Sulla bocca di tutti: recensione della serie teen brasiliana di Netflix

La recensione della serie creata da Esmir Filho, disponibile su Netflix dal 17 luglio.

L’adolescenza è un’età fatta di primi amori, insicurezze, scoperte: su questi aspetti puntano la maggior parte dei teen drama in circolazione. Sulla bocca di tutti, serie brasiliana targata Netflix disponibile sul catalogo da venerdì 17 luglio, non dà ascolto a questi stereotipi: al centro della vicenda c’è un’adolescenza fatta di follie, di segreti e di incoscienza, tanto reale quanto quella convenzionalmente rappresentata in televisione.

Ideata da Esmir Filho, la serie si compone di sei episodi della durata di circa quaranta minuti ciascuno: non sarebbe tuttavia corretto parlare di miniserie perché, come suggerito dal finale, la storia potrebbe continuare con una seconda stagione. Il formato è ottimale per godere al meglio della storia narrata, senza tempi morti né momenti affrettati: il binge-watching qui è chiamato, anche perché gli sviluppi sono interessanti abbastanza da agevolare una visione continua dell’intera stagione.

Una malattia Sulla bocca di tutti

Protagonisti sono Bel (Luana Nastas), Fran (Iza Moreira), Chico (Michel Joelsas), Alex (Caio Horowicz) e i loro compagni di scuola, dove il panico comincia a dilagare quando Bel, dopo una festa all’insegna del bacio libero, sviluppa i sintomi di una misteriosa malattia. Chiunque, dopo la serata, potrebbe essere infetto. Il malessere di rivela sempre più grave, i genitori iniziano a preoccuparsi. E la circolazione di una mappa che traccia i baci avvenuti durante la festa non fa che tendere ancora di più i rapporti di una comunità studentesca già poco omogenea.

Sulla bocca di tutti cinematographe.it

Impossibile da ascrivere a un solo genere, Sulla bocca di tutti è un folle mix tra thriller, horror, teen drama e persino zombie. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare dalla descrizione, il risultato è sorprendentemente interessante: quella che si svela di fronte agli occhi dello spettatore, pur votata all’elemento sovrannaturale, è una storia che parla di veri adolescenti inseriti in una vera società. Sulla bocca di tutti utilizza infatti un linguaggio semplice, dai social media ai messaggi di testo, per parlare di problemi seri: l’omofobia, la difficoltà di avere un dialogo con i propri genitori, la morte, la malattia.

Un mood accattivante e nostalgico, visivamente e sonoramente

A completare l’opera c’è un comparto tecnico davvero notevole. La fotografia ricrea un mood colorato, fosforescente e inquietante, che ricorda molto quello già visto in Euphoria di HBO – serie con la quale Sulla bocca di tutti condivide la missione di rappresentare un’adolescenza problematica rispetto a una più idilliaca. La colonna sonora, che si rifà al sound volutamente retrò di artisti come The Weeknd e Dua Lipa, mischia brani brasiliani e internazionali, come fosse una playlist sull’account di Spotify di uno qualsiasi dei protagonisti della serie. Il tutto risulta fresco, giovane, con una punta di nostalgia degli anni ’80 che non fa mai male.

Sulla bocca di tutti cinematographe.it

Sulla bocca di tutti è quindi un prodotto particolarmente godibile, crudo e reale tanto quanto assurdo e sovrannaturale. Il numero ridotto di episodi la rende particolarmente adatta a essere divorata in uno di questi pigri pomeriggi d’estate, in attesa di una seconda stagione ancora non annunciata ma decisamente necessaria per spiegare ciò che ancora resta irrisolto dopo i primi 244 minuti di visione.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Recitazione - 3.5
Fotografia - 4
Sonoro - 4
Emozione - 3.5

3.8

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