“Ho pensato fosse necessario proporre al grande pubblico una storia che raccontasse cosa può succedere nella vita di una normale coppia di omosessuali quando, all’improvviso, un bambino arriva a turbare il loro tran tran”.
Queste sono le note di regia di Massimo Cappelli, regista di Non c’è 2 Senza Te; ma era davvero necessario proporre al grande pubblico un film del genere? Se è pur vero che d’altra parte la normalità è relativa per ognuno di noi, in questo film stereotipi e luoghi comuni non rientrano per niente sotto questo termine. Niente di volgare (e per fortuna), ma questa commedia basata sulla coppia in crisi di due omosessuali fa acqua da tutte le parti.

Non c’è 2 Senza Te: recensione del film con Fabio Troiano e Dino Abbrescia

Moreno (Fabio Troiano) e Alfonso (Dino Abbrescia) sono una coppia omosessuale (vista e collaudata in Cado dalle Nubi) da più di dieci anni, presi di mira dalla vicina, la signora Capasso (Tosca D’Aquino), per le continue feste notturne.

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Nella loro vita, in un giorno qualunque, arriverà il nipote di Alfonso, Niccolò (Samuel Troiano) scaricato da sua sorella, per un viaggio in Oriente. Da qui, per non turbare il piccolo, che comunque capisce già come è la situazione, nessuno dei due cerca di dare dimostrazione della loro omosessualità, tanto che, da un giorno con l’altro, Moreno, designer di lavoro, approda nell’appartamento di Laura (Belen Rodríguez) per arredarlo, si innamora, e da gay diventa etero, finché la recita di fine anno di Niccolò (curata per altro da Laura, sua docente di spagnolo), non riavvicinerà i due amanti.
Irresistibile la citazione della canzone di Povia “Luca era gay e adesso sta con lei”.
La tentazione di chiedersi è “ma perché gli omosessuali devono per forza diventare etero, da un giorno con l’altro, per ritornare quelli di prima? Di punto in bianco, poi?”
Quando dovrebbe essere finalmente giunto il momento di abbandonare i luoghi comuni degli anni passati, tale per cui l’omosessuale è tutto giacchine e cravattine rosa, pantaloni gialli a quadri, vocetta stridula, che rivolgono tra loro al femminile e tutti questi attributi imbecilli che escono dalla bocca di gente imbecille, eccoli riaffiorare, senza preoccupazione alcuna, in questo film notevolmente imbarazzante.

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Se il risultato era quello di proporre una storia d’amore, che è mutevole sia per etero e sia per non, tra quando siamo in casa col proprio partner, una sorta analisi sulle maschere pirandelliane che mettiamo e togliamo a seconda della circostanza, e per nulla offensiva, ecco, tutto questo non è pervenuto.
Il tutto è corredato dal cameo di Tiberio Timperi che se ne esce con un “anche io sono gay, ma mica faccio così”, e di cui neanche il regista sa ad oggi se sia una cosa voluta o meno, probabilmente per dare e darsi una giustificazione sulla realizzazione di questa commedia, che commedia non è, perché il tentativo di far suscitare risate cade letteralmente a picco, peggio del titanic. E peggio ancora è ricorrere come elemento salva sedere, alla ormai ricorrente napoletanità del lontano ciclone del toscanaccio Pieeraccioni, perché alternativa non c’è.
Brivido su brivido, specie quando compare una Belen per nulla sorprendente sia nel ruolo, sia e soprattutto nella recitazione. La voglia di scappare urlando dalla sala diventa irresistibile.
Scontata “alle prese con un ruolo non facile” come dice Cappelli stesso (una difficoltà, anche qui, non pervenuta), che esordendo con un una serie infinita di insulti all’ex appena lasciato, si butta dal mattino alla sera nelle braccia del primo uomo arrivato a casa sua. per la serie, non ce lo immaginavamo proprio. Si salva solo per aver dato la voce alla colonna sonora.
Al peggio non c’è mai fine, specie quando la serie di marchette previste nel film sono sbattute in faccia allo spettatore, come se nulla fosse; ma come per il resto già detto, nessuno di è accorto di questi fattacci.

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Le uniche note di merito vanno a Cappelli per aver cercato di proporre un momento da commedia americana, quando Moreno vede Laura ovunque, dalla cameriera all’operatrice ecologica (probabilmente per riparare alla magra citazione della festa con cui inizia il film, a mò di grande bellezza, versione anni ’80 per costumi e musica) e all’interpretazione di Samuel Troiano, quello più a suo agio sia come interpretazione che come personaggio, all’interno di questa baracca che cerca di rimanere in piedi con enorme fatica.
Comparare questa interpretazione è facile, specie se lo si fa con quel miserabile film quale Mio papà di Giulio Base (citato in conferenza stampa dallo stesso Troiano, come ultimo lavoro, assieme all’amico Giorgio Pasotti) e nel quale vi è Niccolò Calvagna che se la cava meglio di tutti. Ma questa è un’altra storia.
Imbarazzante, irritante, demotivante e senza senso: perché fare una commedia non vuol dire andare per forza all’estremo forzare le situazioni e via dicendo; le sfumature per far ridere sono davvero tante, il tutto sta nell’impegnarsi a rendere concreto un lavoro pulito, che non abbia radici da Il Botteghino.
Un film che rimane dannatamente arretrato sia per svolgimento che per contesti, a quelli odierni e degli ultimi tempi, come Pride e The Imitation Game.
Il fatto che poi abbiano dovuto correre, Troiano e Cappelli per consegnare in data prefissata la sceneggiatura, fa già capire tutto.
Irritante il fatto che il Ministero dei Beni Culturali abbia ritenuto un film del genere di interesse culturale. Spreco e credibilità zero.
Non c’è 2 Senza Te è prodotto dalla Lime Film, distribuito alla M2Pictures, e vede alla sceneggiatura Fabio Troiano e Massimo Cappelli, alla regia lo stesso Cappelli, e nel cast Fabio Troiano, Dino Abbrescia, Belen Rodríguez, Tosca D’Aquino, Samuel Troiano; esce nelle nostre sale il 5 Febbraio.

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