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Amadeus è un anziano vedovo e brontolone. Solitario sulla tomba della moglie s’impunta a vivere da solo nonostante le avvisaglie di Alzheimer. Lo interpreta un favoloso Nick Nolte. Imbronciato, bofonchiante e pieno di ammiccamenti tragicomici. Eppur sprecato nella sua bravura, visto lo scorrimento farraginoso del film. Al fianco del vecchio Amadeus abbiamo il figlio, con il volto di Matt Dillon, un businessman troppo impegnato per prendersi realmente cura del padre, ma soprattutto chiuso nella negazione di una malattia neurologica aggressiva del genitore e alle prese con un matrimonio barcollante per un vecchio tradimento. In questo scenario non facile l’unica alleata del simpatico smemorato è la nipote, una ragazzina di 10 anni che stringerà con il nonno un legame fortissimo.

Un viaggio indimenticabile: l’esordio di Sophia Lane Nolte

La bambina a impersonare la nipote di Nolte ne è in realtà la figlia. Ha 10 anni Sophia Lane Nolte, e il suo esordio al cinema in questo Un viaggio indimenticabile è positivo. Padre e figlia fanno nonno e nipote, si spalleggiano nelle battute, traggono energia l’uno dall’altra e la piccola potrebbe anche andare incontro a una bella carriera. La giovanissima Matilda di cui tiene il ruolo è innamorata del nonno, è l’unica a fidarsi di lui e la prima ad avere il coraggio di entrare nel suo mondo di ricordi scombinati. Oltre alla piccola Nolte, nel cast figurano Emily Mortimer, attrice inglese vista recentemente nel Ritorno di Mary Poppins, e Eric Roberts. La prima interpreta la moglie di Dillon, mentre il secondo si presta al ruolo del neurologo.

Un viaggio indimenticabile: un remake di Til Schweiger

La regia è di Til Schweiger, che dopo l’esordio dietro la macchina da presa nel tedesco Honig im kopf (Miele in testa) uscito nel 2014, ha ben pensato di scrivere e produrne anche un remake con due star hollywoodiane di primo livello per provare a conquistare il pubblico internazionale. Infatti il titolo originale di Un viaggio indimenticabile è Head full of honey. Sempre miele in testa, anzi Testa piena di miele. A parte le zuccherine sfumature, i problemi di questa seconda prova dell’ex-Hugo Stiglitz di tarantiniana memoria montano come zucchero filato, per restare in tema di carboidrati.

La volontà di Schweiger era probabilmente quella di raccontare una storia di famiglia con delle alternanze tra tenerezza di un nonno smemorato e pasticcione da una parte e drammaticità di una malattia che devasta la mente dall’altra. Per riuscirci poteva prende due strade: quella della commedia con linee di dramma o quella della storia dura, tragica, attraversata dai raggi di luce dei buoni sentimenti. Sembra che invece la sceneggiatura danzi confusa tra vari registri senza mai trovare una propria identità definita. L’impressione tra l’ascolto di tante battute discutibili degli attori e una narrazione troppo spesso sfibrata è quella di uno script prodotto e diretto alla prima stesura. Un’opera acerba che messa in scena dimostra tutte le sue debolezze.

un viaggio indimenticabile cinematographe.it

A cominciare da squilibrio e poca credibilità di tante situazioni. Un hotel luxury di Venezia dove solo un consierge parla inglese, l’altra italiano; carabinieri con uniformi marchiate Polizia ma abbigliati da bobby londinesi e auto nere con banda rossa; implausibilità di tante piccole situazioni che porteranno Dillon alla decisione del ricovero fanno di questo melodrammone illuminato come uno spot del Mulino Bianco una specie di ammiccamento continuo e sdolcinato per un pubblico attempato. Sicuramente i giovani si terranno alla larga da un prodotto con ambizioni sentimentaliste e, ahinoi, al limite del macchiettistico. A proposito di target, fa pure pensare il product placement mai troppo elegante, per usare un eufemismo, al quale si legano prodotti e marchi come il caffè Lavazza e la birra Forst. Di produzione tedesca e americana, con lo zampino Warner Bros. per l’ambizione globale, Un viaggio indimenticabile ci arriva già come un brutto flop dagli States, dove, uscito a novembre del 2018, stando ai dati di Box Office Mojo, in una settimana ha raggranellato 12.350 dollari. Un catastrofico nulla anche considerando le 4 sale di numero che lo hanno proiettato.

Peccato davvero, perché l’idea del roadmovie tra ragazzina saggia e sveglia e nonno mattacchione offriva tantissimi spunti e possibilità di far meglio. E soprattutto, cast e opulenza della produzione non meritavano uno svilimento visivo e narrativo del genere. In quanto alla regia, oltre 2 ore e tantissime inquadrature inutili, la prova non risulta positiva. Ma resta opportuno ribadirlo: Nick Nolte era al suo stato di grazia. Il cincischiare del suo personaggio e le assenze mnemoniche erano perfezione. Peccato che in un ruolo potenzialmente “della vita” sia incappato in un film costellato di scardinature.

Il film è al cinema dal 21 marzo 2019 con Warner Bros. Pictures.

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