Nino Manfredi: per i 100 anni il restauro di Pane e cioccolata

Il 22 marzo ricorre il centenario dalla nascita del grande Nino Manfredi.

La Cineteca di Bologna omaggia Nino Manfredi con il restauro di Pane e cioccolata 

Il 22 marzo ricorre il centenario dalla nascita del grande Nino Manfredi e, proprio in occasione del giorno del suo compleanno, la Cineteca di Bologna proporrà sulla piattaforma Il Cinema Ritrovato il restauro di Pane e cioccolata, il racconto dell’emigrazione italiana in Svizzera, diretto nel 1973 da Franco Brusati. Il restauro è stato realizzato dalla Cineteca di Bologna, CSC – Cineteca Nazionale e da Lucky Red.

“Pane e cioccolata è un film nel quale Nino Manfredi dà vita a veri e propri lampi chapliniani, capace di intrecciare diversi registri, vette di comicità, da grande mattatore quale era e grazie al suo efficacissimo uso del dialetto ciociaro, e momenti di profonda commozione”, racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli. “Un film non a caso immediatamente recepito dalla critica internazionale, adorato negli Stati Uniti dove è stato considerato il miglior film straniero della stagione. Una stagione chiave nella storia del nostro paese e dell’Europa intera, ritratta da Franco Brusati nella sua complessità di forme e divaricazioni sociali: non vi troviamo infatti solo la figura centrale dell’emigrante italiano, ma anche il suo necessario contraltare, l’industriale interpretato da Johnny Dorelli, o un’ideale compagna di sventura, anch’essa emigrata, ma dalla Grecia, per la quale Brusati ha scelto il volto di Anna Karina. Una stagione, dicevamo, magistralmente resa nei suoi colori dalla fotografia di Luciano Tovoli: e proprio grazie alla supervisione di Tovoli al lavoro di restauro, siamo riusciti a restituire a Pane e cioccolata quell’aura inconfondibile del nostro cinema degli anni Settanta”.

nino manfredi pane e cioccolata

Leggi anche – Gigi Proietti intervista Nino Manfredi. L’epica risata di due giganti del cinema italiano

La sinossi del film Pane e cioccolata ci dice che:

L’immigrato italiano Nino Garofoli lavora in Svizzera come cameriere stagionale sostenuto dal sogno di essere assunto per poter portare lì la sua famiglia. Perso il lavoro per aver commesso atti osceni in luogo pubblico (ovvero avere orinato per strada) è costretto ad abbandonare il Paese. Decide di non arrendersi: dopo essersi rifugiato in casa di Elena, profuga greca dalla quale è attratto ma che è legata a un funzionario della polizia degli stranieri, riesce a farsi assumere da un industriale italiano trasferitosi in Svizzera per questioni fiscali. La mattina del suo primo giorno di servizio scopre che l’industriale – perso il denaro e gli affetti – si è suicidato. Convinto che nessun italiano di sua conoscenza abbia mai fatto fortuna decide di tornare nella penisola ma alla degradante vista dei connazionali che tornano in patria, Nino decide nuovamente di restare. Dopo una grottesca esperienza di lavoro in un pollaio, si tinge i capelli di biondo per sentirsi e sembrare svizzero ma cede quando in un bar esulta per un gol dell’Italia. Esausto, nonostante Elena gli procuri un permesso di soggiorno per altri sei mesi, decide di partire ma, nuovamente, cambia idea…