi, il successo di Montalbano è un dato di stabilità di forza e per me lo è anche al livello sentimentale perché ho cominciato 20 anni fa e l’ho accompagnato come vicedirettore, si tratta di un elemento di forza e di certezza che mi auguro continui nella fiction di Rai 1. Montalbano rimane un nostro punto fondante e mi auguro che si continui ad essere il partner straordinario e per il resto auguro buona visione e buona riflessione, perché quello che c’è nel Commissario Montalbano è tanti momenti e spunti di riflessione.”

Il produttore Carlo Degli Esposti, invece, torna ancora più indietro nel tempo ricordando quando veramente tutto era cominciato:

“24 anni fa, quando abbiamo cominciato a leggere i primi romanzi di Camilleri con tutto l’affetto e la lungimiranza, io ad esempio avevo tutti i capelli, ne è passato del tempo e nessuno di noi avrebbe immaginato la maestria di Andrea che avrebbe portato un personaggio come Montalbano sempre in libreria e in televisione e sempre attuale. Vado fiero di aver trovato il modo di aver portato grande lustro a una delle regioni belle e importanti italiane. Con questi film sono stati trovati in una miniera di attori non frequentata se non saltuariamente che attraverso Montalbano hanno potuto farsi conoscere e arrivare al grande pubblico. Montalbano in 40 film è riuscito sempre a darci una dimensione per farci sentire sempre fieri di lui, e vado fiero del fatto che la lingua siciliana sia riuscita ad appassionare milioni di spettatori. Questo miliardo di spettatori comprende solo quelli italiani, perché non ci è possibile andare a vedere cosa monta ha fatto nel mondo. Sicuramente al 1.5 o 1.7 si arriverebbe, è un fenomeno culturale che fa della Sicilia e dell’Italia un’attrazione mondiale e poi non abbiamo mai cambiato nessuno. Abbiamo formato una squadra, ci siamo rafforzati l’uno con l’altro ma non abbiamo mai cambiato, non è mai stato cambiato niente, siamo andati avanti rafforzandoci tutti in una squadra compatta. In questi film non c’è un grande attore, Marcello Perracchio, l’insostituibile Pasquano e in questi film abbiamo deciso con Camilleri di modificare le storie dei libri e farlo morire anche dentro a Montalbano e non solo, purtroppo, nella realtà. È molto strano che succeda una cosa del genere con l’affetto e l’attenzione del pubblico. Nel secondo film, che non avete visto oggi entra Dominic Chianese, un attore americano che ha fatto Il Padrino, I Soprano e altri, un italoamericano che torna a Vigata, una grande interpretazione e un tassello che si aggiunge perché ogni anno noi abbiamo aggiunto qualcosa e ci abbiamo inserito tra i migliori attori italiani.”

Il Commissario Montalbano cinematographe.it

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Anche il regista, Alberto Sironi, è un veterano della serie de Il Commissario Montalbano:

“20 anni sono parecchi, quindi è una vita in più, stare per 20 anni sullo stesso tipo di concetto non è una cosa semplice. Per fortuna Camilleri ha portato una serie di cose nuove. Io credo che noi eravamo diversi quando abbiamo cominciato, non avevamo questo peso sulle spalle. La cosa buona è che ci hanno lavorato sempre gli stessi, è una cosa nuova, mai capitato nel panorama della televisione italiana. Dietro di noi avevamo Camilleri che scriveva sempre cose nuove. Io ero molto felice di lavorare sui suoi romanzi, li avevo letti e mi piaceva quest’idea, vediamo come andremo avanti.”

