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Continua il mestiere da attore di Éric Cantona, interprete ed ex calciatore francese che diventa artista per la penna e la macchina da presa del cineasta connazionale Sébastien Betbeder. Ulysse e Mona sono le tappe per il perdono di un uomo che ha tenuto tutti lontano. Il classico mea culpa sul finale della vita che conduce tanti, da poeti a contadini, da musicisti a muratori, sulla strada dei rimpianti, per chiede un’ultima volta perdono a quelle persone che sono state escluse dai loro giorni. Anzi per farlo, probabilmente, per la prima volta.

È quello che accade al protagonista della comedy drama che trae il proprio titolo dai personaggi principali della pellicola, un guardarsi attorno per notare il grande vuoto lasciato e cercare di ritornare su quei fallimentari passi per farsene carico quando ancora non è troppo tardi.

Ulysse e Mona – La bizzarra commedia per andare indietro e chiedere perdonoulysse e mona cinematographe

L’arte unisce le persone. Non esattamente quello che è successo ad Ulysse (Éric Cantona), che nonostante una vita passata dietro i propri lavori, si ritrova con una tumore maligno al cervello e la prospettiva di affrontarlo tutto da solo. Sarà la presa di coscienza della solitudine che lo circonda a metterlo in macchina per scusarsi ed incontrare le uniche persone che ha mai ritenuto care nella propria vita e per farlo ha bisogno della sua nuovissima assistente Mona (Manal Issa), studentessa innamorata delle opere dell’artista e decisa ad assisterlo nei suoi voleri, pur non conoscendo a fondo le motivazioni del loro piccolo tour nel passato.

Ulysse e Mona è un film bizzarro. Piccolino, curioso, e a sottolinearlo subito è la colonna sonora vivace e stralunata composta dal gruppo musicale Minizza e che accompagna i due protagonisti nel loro percorso di scuse. Ma è stravagante anche per tanti altri aspetti: le reazioni che vengono suscitate nei personaggi, la maniera che hanno di comunicare tra di loro, il giovanissimo vicino di casa di Ulysse che attende di essere esaminato dagli alieni.

Una commediola che reclama le proprie stranezze, ma che lo fa per restituirle tutte sotto forma di simpatiche trovate per il pubblico osservante. Ha, infatti, un cancro grave il protagonista Ulysse, ma non significa per questo che non possa fuggire dalla finestra dopo che gli è stato annunciato che il suo destino è segnato da una malattia grave. È buffo, dunque, assistere alla nascita dell’amicizia tra artista e studentessa, nonché ammiratrice dell’uomo, e il percorso di pentimento di quest’ultimo che lo spingerà verso la riconciliazione.

Ulysse e Mona – Tra cliché e simpatiaulysse e mona cinematographe

Ed è un bene, per i personaggi e per la storia, avere questo singolare alone di stramberia. Il film di  Sébastien Betbeder, con i suoi dialoghi, le situazioni che va susseguendo e i risvolti intrapresi, non poù certo distaccarsi tanto da una serie di opere sul tema, che rivivono nel medesimo modo sia nei gesti che nelle parole dei protagonisti, non facendo dunque riscuotere loro il premio per l’originalità. Alcuni cliché sbucano, infatti, da dietro l’angolo e finiscono nel discorsi dei due interpreti e nelle azioni che compiono per permettere all’uomo di essere assolto dalle proprie colpe – anche qui, in fondo, non ci troviamo davanti a nulla di insolito.

Ma la fortuna di Ulysse e Mona è che, nonostante questa cappa di déjà-vu con altri racconti similari, nonostante le trovate scontate di cui va avvalorandosi, riesce comunque a risultare, in ultimo, singolarmente carino, avvicinando e lasciandosi avvicinare dal pubblico, che percorre insieme ai protagonisti la via a ritroso dello scorbutico Ulysse. Una pellicola che, proprio per gli stilemi elencati, sa fare della tenerezza il proprio punto di forza, tra peculiarità interne e apprezzabili, che permettono al film di non dover tornare indietro a chiederci scusa appena compare il buio della fine.