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Furie, film attualmente disponibile su Netflix, è un esempio perfetto di action mirabolante ma senza troppi orpelli visivi da mostrare in maniera compiaciuta. Vediamo protagonista Hai Phuong (Veronica Ngo), un ex-gangster divenuta madre che non riesce a sfuggire al suo passato criminale. La storia comincia ad animarsi quando un gruppo di trafficanti di organi rapiscono sua figlia e per Hai sarà una lunga e infernale giostra all’insegna del massacro e degli scontri fisici senza concedersi pause lungo la via.

Furie: una corsa contro il tempo

recensione furie netflix cinematographe.it

La pellicola, diretta da Le-Van Kiet, si concentra unicamente sull’estetica e sulla reattività dei colpi offerti e incassati da una donna sofferente e in cerca di una stabilità emotiva. Un modo per rafforzare il comparto narrativo, che espone le dinamiche squilibrate fra una mamma e una figlia. Hai non riesce a supportare a dovere i voleri e i bisogni di Mai, una bambina sola che vorrebbe passare giornate più spensierate e in compagnia di amici fidati. Si parte da un soggetto dagli spunti promettenti, entrando subito a contatto con la puntuale svolta drammatica: il rapimento. Il cast tecnico e artistico si serve di una miccia che infiamma l’animo della protagonista, intenta a farsi terra bruciata intorno pur di ristabilire il rapporto con sua figlia.

La furia umana più pura e tangibile viene sprigionata nel corso della pellicola, mettendo in scena l’arte del Vovinam: esso è sia strumento di morte che percorso di rinascita. Un espediente fondamentale per sviluppare una trama apparentemente scarna, preferendo invece soffermarsi sulle coreografie dall’impatto emozionale ricercato. Veronica Ngo gestisce con grazia un corposo quantitativo di sequenze d’azione avvincenti, non concedendosi una tregua per riprendere fiato.

Furie: l’arte del Vovinam espresso al massimo del suo potenziale

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Un’ottima gestione delle ambientazioni esalta le potenzialità del Vovinam: l’arte marziale del Vietnam sottolinea la dualità fra influenza negativa e positiva, un aspetto cruciale che sta alla base di tutte le filosofie orientali. Uno spirito irascibile finisce per contemplare l’arte presa in esame e deve imparare a padroneggiare la tecnica. Dopo aver affrontato questa fase si coltiva la conoscenza, si forgia la forza di volontà e si stabilizza la nobiltà d’animo. Non servono passaggi espositivi per raccontare l’evoluzione intestina e psicologica di Hai: l’interprete principale sfoggia la sua travolgente dote di combattente e il ritmo ne trae giovamento.

I colori emergono per mettere in risalto i villaggi rurali e la città di Saigon, pregna di luci al neon e centinaia di motorini che sfrecciano nelle strade affollate. La frenetica Saigon notturna invade la mente di Hai, divisa fra senso del dovere e istinto materno da ripristinare per ottenere la completa fiducia di Mai. Con Furie si ha la possibilità di scoprire un’interprete tenace e pronta a qualsiasi sfida in termini di stunt, e le dinamiche di un’arte marziale basata sulla coordinazione e sul contrattacco immediato. La regia è immersiva, capace di stare al passo con la protagonista e i lottatori più agili.

Una pellicola elettrizzante che ingrana la marcia dopo alcuni istanti nella quale si analizza al meglio il contesto familiare, per poi esplodere in una serie inarrestabile di scontri fisici all’ultimo sangue. Decisamente consigliato a tutti gli appassionati del filone action all’insegna di combattimenti peculiari, dove viene esaltata una tecnica fresca e aggiornata.

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