Poi c’è il volto immagine della serie stessa, Luca Zingaretti nei panni de Il Commissario Montalbano:

Due cose: 20 anni si festeggiano, io vedo anche alcune facce note, è bello vedere che dopo 20 anni che è un prodotto in cui ci troviamo sempre più numerosi. Non amo celebrazioni o autocelebrazioni, ma volevo dare un dato. Ieri leggevo che una serie americana, Lie to me, in tre anni ha fatto 48 episodi, noi in 20 anni ne abbiamo fatti 34. Vuol dire che noi abbiamo avuto modo di lavorare a questi film come se fossero 34 film e non una serie televisiva intesa spesso e volentieri sbagliando come una cosa che si fa velocemente senza cura al dettagli. Poi volevo parlare di Marcello Perracchio. È stato un caro amico di tutti quanti noi, io ricordo che i primi anni ci guardavamo un po’ in cagnesco, poi su un episodio abbiamo rotto il ghiaccio e siamo diventati molto amici, in Sicilia ci divertivamo. 20 anni vuol dire che qualcuno te lo perdi per strada, questo è stato Marcello Perracchio e credo che ha lasciato in noi un grande vuoto dentro, ma ho scoperto che ha lasciato un grande vuoto anche negli spettatori e sono contento che sia stato trovato questo modo di celebrarlo in scena. Puoi sostituire James Bond, ma non un ruolo comico. Non puoi sostituire Totò, quel film funziona perché c’è Totò. Abbiamo avuto questo coraggio di fare morire il personaggio cinematografico e devo dire che la scena in questione nel secondo episodio è stato uno dei momenti più commoventi che io abbia mai girato. È quasi un amico che partiva, sono contento di lenire un po’ questo dolore con questa scena, per restituire anche questo senso di famiglia che ci ha comunato in questi vent’anni.”

A Cesare Bocci invece è affidato, come sempre, il ruolo di Mimì Augello, un personaggio che non è poi cambiato così tanto nel tempo:

“I nostri personaggi hanno conservato vizi e virtù, in alcuni casi i vizi si sono acuiti nel caso di Mimì anche l’età lo fa calmare. Il carattere scontroso del commissario come sappiamo con l’età peggiora. Questo anche nella vita, ma anche nei personaggi, questo è Camilleri che scrive, è sempre perfetto nella descrizione di quello che ci circonda e nei personaggi che rappresenta. Ci si può riconoscere nei personaggi che scrive, come nelle persone che incontriamo per strada, nei vizi, nelle virtù, e probabilmente è proprio questo che ha fatto grande la serie, questa bella realtà che lui racconta.”

Peppino Mazzotta quando aveva iniziato ad interpretare Fazio ne Il Commissario Montalbano era quasi un ragazzo e adesso ha più di 40 anni:

“Io avevo 25/26 anni, sono passati 20 anni e diciamo che dai 25 ai 45 sono anni molto importanti e grazie a questa serie ho un parallelo di qualcosa che è accaduto a Fazio, ho imparato da Camilleri, da Fazio e faccio fatica a distinguere la realtà dalla fiction.”

Ha infine preso la parola la nuova arrivata nel cast, Elena Radonicich, che interpreta il personaggio di Elena nel primo episodio:

“Io vorrei ringraziare Alberto per avermi scelto perché sono molto onorata di far parte di questo progetto, è strano perché si fanno tante esperienze anche in TV, è un’emozione diversa, mi piace molto la nostalgia che porta questo mio personaggio, che venga ricordato più nella memoria di chi l’ha conosciuta. Ha una delicatezza, parlo anche della puntata, in cui mi riconosco e vorrei che la realtà somigliasse di più alle puntate di Montalbano, sono felice e orgogliosa.”

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Chiude la prima serie di interventi su Il Commissario Montalbano il produttore Max Gusberti:

“Vorrei dire semplicemente che in questi due film della collezione che presentiamo c’è un elemento che li accomuna ai primi grandi film che hanno creato Montalbano, quell’intuizione profonda di Camilleri che i delitti su cui Montalbano indaga affondano le loro radici sempre in un groviglio di passioni che lo affascina e che lo porta a ricostruire l’identità della vittima e tutte le motivazioni che hanno portato a quel delitto. Delitti che lasciano dei ciottoli di memoria che chi sa interrogarli è capace di renderli preziosi perché ricostruiscono un tempo lontano. In ogni romanzo c’è un elemento di novità apparentemente minore, ma forte. Voglio segnalare in questo film il fatto che l’affiorare di tanto dolore e il ricordo de Il Ladro di Merendine in Montalbano, che porta per la prima volta in 20 anni Montalbano in chiesa. Sente una pausa di riflessione e di raccoglimento e rivede delle immagini che hanno scandito quest’ultima vicenda e il suo passato, il figlio perduto di lui e di Livia. Questo elemento che affonda nel tempo emergerà ne Un diario del ‘43, dove le mosse vengono prese da un viaggio del ‘43. Camilleri aveva 17 anni, sicuramente qualche traccia di quelle emozioni indelebili che la guerra lascia è rimasto nella penna e noi abbiamo cercato di renderlo con grande emozione e grande cortesia.”

