TSFF 2019 – Last Sunrise (Zui Hao De Ri Chu): recensione

La nostra recensione del film cinese Last Sunrise (Zui Hao De Ri Chu), presentato durante il Trieste Science+Fiction Festival 2019.

Nel futuro mostratoci da Last Sunrise (Zui Hao De Ri Chu), si sono esauriti i combustibili fossili, e la terra è stata costretta ad abbracciare un futuro a base di energia nucleare e soprattutto solare. La nostra stella è diventata qualcosa di più di un mezzo di sostentamento, ma quasi una nuova divinità, di certo è ciò da cui dipende ogni tipo di attività, dall’uso delle auto a quello dei PC, dal funzionamento dei mezzi di trasporto, all’agricoltura.

Yang (Jue Zhang) è un giovane dilettante astronomo che comincia a notare qualcosa di strano nel sole, quasi come se stesse cambiando di luce e intensità; nessuna delle autorità gli crede, ma in brevissimo tempo appare chiaro che il Sole sta scomparendo per qualche strana ragione.
Mentre la civiltà scivola in un caos terribile, Yang cerca di sopravvivere assieme alla vicina, la pedante ma cocciuta Mu (Ran Zhang), con la quale comincia un’odissea alla ricerca di un posto sicuro, dove vi siano ancora luce, civiltà e quell’ossigeno che comincia a mancare.

Tra agguati, paura, terrore e freddo, i due avranno modo di conoscersi meglio, di aprirsi  l’una verso l’altro, confessare paure e rimorsi, mentre attorno morte e disperazione li braccano e la vita sembra destinata a scomparire assieme al Sole.

Last Sunrise (Zui Hao De Ri Chu)

Primo, timido, tentativo di parlare di fantascienza da parte del cinema cinese, così settorialmente concentrato da sempre su wuxia, cinema d’autore e poco altro, Last Sunrise è diretto dal debuttante Wen Ren, autore della sceneggiatura assieme a Min Yu, Yankang Mei e  Yiqing Li.

Il risultato, al netto di alcune incongruenze nello script e di una certa mancanza di concretezza verso il finale, è sicuramente positivo, visto che Ren riesce a confezionare un racconto che se da una parta cita (sempre molto rispettosamente) una marea di pellicole incentrate sulla fine del mondo, dall’altra offre qualcosa di veramente originale e accattivante, di fresco e sorprendente.

Risulta molto interessante la scelta di mostrare il tutto dal punto di vista non di due astronauti o eroi, ma di due ragazzi problematici, pieni di paure e rancori, sperduti in mezzo a un’umanità descritta come inaffidabile, spietata, egoista.

Last Sunrise cinematographe.it

Grazie ad una fotografia perfetta nel guidarci (ma senza mostrarci troppo) in un mondo sempre più oscuro e senza punti di riferimento, Last Sunrise si dimostra sempre convincente e credibile, evita la retorica pur senza rinunciare all’introspezione, all’andare oltre il ricreare ciò che potrebbe succedere, per concentrarsi invece su ciò che già succede oggi, sotto il sole.

Siamo un’umanità senza empatia, misantropa, che non sa più legarsi ai propri simili, schiava delle piccole comodità, della propria pigrizia, gregge che non sa più pensare e sentire autonomamente, che non sa più elargire neppure la più basilare forma di solidarietà.

Wen sposa (ma solo a metà) la visione di un Homo homini lupus, per quanto suggerisca che solo nel fondo del pozzo delle nostre speranze siamo capaci di mostrare finalmente emozioni, di aprirci, di interagire con gli altri. Il buio del mondo circostante fa da contraltare alla luce che si accende nei protagonisti, insicuri, sovente inetti, ma mai domi, mai rassegnati del tutto.

Last Sunrise cinematographe.it

Tuttavia Last Sunrise (con un difetto tipico delle opere prime) si prende infine troppo sul serio, esagera con 105 minuti che effettivamente, per come ad un certo punto si dipana la trama, son veramente troppi, sono gestiti male, con un finale un po’ debole e mal strutturato. Il che comunque non toglie nulla all’energia, alla vitalità di un film che osa, sa commuovere, usa anche una piacevolmente tenue ironia e cerca il più possibile di offrire qualcosa di nuovo, di autentico.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 4

3.5