Andre Øvredal: la paura secondo il regista di Scary Stories to Tell in the Dark cinematographe.it

Scary Stories to Tell in the Dark è un horror tratto dall’iconica, ma profondamente inquietante serie di libri di Alvin Schwartz. Per allontanarsi da una struttura simile a un’antologia, il regista Andre Øvredal e il produttore Guillermo del Toro scelgono di mettere in luce un gruppo di giovani disadattati che devono affrontare tutte le paure che si frappongono tra loro e il futuro a loro riservato. Marco Beltrami, compositore noto per i suoi mirabili lavori in The Hurt Locker (2008), Snowpiercer (2013) e Logan – The Wolverine (2017), conduce le fila della trama assieme alla musicista russa Anna Drubich, parlando per conto di Sarah Bellows (Kathleen Polland): una ragazza ormai deceduta che ha trasformato la sua travagliata esistenza in una serie di racconti terrificanti, scritti in un libro che ha travalicato i limiti del tempo.

Scary Stories to Tell in the Dark: recensione del film

Ad impreziosire la partitura musicale vi è l’intervento della reinterpretazione di un brano folk rock, Season Of The Witch (1966) di Donovan.

Scary Stories to Tell in the Dark – Lana Del Rey e la versione psichedelica di Season Of The Witch

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Chiamata per infondere un effetto psichedelico alla pellicola, la cantautrice newyorkese Lana Del Rey si impone di prepotenza nel girato. Senza ulteriori indugi l’artista cattura l’essenza del racconto e lo trasforma in un gioco al gatto e topo con la minaccia rappresentata nel film. Cerca di assumere il ruolo di regista e va perfezionando un prologo incisivo, che ci introduce in tempo zero nel contesto viscerale e nell’inferno di Halloween targato Andre Øvredal.

Andre Øvredal: la paura secondo il regista di Scary Stories to Tell in the Dark

L’atmosfera del giorno di Ognissanti si incupisce di netto, proponendo una rivisitazione del brano accattivante, forte di una presenza vocale e una personalità unica nel suo genere. Il testo parla di una persona insicura, che si guarda allo specchio e nota differenti versioni di sé in procinto di emergere e prendere il possesso del corpo. Non si può non associare questa condizione preoccupante alla figura di Sarah Bellows, un’anima inquieta a cui non è stata concessa la libertà di espressione. Una ragazza incatenata a vita in una casa abbandonata, costretta a raccontare storie per togliere di mezzo il suo irriducibile malessere interiore.

Sarah è la vera protagonista della storia di Scary Stories to Tell in the Dark

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Con i due brani Opening (Sarah’s Theme) e Sarah’s Room, il duo di compositori assembla i ricordi di un passato burrascoso che percuote lo spirito di Sarah. Gli echi elettronici si mescolano con un grido quasi sussurrato, etereo, in continuo cambiamento. La paura di essere giudicata, derisa e messa in disparte da una famiglia che mai l’ha sostenuta, si traduce in una presa di posizione decisa. I mostri che vediamo del film sono l’estensione della rabbia precoce e della furia cieca di Sarah, alimentata dall’odio e dal disprezzo per gli esseri umani.

Due pezzi musicati alla perfezione, che rappresentano il punto focale dell’intera produzione. La particolarità sta nel lento rilascio, con un tormento che non si fa pressante ma altamente insidioso; una tipologia di influenza maligna che non si manifesta nell’immediato e va bilanciando l’energia e l’adrenalina dai toni orrifici con le vibrazioni speranzose nei film d’avventura con giovani protagonisti.

Scary Stories to Tell in the Dark: i Mostri sono fra noi, inarrestabili

Altri quattro brani dettano il tono e il ritmo di Scary Stories to Tell in the Dark, contemplando la silhouette dei mostri rilasciati dalle storie di Sarah. Esaminano i quattro avversari dei ragazzi protagonisti dal punto di vista concettuale, con un approfondimento musicale ragionato, mai ridondante o fuori sincrono. Essi sono Harold, Big Toe, Pale Lady e Me Tie-Doughty Walker.

Non si tratta di semplice innesto di terrore, ma di una suspense costante da aggiornare in corso d’opera. La prima volta che si leggono queste storie, di mostri maledetti e presenze sovrannaturali e invadenti, sono come un’esplosione di brividi. A fare da contraltare alla struttura dinamica del racconto vi sono note mai eccessivamente prorompenti. Il tocco di Marco Beltrami si nota; accompagna lo spettatore in uno scenario in sospeso fra reale e allucinato. Esalta gli aspetti terrificanti delle creature proposte nel film ma li riempie di quello spirito giocoso tipico della giovinezza.

Scary Stories to Tell in the Dark: le storie guariscono, le storie feriscono

Menzione a parte per Stories Heal Stories Hurt: un ingresso di sola andata per la piena comprensione del personaggio di Sarah Bellows. Un punto di non ritorno fatto di cambi drastici di registro ed emozioni instabili, condito dalla regia ispirata di Andre Øvredal. La più grande minaccia rappresentata in Scary Stories to Tell in the Dark altri non è che una proiezione lucida dell’ombra dei protagonisti Stella (Zoe Margaret Colletti), Ramòn (Michael Garza), Chuck (Austin Zaijur) e Auggie (Gabriel Rush).

Un brano denso di significato, che mette in luce il carattere ancora incerto dei suoi interpreti principali. Non prendono pienamente il controllo delle proprie paure, ma possiedono una determinazione tale da riuscire a contrastare le loro controparti oscure. Riferendoci al titolo del brano, le storie possono scombussolare le esistenze dei singoli, ma anche rafforzare l’unione di un gruppo di amici o stabilire una connessione profonda con le crepe che condizionano la mente e le intenzioni dei ragazzi. Il pianoforte accompagna un’impennata di violini ambigui, che tentano di prendere il sopravvento durante la seconda parte del brano, ma senza graffiare il girato. Una volta trovato il suo equilibrio, assieme a Sarah e al resto dei personaggi, anche il comparto sonoro si allieta e verrà confortato da un atto conclusivo risolutivo e all’insegna dell’ascolto e della comprensione.

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