Roma FF16 – Io sono Babbo Natale: recensione del film con Gigi Proietti e Marco Giallini

L'ultimo film con Gigi Proietti presentato alla Festa del Cinema e in sala dal 3 novembre 2021.

Preparate gli addobbi, ultimate la lista e rassettate le coscienze: è già tempo di Natale. O almeno secondo Lucky Red, che dal 3 novembre 2021 arriva in tutti i cinema italiani con Io sono Babbo Natale, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2021. La data, che sembra avvicinare Halloween a Natale in un rischio distributivo non secondario, è in realtà commemorativa. Sarà infatti trascorso un anno dalla scomparsa di Gigi Proietti, che nel film di Edoardo Falcone recitò per un’ultima volta. Un’occasione dunque per salutare, e ricordare il Maestro italiano, qui nelle dolci vesti di Babbo Natale e affiancato da Marco Giallini.

Io sono Babbo Natale è una storia già scritta ma emoziona comunque

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Il Natale non accoglie rivoluzioni. Anche quando esagera, da Babbo Bastardo a Klaus è una storia già scritta. Dominano i buoni sentimenti, la redenzione, la gioia. Il film non è differente. Ma diverte comunque. Allo spettatore si propone con dolcezza e abilità comica, retta dallo scontro di un duo romano che riprende il solco dei film per famiglie con quote comiche specifiche. Un po’ per i genitori: il cinismo di Giallini, ormai una certezza. E tanto per i bambini: il Babbo Natale di Proietti. L’incontro (scontro) dei due fa scintille, e conquista un po’ tutti. Anche se la storia è sempre quella. Ma appunto, la colpa è del natale. Sempre uguale a se stesso.

In questo canone stabilito di tradizioni scopriamo la storia di Ettore (“Un nome Omerico!”, dirà il personaggio interpretato da Proietti), ex detenuto figlio di una vita famigliare traumatica. A interpretarlo è ovviamente Giallini, che con la consueta verve entrerà in scontro con il bonario Nicola Natalizi, anziano signore dall’imprevedibile segreto: “Sono Babbo Natale”.

La redenzione è dietro l’angolo. E neanche troppo nascosta. Ma non ci importa, è natale! Ettore impara da Babbo Natale, Babbo Natale impara da Ettore. Lo scambio ha la forma dello scontro, verbale e fisico. Inevitabilmente il film regge, con discretta sicurezza, su un duo attoriale dinamico. Gigi Proietti sembra divertirsi in un ruolo che commuove, sia per la consapevolezza in seno allo spettatore di un saluto obbligato, sia per la dolcezza intesauribile di barba lunga, pancione e vestito rosso. “I poteri non bastano, serve trasformarsi”, dirà Proietti a un Ettore beffardo ma ferito. L’ex detenuto, fuori dal carcere, riscopre le macerie di una vita di sotterfugi. L’ex moglie con il nuovo compagno, i soldi scomparsi (perché “anche per la malavita c’è crisi), la figlia che non lo ricorda. Una vita da ricostruire, e un passato con cui fare pace per accettare di essere buoni. Eccoli: i bei sentimenti. Permeano la scena, anche quando Edoardo Falcone la puntella di trovate interessanti, quasi tutte presenti in sceneggiatura prima che in regia.

Babbo Natale tra gli Avengers

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C’è ad esempio l’idea di un Babbo Natale-Supereroe, che fa del film di Falcone una specie di film supereroistico e del personaggio un Avengers dotato di invisibilità, supervelocità, capacità di attraversare le pareti. per non citare i gadget alla Batman, come il sacco infinito e la Babbomobile elettrica. Purtropo la messa in scena non rende sempre onore a una buona sceneggiatura. Oltre a una sequenza di volo che elimina ogni profondità tra scenografia e soggetti, con una CGI che ricorda le difficoltà ancora importanti delle produzioni italiane, segnaliamo anche un vestito da Babbo Natale poco convincente e indossato in scene di trasformazione dalla resa discutibile.

Il film però è altrove. Nella battuta a strati che accontenta un po’ tutti. Ora Babbo Natale vive a Roma e ricorda la Lapponia con dolcezza, anche perché lì non ci sono “buche, monnezza e trasporti incerti”. Dall’Italia gestisce un lavoro difficile ma importante, che segna la vita di grandi e piccini. Non è “un commerciante all’ingrosso” o “un feticista del giocattolo”, come dice Ettore. Anche perché, ammetterà il signor Natalizi, su “Amazon c’è tutto”. Babbo Natale è invece un testimone, l’idea vivificata che donare è possibile.  Dare senza arraffare. Io sono Babbo Natale è dunque anche consuetudine retorica tutta natalizia, ma riproposta nel volto di Proietti. E per questo, con un po’ di commozione, ci rimettiamo all’ascolto: improvvisamente è già Natale.

Regia - 2
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.8