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Era il 1982 quando Ridley Scott scriveva una delle pagine più memorabili che la fantascienza moderna potesse ricordare. Blade Runner cambiò per sempre il modo di intendere e interpretare il cinema di genere, nessun film da allora avrebbe potuto ignorare quel lascito pari quasi alle tavole dei comandamenti della fantascienza. Partendo da questo presupposto e considerando quanto fosse importante per il cinema in generale e per i fan un film come Blade Runner nessuno poteva aspettarsi che Sony Pictures, a distanza di più di 30 anni, prendesse in considerazione l’ipotesi di girare un sequel.

Ovviamente considerando il core business attuale fatto di sequel, prequel e rilanci generali di grandi marchi degli anni passati nessuno si sarebbe tuttavia scandalizzato di fronte a quell’annuncio del sequel di Blade Runner. Detto questo però molti sono rimasti colpiti quando questo tanto temuto spauracchio di Blade Runner 2049 venne affidato nientemeno che a Denis Villeneuve, uno dei migliori registi di fantascienza degli ultimi anni, l’unico che, per certi versi, ricorda molto Ridley Scott nel modo di approcciarsi al genere Sci-Fi.

Appesantito da un fardello notevole creato volente e nolente dal predecessore, Denis Villeneuve ha accettato di dirigere forse uno dei sequel ritenuti impossibili sia dai fan che dalla critica. La storia del cinema ne è piena di missioni fallimentari, di apparenti profeti della regia che tentarono di eguagliare i grandi cult del cinema (per citarne alcuni potremmo parlare dei sequel di 2001: Odissea nello spazio, dei sequel di Halloween, de L’Esorcista) ed è purtroppo molto povera di casi in cui un sequel sia stato positivamente ricevuto dai fan e soprattutto dalla critica. Una tendenza diffusa in queste prosecuzioni filmiche è il tentativo di omaggiare il predecessore, cadendo, oltre che nel deja-vù, anche in un disturbante citazionismo che rende così la pellicola un vero strazio.

Blade Runner 2049 dimostra che Denis Villeneuve non è un uomo a caso in un momento di lucida follia, ma rivela come la sua lucida follia sia la nutrice di uno straordinario interprete del genere che elargisce un tripudio di emozioni e lezioni di stile probabilmente mai incontrate nel corso degli ultimi anni. Se in Arrival il regista ci aveva catturati con la sua delicatezza, il suo stile classicista e avvolgente ma nello stesso tempo minimalista, in Blade Runner 2049 assistiamo a quello che si può definire un concerto visivo senza precedenti nella storia recente del cinema. Quando si supera il concetto, a tratti pleonastico, dell’omaggio al film di Ridley Scott si viene trascinati in una vera discesa catartica dove un mondo dominato dai ricordi e da un obbligato ritorno al passato fanno da cornice a una storia oscura ma dannatamente affascinante.

Protagonista del film è Ryan Gosling nella migliore interpretazione della sua carriera, ma chi davvero affascina per dominanza scenica e potenza comunicativa è Jared Leto, il suo personaggio rappresenta, in un certo qual modo, l’anticristo concepito da Scott già nel primo film e portato quasi a idolatria da Villeneuve. Ovviamente non dimentichiamo il ritorno di Rick Deckard, con un Harrison Ford sempre superbo e una Sylvia Hoeks, angelo prediletto di Wallace (Leto), straziante, gelida e falsamente candida.

Blade Runner 2049 Denis Villeneuve

La trama di Blade Runner 2049 è ambientata ben 30 anni dopo quella del primo film

Ci troviamo nel 2049 in un mondo diverso da quello che ricordiamo, la Tyrell Corporation è miseramente fallita dopo diverse ribellioni ed è stata rilevata dall’industria Wallace. In una Los Angeles sempre oscura e tartassata dalla pioggia continua la caccia e il ritiro dei modelli di replicanti ritenuti pericolosi, i Blade Runner sono sempre in azione. L’agente K, interpretato da Ryan Gosling, viene mandato a indagare su una serie di eventi che potrebbero scatenare le conseguenze di un terribile segreto. In un mondo ormai sull’orlo del collasso un solo passo falso potrebbe compromette l’intera esistenza del genere. K dovrà scontrarsi con l’oscuro passato dei replicanti, con i segreti della Wallace e trovare risposte a una serie infinita di domande che portano tutte a un solo nome, quello di Rick Deckard.

Blade Runner 2049

Nel girato di Denis Villeneuve si colgono a chiare lettere gli omaggi e i riferimenti al capolavoro di Ridley Scott, ma non per questo il film va visto e ricordato. L’intero apparato scenografico, adornato da una poderosa colonna sonora – che riscrive la grandezza di Vangelis grazie al lavoro incredibile di Benjamin Wallfisch e di Hans Zimmer – dona un’esperienza visiva davvero appagante, con un uso dei colori e delle luci senza precedenti. La fotografia di Roger Deakins è da Oscar e l’amalgama generale degli effetti visivi con le spettacolari scenografie di Dennis Gasner rendono il film di Denis Villeneuve un vero capolavoro scenico.

Uno degli aspetti che si temeva di più di questo nuovo Blade Runner 2049 era proprio l’eccessiva cura dell’apparato artistico a discapito della sceneggiatura. La storia che narra il film è thrilling al punto giusto, avvincente e incredibilmente coinvolgente. Nei suoi 163 minuti di durata il film di Villeneuve incanta, delizia e a tratti strabilia per eleganza, emozione e suadenza artistica. La sceneggiatura è stata curata da Hampton Fancher, l’artista originale del primo film e dal talentuoso Michael Green. La vera forza di questo sequel sono i dialoghi, mai banali, potenti, filosofici a tratti quasi maieutici.

Blade runner 2049

Come accaduto a James Cameron con Aliens – Scontro Finale del 1986, dove ricevette un compito apparentemente impossibile, ovvero eguagliare la grandezza del primo film di Ridley Scott, ci troviamo in un caso apparentemente analogo. Villeneuve, dopo aver diretto Prisoners e aver stupito tutti con Sicario e Arrivalsi trova di fronte alla più grande impresa della sua vita. L’essere riuscito a creare un sequel apparentemente perfetto, con qualche minuscola sbavatura, visivamente un sogno e degno di essere annoverato e affiancato, in un certo senso, ai grandi cult del genere.

Non tutti accoglieranno positivamente questa opera, chi per sciocchi pregiudizi, chi per odio ante-litteram delle prosecuzioni cinematografiche, ma indubbiamente, al dissuadersi delle nubi, al morire dello sciocco chiacchiericcio, Blade Runner 2049 si ritaglierà un posto nell’olimpo non solo del grande cinema, ma delle grandi imprese riuscite a un uomo che ha dimostrato come nulla nella vita è impossibile.

Chapeau Monsieur Denis!