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Le battaglie legali sui film horror sono diventate molto diffuse negli ultimi anni e ora IT del 2017 è stato trascinato in una diatriba

I produttori del precedente adattamento di IT sostengono di avere diritto a una partecipazione nel successo del film. In sostanza, Frank Konigsberg e Larry Sanitsky, produttori esecutivi dell’adattamento del romanzo di Stephen King del 1990, hanno presentato una causa questa settimana alla Corte Superiore di Los Angeles, sostenendo di possedere il diritto contrattuale di essere coinvolti in qualsiasi “sequel, series, remake o spinoff” della miniserie, come i nuovi film.

Certo, i film diretti da Andy Muschietti sono in realtà nuovi adattamenti del romanzo di King piuttosto che “remake” dell’adattamento del 1990 … giusto? Bene, suppongo dipenda dalla persona alla quale viene posta tale domanda. E se chiediamo a Konigsberg e Sanitsky, i due nuovi film della Warner Bros. e della New Line rappresentano un fallimento nel rispetto di tali obblighi contrattuali.

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Che il film del 2017 sia davvero un ‘remake’ è indiscutibile“, hanno detto. THR riferisce: “I querelanti dicono di aver sostenuto lo sviluppo della miniserie del 1990, ma che nonostante il suo successo, una dichiarazione di partecipazione agli utili nel 1995 ha mostrato che la miniserie fosse in deficit senza profitti da distribuire. I due dicono che hanno aspettato 25 anni per un’altra dichiarazione di profitto quando finalmente, lo scorso marzo, ne hanno ottenuta una che mostrava il diritto a 1 milione di profitti. Il querelato si chiede se sia davvero tutto, e Konigsberg e Sanitsky includono affermazioni di frode sulla contabilità“.

In sostanza, il duo sta combattendo per una partecipazione agli utili realizzati da IT del 2017 e dal sequel di quest’anno: il secondo capitolo; affermando di avere diritto a “una quota minima del 10 percento degli utili netti“.

Se la Warner Bros sia anche responsabile di onorare quei precedenti obblighi verso Konigsberg e Sanitsky è ancora da stabilire, ed è allo stesso modo in discussione se i nuovi film possano o meno essere considerati parte di quei “sequel, series, remake or spinoff” clausola di quel contratto vecchio di decenni. Spetta ai tribunali decidere e – in effetti – lo faranno presto.

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