RomaFF13 – My Dear Prime Minister: recensione

Storia di amicizia, di trionfo della perseveranza e della buona volontà, My Dear Prima Minister è una bella favola indiana che emoziona e intrattiene.

L’India, come tutti quei paesi in cui una grossa concentrazione di persone non va di pari passo con una distribuzione equa delle ricchezze vede, da una parte ricchi con abitazioni dotate di ogni comfort, mentre dall’altra ai più poveri vengono negate persino le necessità più basilari. A Gandhi Nagar, baraccopoli di Mumbai, non mancano televisioni, canali satellitari e smartphone ma in nessuna abitazione è possibile trovare un bagno. Dopo aver esplorato Delhi nei suoi film precedenti, con My Dear Prime Minister (Mere Pyare Prime Minister, in originale) Rakeysh Omprakash Mehra sposta la sua attenzione su un’altra città dell’India e ci consegna una storia che all’amicizia e ai legami familiari contrappone l’ingiustizia sociale e la violenza sessuale ai danni delle donne, una delle piaghe ancora aperte nel paese.

My Dear Prime Minister: una commedia dalle tinte cupe

My Dear Prime Minister Cinematographe.it

Sargam (Anjali Patil), come tutte le altre donne di Gandhi Nagar, è costretta a uscire e vagare nel buio della notte per evacuare. Dopo la festa di Holi, la donna si imbatte in un suo ammiratore che, avendo bevuto troppo, cerca di prenderla con la forza. Aiutata dalla polizia finisce però per essere violentata da uno dei due ufficiali. Kannu (Om Kanojiya), figlio di Sargam,  dopo l’incidente vuole fare di tutto per proteggere la madre e si convince che l’unico modo per farlo sia costruirle un gabinetto. L’impresa non è facile ma il bambino è pronto a tutto pur di riuscirci.

Parte un po’ come se fosse una commedia, My Dear Prime Minister, con tutti gli elementi al punto giusto. Una storia d’amore che sembra in procinto di sbocciare, l’amicizia fortissima tra un gruppo di bambini, il clima di generale spensieratezza nonostante le difficoltà che il vivere in un sobborgo può comportare, le canzoni che strizzano l’occhio al ben più conosciuto cinema che ha reso Bollywood famosa. Ma basta un attimo e questa atmosfera rilassata viene spazzata via con un colpo di spugna. Dove poche ore prima i colori di Holi dipingevano l’aria e gli animi di tutti erano in festa, la notte porta con sé la violenza e strappa a Sargam il sorriso. Troppo piccolo per capire a fondo la gravità della situazione, Kannu cerca di far star meglio la madre riproponendole la canzone e la danza che li aveva fatti divertire qualche giorno prima, stavolta senza successo.

My Dear Prime Minister: un film senza troppe pretese che vuole educare ed emozionare

My Dear Prime Minister Cinematographe.it

Tanti sono i temi, sia sociali che universali, che Mehra cerca di affrontare con il suo film. Quello che più stupisce è la semplicità e la naturalezza con cui si è risuciti a inserirli nella sceneggiatura. Così, oltre a denunciare il problema dilagante legato agli stupri, si cerca anche di sensibilizzare all’educazione sessuale sia per quanto riguarda la distribuzione e l’uso dei preservativi che la prevenzione per la trasmissione e il controllo di malattie veneree. Dal punto di vista tecnico, invece, My Dear Prime Minister, non presenta particolari problemi ma neanche tecniche o punti di vista degni di nota. Accompagnato da una buona colonna sonora, le pellicola si concentra più sui suoi temi che non sulla sua forma mantenendosi pur sempre un prodotto valido.

Storia di amicizia, di trionfo della perseveranza e della buona volontà, My Dear Prima Minister è una bella favola indiana che emoziona e intrattiene con garbo mentre dissemina qua e là critiche a una società non equa e tradizionalmente classista e insegnamenti che, benché principalmente rivolti a un pubblico di compatrioti, si ammantano di un valore universale che li rende ancor più rilevanti.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.7