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Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba è il settimo film di Stanley Kubrick, nonché la prima e ultima escursione nel campo della commedia di quello che oggi è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri della settima arte. L’uomo che ha indelebilmente segnato i più disparati generi come quello storico (Spartacus), il war movie (Orizzonti di gloria e Full Metal Jacket), la fantascienza (2001: Odissea nello spazio) e l’orrore (Shining) non poteva però accontentarsi di un soggetto semplice e rassicurante, con cui ridere spensieratamente in compagnia.

Stanley Kubrick sceglie invece come tema del suo film quella che nel 1964 (anno di uscita) era senza dubbio la paura più grande di ogni persona, e in particolare dei cittadini americani e statunitensi: la possibile deflagrazione della Guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica in un vero e proprio olocausto nucleare. Un incubo a occhi aperti che era stato quantomai vicino e realistico appena due anni prima, con la crisi dei missili di Cuba, e che dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy (ucciso solo pochi mesi prima, in quel 22 novembre del 1963 in cui per una macabra coincidenza avrebbe dovuto avere luogo la prima proiezione riservata alla stampa del film) era ancora più spaventoso.

Il dottor Stranamore: l’incubo dell’olocausto nucleare secondo Stanley Kubrick

Per mettere in scena quella che ancora oggi è ritenuta una delle più grandi commedie di sempre, nonché sublime e pungente satira sulle debolezze e sulle contraddizioni dell’ambiente militare, Stanley Kubrick si avvale della collaborazione di straordinari interpreti come George C. Scott (che vincerà l’Oscar 7 anni dopo per Patton, generale d’acciaio), Sterling Hayden, un giovane James Earl Jones (storica voce di Darth Vader) e soprattutto Peter Sellers, che dopo aver partecipato al precedente film del cineasta americano Lolita si cimenta addirittura in questo caso in tre ruoli completamente diversi fra loro, dando ancora una volta prova della sua proverbiale verve comica e della sua insuperabile poliedricità. Fondamentale inoltre per la riuscita della pellicola l’apporto degli sceneggiatori Terry Southern e Peter George, abili a declinare in tono grottesco le tematiche presenti nel romanzo Red Alert dello stesso George, su cui è basato Il dottor Stranamore.

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Il folle e guerrafondaio generale americano Jack Ripper (Sterling Hayden) impartisce allo stormo di bombardieri da lui comandati l’ordine “R”, ovvero la reazione nucleare all’attacco di un nemico. Il generale si assume una prerogativa riservata usualmente al solo presidente degli Stati Uniti, sfruttando un’eccezione alla regola stabilita per far fronte a situazioni di particolare urgenza o gravità, e lo fa non per una reale necessità, ma perché intimamente convinto dell’esigenza da parte degli Stati Uniti di attaccare preventivamente l’Unione Sovietica, in modo da non essere colti di sorpresa da una loro improvvisa azione di guerra.

Il dottor Stranamore: una folle e grottesca rappresentazione dell’ambiente militare

I velivoli accettano l’ordine e cominciano a dirigersi verso gli obiettivi, ma ben presto le più alte sfere del governo degli Stati Uniti vengono a conoscenza dell’imminente attacco. Alcune persone, fra cui il generale Turgidson (George C. Scott), vorrebbero continuare l’azione senza incertezze a causa del poco tempo rimasto per fermarla, mentre altre, come il presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley (Peter Sellers), sono dell’idea di cercare di evitare con ogni mezzo il conflitto coi russi. Dalla War Room del Pentagono, il Presidente degli Stati Uniti cerca di mettersi in contatto con l’unica persona in possesso dei codici necessari a fermare l’attacco, ovvero lo stesso Ripper, ma quest’ultimo si barrica nella sua base insieme al colonnello britannico Mandare (Peter Sellers), che cerca invano di farlo ragionare.

Nel frattempo, il Presidente statunitense apprende dal premier sovietico e dall’ambasciatore Alexei De Sadesky (Peter Bull) che una delle basi che sta per essere attaccata contiene Fine del mondo, dispositivo progettato per fare esplodere in caso di necessità una serie di potentissimi ordigni nucleari, che cancellerebbero la vita dalla Terra per circa un secolo. Sullo sfondo di una possibile apocalisse nucleare, ha così inizio una serie di eventi grotteschi e situazioni tragicomiche, che coinvolgono anche il sinistro Dottor Stranamore (Peter Sellers), scienziato ex nazista naturalizzato statunitense e nominato direttore per lo sviluppo delle armi nucleari.