La prima di queste due nuove puntate de Il Commissario Montalbano, che andrà in onda l’11 febbraio, tocca un tema molto scottante in questo periodo nel panorama politico italiano, ovvero quello dell’immigrazione. Quando viene toccato questo tema, Tina Andreatta commenta:

“La letteratura e il cinema e la televisione appoggiano su realtà più ampie. In questi episodi ci sono da una parte la pietas dall’altra la giustizia. Montalbano raccoglie un corpo in mare e pensa anche alla morte di François. Questa è una scena attuale e antica, una sorta di Antigone maschile che ha la pietà dei morti, questa è la chiave con cui il racconto è stato affrontato.”

Interviene anche Carlo Degli Esposti:

“Noi siamo teatranti, in tutta la mia carriera ho sempre combattuto e pensato che gli attori non debbano fare i registi e i registi non debbano fare gli attori. Noi trasponiamo quelli che sono i romanzi di uno dei più grandi scrittori europei vivente e ci limitiamo ad affrontarli. Poi ciascuno nella propria casa ha delle opinioni. Quando in prima pagina c’è il nostro prodotto parla lui e la profondità che gli attori hanno interpretato e gli sceneggiatori scritto. Trovare una distanza tra quotidianità e racconto e arte e mestiere secondo me è segno di grande profondità di un paese.”

Viene interpellato anche Luca Zingaretti, che risponde in modo sbrigativo:

“Io sono un attore, l’attore recita delle battute, io ho recitato una battuta, poi se volete sapere la mia posizione sui migranti io 4 anni fa ho fatto un monologo e lì c’è tutto.”

Mentre Carlo Degli Esposti smentisce che ci siano state delle polemiche interne alla Rai sul tema:

“Io frequento quotidianamente la rai e non ho trovato questa preoccupazione.”

Interviene anche Alberto Sironi, storico regista de Il Commissario Montalbano:

“Volevo aggiungere un lato importante. Leggendo il romanzo di Camilleri, lui deve costruire due personaggi arabi che intervengono nella seconda parte, quindi inventa i migranti. Dietro a questo concetto c’è un tema più alto, quello della cultura araba che ha portato molte coste importanti, questo è un tema importante, che insieme ai personaggi che arrivano c’è un flautista, un medico. Guardare il livello della cultura araba è il punto di vista di Camilleri diverso da quello con cui tutti quanti guardiamo la televisione.”

Anche la stessa direttrice di Rai 1 mette a tacere queste voci:

“Se ci fosse stato l’imbarazzo non ci sarebbe stata la messa in onda. Montalbano è una figura che offre molti spunti di riflessione, una cosa sono le polemiche politiche che non ci riguardano. Noi mettiamo in scena, io trasmetto una splendida rappresentazione che ha dei momenti controversi e ricorda e riguarda la realtà. La realtà è complessa, non ci nascondiamo dietro un dito, l’immigrazione è un tema complesso che riguarda molti altri, noi ne trattiamo soltanto uno, potrebbero esserci altri punti di vista, è un punto di vista che viene raccontato.”

