JFK – Un caso ancora aperto: recensione del film di Oliver Stone

Recensione de JFK - Un caso ancora aperto (1991), la pellicola-manifesto del cinema di Oliver Stone in bilico tra storia e indagine documentaristica, che scandaglia l'omicidio di Kennedy in tutte le sue forme, sino alla riapertura del caso.

Esistono rari casi in cui il cinema riesce a smuovere le coscienze al punto da diventare Legge, è il caso di JFK – Un caso ancora aperto (1991), diretto da Oliver Stone con protagonista Kevin Costner – è la piena rappresentanza della sua poetica cinematografica sempre in bilico tra fiction e indagine documentaristica – con cui il regista di Platoon (1986) scandaglia l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy sino all’osso.

Nel farlo JFK – Un caso ancora aperto segue le vicende dell’allora Procuratore Generale di New Orleans Jim Garrison che attaccò duramente il sistema e la Commissione Warren che indicava Lee Harvey Oswald come l’unico omicida del Presidente Kennedy; Garrison sosteneva invece come Oswald fosse il braccio armato di una cospirazione. La vicenda di cui narra la pellicola di Stone, tratta dal libro Sulle tracce degli assassini (1988) dello stesso Garrison, ebbe un impatto di non poco conto nella storia del cinema e nell’opinione pubblica, riuscendo addirittura a smuovere il Congresso degli Stati Uniti d’America come vedremo nei paragrafi successivi.

JFK - Un caso ancora aperto cinematographe.it

JFK – Un caso ancora aperto, in tal senso, è uno dei progetti che stavano più a cuore al regista newyorchese tre volte Premio Oscar, tanto che possiamo intuirne la passione e il profondo rispetto già dalle parole usate nelle note di produzione: “L’assassinio di Kennedy ha profondamente turbato la mia generazione e la nostra cultura. Penso che molti dei nostri problemi, la sfiducia nel governo, siano iniziati nel 1963. Da allora non abbiamo più creduto ai nostri leader. Gli americani sono diventati sempre più cinici. Non votano. I giovani non votano. Il Paese da allora ha conosciuto gli scontri razziali e una vera guerra civile.”

JFK – Un caso ancora aperto: il contesto storico della pellicola di Oliver Stone

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Per comprendere appieno il valore narrativo di JFK, bisogna fare un minimo inquadramento storico. Kennedy eredita dal Presidente uscente Eisenhower una guerra segreta contro la dittatura comunista di Fidel Castro, una guerra condotta dalla CIA e da alcuni inferociti esiliati cubani, questo per via della figura autoritaria di Castro che potrebbe compromettere gli interessi economici dei rapporti commerciali tra USA e America Latina.

La guerra occulta degenera nell’episodio de la baia dei porci dell’Aprile 1961, quando Kennedy rifiuta la copertura aerea agli esiliati cubani. Azione di cui Kennedy si assunse la piena responsabilità, ma che in privato rivelò essere un’azione della CIA che, mentendogli, lo voleva costringere a una invasione in piena regola di Cuba.

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8 ottobre 1962 – il mondo è sull’orlo di una guerra nucleare con il celebre episodio della crisi missilistica cubana – quando Kennedy ordina il blocco di Cuba, rivelando la presenza di missili offensivi sovietici, al largo di appena 90 miglia dalle coste americane. Navi sovietiche in direzione di Cuba pronte ad attaccare gli avamposti americani, per poi fare marcia indietro. Si dice infatti, che la retromarcia fosse stata compiuta grazie a un accordo segreto tra JFK e l’allora presidente dell’ex-URSS Chruščëv, con il quale Kennedy si impegnò a non attaccare Cuba.

La guerra al Comunismo, dopo l’inasprirsi della politica maccartista negli anni Cinquanta, divenne uno degli elementi chiave del mandato del Presidente Kennedy. Dopo la disfatta di Cuba infatti, gli USA dovevano mostrare la propria superiorità al mondo, alla Russia – nell’eterno conflitto tra Capitalismo e Comunismo.

Il conflitto fu totale, a partire dal Guerra in Laos – dove il coinvolgimento degli USA risultò poi essere la più grande covert operation prima della Guerra in Afghanistan – e la Guerra in Vietnam che costò la vita a 16.200 soldati americani. In tal senso gli sforzi del presidente Kennedy furono diretti a rafforzare economicamente, politicamente e militarmente il regime del Vietnam del Sud, auspicandone la trasformazione in un fiorente stato democratico in grado di fronteggiare la sfida del movimento guerrigliero Viet Cong.

L’aiuto al Sud – anche attraverso strategiche operazioni sotto copertura – venne spesso concesso a patto che il governo locale attuasse determinate riforme politiche. Ben presto, i consiglieri del governo statunitense giocarono un ruolo determinante, influenzando a ogni livello il governo sudvietnamita.

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Dobbiamo rivedere il nostro atteggiamento nei riguardi dell’Unione Sovietica. Ciò che fondamentalmente ci accomuna è che che tutti noi abitiamo questo piccolo pianeta. Respiriamo la stessa aria. Ci preoccupiamo per il futuro dei nostri figli. E siamo tutti mortali”. Dopo questo discorso all’American University di Washington nell’estate del 1963, Kennedy si inimicò e non poco i fanatici della Guerra Fredda. Ci volle poco prima di giungere a quell’infausto pomeriggio a Dallas nel novembre dello stesso anno.

JFK – Un caso ancora aperto: gli effetti legislativi – il JFK Records Act

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Il successo di JFK – Un caso ancora aperto e lo scalpore suscitato dalla tesi del complotto in esso contenuta, portarono alla creazione dell’atto di legge President John F. Kennedy Assassination Records Collection Act of 1992 (conosciuto anche semplicemente come “JFK Act“) e alla formazione di una commissione d’inchiesta denominata “U.S. Assassination Records Review Board” incaricata di riesaminare l’inchiesta successiva all’omicidio di Kennedy che lavorò sino al 1998.