Il dottor Stranamore: la guerra come surrogato della sessualità

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Fin dai primi minuti de Il Dottor Stranamore, è chiaro allo spettatore che la satira e l’umorismo di Stanley Kubrick non sono rivolti tanto alla pur inquietante fragilità delle procedure e dei sistemi di sicurezza relativi alla gestione e all’utilizzo delle testate nucleari, quanto piuttosto agli uomini che le governano, dipinti nel migliore dei casi come persone infantili inadatte all’amministrazione di situazioni di tale gravità, e nel peggiore come esseri folli e paranoici, che compensano le loro frustrazioni in un bellicismo cieco e ottuso.

Fin dai geniali titoli di testa curati da Pablo Ferro, in cui sulle note di Try A Little Tenderness assistiamo a una sorta di lascivo accoppiamento fra aeroplani, con una fusione fra musica e immagini di veicoli anticipatrice della celebre danza delle astronavi di 2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick costella il film di continui riferimenti sessuali, che spaziano dalle allusioni ai festini a luci rosse del premier sovietico al kit distribuito ai militari, pieno di oggetti erotici.

Il senso di tutto ciò è chiarissimo, e trova la più chiara esplicitazione nei deliranti discorsi di Ripper (chiaro riferimento a Jack the Ripper, ovvero Jack lo squartatore), che celano sotto una patina di ridicolo complottismo sulla presunta fluorocontaminazione delle persone la sua impotenza: secondo Kubrick, la voglia di fare la guerra e la sete di violenza sono a tutti gli effetti dei surrogati della sessualità, che alcuni uomini usano per incanalare i loro istinti animaleschi, compiendo però azioni inutili o dannose, destinate a trascinare l’umanità intera verso l’autodistruzione.

Il dottor Stranamore: un trattato sulle debolezze umane

A differenza di altri film del genere, come il “gemello” A prova di errore, uscito nello stesso anno e con molti punti di contatto con Il Dottor Stranamore, Kubrick utilizza l’incubo nucleare per mettere al centro di tutto l’uomo e la sua tragicomica tendenza a vanificare qualsiasi forma di progresso con la ricerca dell’annientamento dell’avversario, dagli esiti inevitabilmente infausti. Il cineasta americano dà così vita a un vero e proprio trattato sulle debolezze umane, che ci fa sorridere e ci inquieta allo stesso tempo, perché realistico e quasi familiare ancora oggi, anche nei suoi passaggi più folli e bizzarri.

Tutti i personaggi principali e secondari sono infatti volutamente raffigurati come delle macchiette, in un tripudio di situazioni grottesche che ne evidenziano l’atavica mediocrità. Nonostante ciò, non facciamo fatica a scorgere similitudini, anche involontarie, con reali personaggi passati, contemporanei e successivi rispetto a Il Dottor Stranamore, che ci fanno riflettere su quanto sia precario l’equilibrio in cui viviamo e sul fatto che la miccia potenzialmente scatenante di un conflitto nucleare su vasta scala sia in mano a personaggi tutt’altro che irreprensibili.

Il dottor Stranamore gode della straordinaria interpretazione di Peter Sellers

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Fra i vari interpreti svetta un monumentale Peter Sellers, in grado di interpretare con la stessa efficacia tre personaggi completamente diversi fra loro: il fragile e imbranato presidente degli Stati Uniti, seriamente preoccupato per la situazione ma completamente incapace di gestirla, il pacato colonnello Mandrake, stretto fra la follia reazionaria del generale Ripper e la necessità di trovare una soluzione a un’imminente crisi internazionale, e soprattutto l’indimenticabile Dottor Stranamore, che cerca con scarso successo di dissimulare il suo passato di nazista e la sua sete di guerra, in un’esilarante serie di tic e di nevrosi.

L’attore britannico si esibisce in tutto il suo campionario di mimica, voci, smorfie e tempismo comico, dando vita a una serie di memorabili siparietti che riescono perfettamente nell’intendo di ridicolizzare le persone coinvolte e protagoniste di una situazione di estrema gravità. Impossibile non ridere, e di conseguenza non fare amare riflessioni, con le spassose telefonate fra il presidente degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, con la forzata e ostentata calma con cui Mandrake cerca di fare ragionare un folle ossessionato dai complotti e dal comunismo o con la malcelata perfidia del Dottor Stranamore, che, con l’approssimarsi della fine dell’umanità per come la conosciamo e con la necessità di ripopolarla, lascia riaffiorare il suo passato da teorico della razza, faticando a contenere il suo braccio desideroso di fare nuovamente il saluto nazista.