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Anche il fatto che sia stata collocata una puntata di Porta a Porta in concomitanza con l’episodio incriminato de Il Commissario Montalbano viene presto spiegato:

“Ci sono le elezioni in Abruzzo e ci sono temi culturali e sociali, questo è il tema politico che viene trattato nei programmi di Bruno Vespa che è la nostra icona per l’informazione. Del resto è ovvio che essendoci le elezioni il 10 come succederà per le europee viene anticipata la messa in onda a lunedì di una puntata che dovrebbe andare in onda il martedì perché, come di tradizione, analizza i risultati delle elezioni, che saranno considerate un test interessante per gli sviluppi futuri. Sicuramente la Rai è presente ed è molto accesa e farà questa serata con Bruno Vespa spostando la trasmissione dal martedì al lunedì.”

Luca Zingaretti chiude definitivamente l’argomento:

“Sapete che trovo assurdo? Che qui stiamo parlato di qualcosa che è comparso da una voce sfuggita chissà da cosa sul fatto che la Rai sia in fibrillazione. Questa è una cosa inaccettabile. Se volete sapere quello che penso, andate a vedere il monologo, non perché io non ho voglia, ma perché domani lei ci farà il titolo.”

Si passa quindi a parlare del protagonista della serie e della sua evoluzione durante questi vent’anni, che in realtà non c’è stata e per una ragione ben precisa:

“Io purtroppo sono cresciuto tanto, il personaggio sa, noi non è che abbiamo avuto questa grande fortuna di appoggiarci sempre alla penna di Camilleri. Come tutti i grandi scrittori, è uno che ha anche fatto drammaturgia, si occupava anche di sceneggiatura, sa benissimo che quando un personaggio seriale è amato si deve muovere molto poco, perché così com’è è amatissimo. Anche perché noi ci illudiamo di cambiare le persone ma in realtà le persone non cambiano, quello che deve cambiare è quello che gli sta attorno, anche i colleghi che interpretano i ruoli del commissariato, le sfide che si presentano a questo personaggio. Cambia il mondo, cambia lo sfondo, ma il Commissario Montalbano è sempre quello perché il pubblico vuole che sia sempre quello, il pubblico vuole vederlo indignarsi su un’ingiustizia, e che presenta un suo personalissimo senso etico e una sua moralità, e nel suo mestiere ci metta del proprio, questo vale per qualunque mestiere.”

Ma per quale motivo Il Commissario Montalbano ha avuto questo successo in tutto il mondo? Ne parla Francesco Bruni:

“Penso per le sue caratteristiche universali che ha raccontato Luca, è un uomo tutto d’un pezzo capace di prendere decisioni contraddittorie, che ha una morale forte ma ha la capacità di cambiare idea. Racconta un luogo meraviglioso, il ragusano, con una scelta di regia assolutamente, un merito di Sironi e dello scenografo, una Sicilia barocca e meravigliosa dove tutti vogliono andare e dove tutti vanno. E poi perché i gialli sono in realtà molto complessi, per cui richiedono una grande attenzione ed è il motivo per cui le puntate vanno bene anche in replica, al primo giro ce lo si gode, ma poi per comprendere il meccanismo dei gialli di Camilleri bisogna stare attenti e rivederli.”

A Luca Zingaretti viene infine chiesto come invece la sua persona, a stretto contatto con Il Commissario Montalbano e questi luoghi per così tanto tempo, sia cambiata in questi anni:

“La Sicilia è una terra di cui si sente la mancanza. Se ci si abitua alla Sicilia, difficilmente riesce a starcisi lontano. Non parlo dei libri di Camilleri, il successo di questa seria è anche il fatto che ci è stato permesso di lavorare lì ogni giorno. La Sicilia accoglie con la luce, le sue dolcezze, l’amicalità della gente che abita lì, quindi sicuramente questo è stato un grande plus della serie. Io sono cambiato, chi non cambierebbe in 20 anni? Ci tengo sempre a precisare che un attore che interpreta un personaggio, è vero che affrontarlo, sia esso esistente sia esso di fantasia, significa per una persona immergersi in un universo fatto di pensieri, battute, riflessioni, territori in cui giri, questo non può non lasciarti niente addosso. Poi ci sono persone che cambiano di più e persone che cambiano di meno, ma io sicuramente sarei diverso se non avessi avuto tutte queste persone con cui ho fatto una cavalcata meravigliosa che ricomincerei a fare da oggi.”

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