La legge venne firmata dal Presidente George H. W. Bush alla fine dell’ottobre del 1992. Furono ascoltati nuovi testimoni mai presi in esame all’epoca dei fatti, inclusi molti medici che avevano visitato il cadavere del Presidente Kennedy; il governo degli Stati Uniti acquistò ufficialmente il filmato di Abraham Zapruder, e rese pubblici alcuni documenti relativi all’attentato precedentemente dichiarati top secret.

Per effetto della nuova commissione, inoltre, tutti i restanti documenti sull’assassinio di Kennedy dovevano essere resi di pubblico dominio nel 2017, anziché nel 2029, come aveva invece stabilito la precedente commissione Warren.

JFK – Un caso ancora aperto: la trama del film di Oliver Stone

JFK – Un caso ancora aperto racconta i fatti immediatamente precedenti all’assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e le successive indagini per opera del procuratore distrettuale di New Orleans all’epoca dei fatti, Jim Garrison (interpretato da Kevin Costner), che dubita della tesi ufficiale successiva all’indagine della Commissione Warren, la quale stabilì che Lee Harvey Oswald (interpretato da Gary Oldman) fu il solo esecutore materiale dell’attentato.

JFK – Un caso ancora aperto – un’opera sontuosa di rilettura storica

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A partire dalla sequenza d’apertura, JFK ci mostra il dolore del popolo americano, tra filmati di repertorio – tra cui il celebre annuncio di Edward R. Murrow alla CBS – e ricostruzioni ad opera. L’evento funereo, la pietra narrativa alla base del racconto, diventa opportunità per Stone per mostrare le reazioni di pancia, tra chi si indigna, chi piange e chi sperava che finalmente qualcuno facesse fuori Kennedy – facendo emergere così la figura del Garrison di Kevin Costner.

Stone costruisce così un’autentica cattedrale narrativa, in un susseguirsi di eventi avvolti da una fotografia patinata dai colori freddi – tipici del cinema anni Novanta – accentuati da una parata di guest star eccellenti da Joe Pesci a Donald Sutherland passando per Jack Lemmon e Vincent D’Onofrio – capitanati dal Premio Oscar per Balla coi lupi, Kevin Costner.

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Per una regia meticolosa, di classe, senza troppi fronzoli – dallo stile a metà tra fiction e indagine documentaristica – con cui Stone scandaglia non soltanto la materia letteraria da cui JFK è tratto, ma anche le intere carte delle indagini sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

La narrazione incede così in un ritmo lento e sincopato, dal crescendo graduale, delineando un secondo atto maestoso nella sua realizzazione che copre 6 anni di sanguinosa indagine: il vero cuore narrativo di JFK. È a questo punto della pellicola infatti, che Stone porta in scena un susseguirsi di tanti piccoli mid-point in cui ogni incontro condotto dal Garrison di Costner aggiunge un pezzetto in più nel delineare il mosaico di teoria (reale) del complotto di cui JFK si fa fervente portatore.

JFK – Un caso ancora aperto – Garrison, il perfetto eroe americano

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Una narrazione come dicevamo sontuosa, tra l’immenso e dilatatissimo secondo atto e l’affascinante terzo con la celebre sequenza in tribunale in cui Stone ricostruisce l’intero assassinio fotogramma per fotogramma – retta tutta sulle spalle del Garrison di Kevin Costner. Il personaggio del regista de Balla coi lupi, è infatti il perfetto eroe americano accecato dalla voglia di scoprire la verità – funzionale a Stone per poter scendere sempre più in profondità nel delineare la teoria del complotto attorno all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.

L’effetto collaterale dell’assalto al Governo di Garrison però, è il progressivo disgregamento del suo nucleo familiare della moglie Liz (interpretata da Sissy Spacek) e i figli Elizabeth, Jasper e Virginia – e del perenne stato di pericolo e terrore in cui la famiglia imperversa tra telefonate anonime e minacce di ogni tipo.

Emerge così il quadro di un personaggio a tutto tondo, un eroe valoroso, di sani principi, amorevole padre di famiglia e buon marito – inserendosi nel solco dei grandi uomini politici del cinema americano, tradizione inaugurata dal Jefferson Smith del James Stewart de Mr Smith va a Washington (1939) diretto da Frank Capra, sino ad Atticus Finch del Gregory Peck de Il buio oltre la siepe (1962) diretto da Robert Mulligan.

JFK – Un caso ancora aperto: il cinema supera i confini della sala e si fa storia

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Tra la sopracitata scena del processo, l’incontro con Mr X, e gli effetti legali con il JFK Act, JFK – Un caso ancora aperto rappresenta una di quelle pellicole che supera i confini della sala cinematografica per diventare non solo storia del cinema, ma anche evento storico a tutti gli effetti.

Il cinema di Stone riesce con JFK ad avere una forte carica politico-sociale come mai nessuna pellicola era riuscita a produrre, arrivando sino agli alti vertici, facendo riesaminare i provvedimenti della Commissione Warren, producendo un atto legislativo, qualcosa che va ben oltre la vittoria di un Oscar – nell’edizione del 1992 il film ricevette 7 nomination e vinse due statuette come Miglior Fotografia e Miglior Montaggio -, un qualcosa che consegna la pellicola con protagonista Kevin Costner all’immortalità artistica.

Regia - 5
Sceneggiatura - 5
Fotografia - 5
Recitazione - 5
Sonoro - 5
Emozione - 5

5