Il dottor Stranamore e il suo ultimo fatale colpo di scena

George C. Scott non è da meno nell’interpretazione del cinico e guerrafondaio Turgidson (letteralmente “figlio del turgido”), che si contrappone alla volontà del presidente e dei suoi collaboratori di mantenere la pace, cercando di cogliere l’occasione del sempre più vicino conflitto per sfogare la sua voglia di guerra e violenza. Nei suoi tic e nella sua evidente eccitazione per il corso catastrofico degli eventi riscontriamo lo stesso avvilente comportamento dei guerrafondai di oggi, sempre pronti a mettere da parte il loro apparente rigore per abbandonarsi a qualsiasi pulsione sessuale e a sfogare il loro carico di odio verso il nemico di turno.

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In un susseguirsi di eventi e capovolgimenti di fronte, la minaccia nucleare alla base de Il dottor Stranamore sembra fortunatamente scongiurata. Ma la sceneggiatura del film, minuziosamente studiata e curata nei minimi dettagli, prevede un ultimo fatale colpo di scena. Non è un caso infatti che sia il presunto eroismo e l’aspirazione al sacrificio, inculcati in ogni esercito di qualsiasi nazione e livello, a ritorcersi contro agli Stati Uniti e, di conseguenza, a tutto il mondo. Il bombardiere del maggiore Kong, anche se gravemente danneggiato, sfugge infatti alle comunicazioni e al tentativo di intercettamento da parte dei sovietici, proseguendo verso il suo obbiettivo in un volo rasoterra fatalmente invisibile ai radar.

Il dottor Stranamore e il suo tragicomico finale

Stanley Kubrick ci regala così l’ennesimo straordinario tassello di un capolavoro della Settima Arte, mostrandoci il maggiore Kong intento in quello che gli appare come un atto d’eroismo, ma che invece sarà la miccia per l’attivazione del letale ordigno fine di mondo e per il cataclisma nucleare, ovvero il bombardamento di una base russa. Il cineasta americano si cimenta nell’ennesimo riferimento sessuale del film, mostrandoci il militare a cavallo della bomba come un cowboy in un rodeo, in preda a quello che ci appare come un vero e proprio orgasmo bellico.

L’accostamento guerra-sesso torna poi prepotentemente nell’ultima sequenza, dove i militari e le alte sfere del governo americano, stuzzicati da un Dottor Stranamore ormai in preda a un delirio d’onnipotenza, dimenticano in fretta il disastro umanitario che si sta compiendo, solleticati dalla prospettiva di passare i successivi decenni sottoterra, lontani dalle letali radiazioni, in compagnia di un notevole numero di avvenenti donne, con cui ripopolare il popolo americano al ritmo più alto possibile, cercando di battere anche in questo i sovietici, che probabilmente faranno altrettanto nei loro bunker. Una sequenza comica nella sua tragicità, che rappresenta l’innata tendenza umana alla proiezione di ogni suo dilemma nella sfera sessuale e all’autodistruzione.

Il dottor Stranamore racconta la disarmante pochezza del genere umanoIl dottor Stranamore Cinematographe.it

Le immagini di una successione di funghi atomici, sulle note dell’evocativa We’ll Meet Again, racchiudono al loro interno il senso dell’operazione e, più in generale, il giudizio di condanna e derisione nei confronti dell’umanità da parte di quel genio di Stanley Kubrick. Solo un genio può infatti trattare una tematica così dolorosa e terrificante con un beffardo sorriso senza risultare fuori luogo e solo un maestro dell’arte visiva può riuscire nella difficile impresa di rendere delle raccapriccianti immagini di devastazione un finale accettabile, elegante e quasi naturale per questa sua sagace riflessione sull’uomo e sulla guerra.

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba si rivela quindi ancora oggi uno dei più luminosi esempi dell’arte di un cineasta mai allineato e mai banale e sempre in prima linea nel mettere in evidenza l’incoerenza e le debolezze dell’uomo e della società. Un film che ancora oggi, a 55 anni esatti dall’uscita, ci appare più attuale che mai, e capace di rappresentare in appena 93 minuti di straordinario cinema, servendosi di una stupefacente galleria di idioti, l’inquietante caducità e la disarmante pochezza del genere umano.

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