Romans: recensione del film con Orlando Bloom
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Dopo aver vinto il premio per giovani registi a Cannes nel 2005, i fratelli Shammasian tornano al cinema con un film sofferto che mette a nudo l’animo di un uomo incapace di fidarsi dell’altro e tormentato da un evento traumatico della sua infanzia. Presentato al Festival Internazionale del Cinema di Edimburgo in anteprima mondiale, Romans è un film duro che prende a pretesto un argomento su cui fin troppo si soprassiede – la pedofilia nei ranghi della chiesa – per presentare una parabola di rabbia, vendetta e, infine, perdono.

Romans è un film feroce che su un abuso sessuale subito da piccoli costruisce una perfetta disamina della rabbia, del disgusto verso se stessi e del desiderio di vendetta che muovono un uomo

Romans: recensione del film con Orlando Bloom

Malky (Orlando Bloom), un giovane operaio impegnato nella demolizione di una chiesa dove da bambino ha subito una violenza sessuale, ha una relazione puramente sessuale con Emma (Janet Montgomery) e si abbandona spesso ad atti di violenza inconsulta. Tormentato dal trauma mai rivelato a nessuno, quando in città fa il suo ritorno il prete responsabile della violenza, Malky deve finalmente fare i conti con il passato per potersi liberare della sete di vendetta che lo attanaglia e quindi andare avanti con la propria vita.

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In apertura, sotto i colpi incessanti di un martello, un crocifisso diventa prepotentemente protagonista della scena. Metafora della fede incrollabile anche sotto i violenti colpi che gli uomini si infliggono a vicenda, in una chiesa brutalmente distrutta, il crocifisso rimane erto, a monito. Disamina cruda di un danno psicologico che anche a distanza di anni fatica a guarire, Romans ci offre costantemente potenti immagini in cui la fede si scontra con l’uomo, in un dialogo che capisce meglio il linguaggio della violenza che non quello delle parole.

Romans è un racconto vivido del tormento di un uomo, incapace di sciogliere i lacci del trauma psicologico che lo attanaglia

Incapace di amare ed essere amato, intrappolato in una spirale di autolesionismo, Malky – interpretato da un magistrale Bloom – è un uomo corroso dal trauma dell’abuso, che a soli dodici anni lo ha snaturato. Elegia di una vita spezzata, Romans ci presenta il tormento di un uomo che ha fatto della rabbia il suo disperato grido d’aiuto. Ma la famiglia e gli amici restano sordi e impassibili di fronte alla progressiva caduta nell’abisso di un Malky che, dopo aver scorto in città il prete che lo ha abusato da piccolo, si è chiuso dietro un muro di professata stanchezza per fuggire, di nuovo, dal rischio di doversi aprire agli altri.

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Romans: recensione del film con Orlando Bloom

La paura di essere giudicato, il disgusto verso se stesso e la violenza subita sono i lacci che hanno avvinto Malky e gli hanno reso impossibile aprirsi verso l’altro nella speranza di essere ascoltato e magari salvato. Complice nella distruzione della chiesa che ha fatto da teatro al suo trauma, quest’atto non riuscirà comunque a servire da catarsi. Precipitando sempre più a fondo in un vortice di scatti improvvisi di violenza e vendetta, Malky, grazie alla lettura della lettera ai Romani 12:19,20 scorge finalmente la luce e decide di imboccare la via del perdono.

Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo.

Romans è un film che dimentica il pudore e affronta con descrittiva brutalità un tema di cui purtroppo si decide troppo spesso di non parlare. I fratelli Shammasian ci offrono un vivido ritratto di sofferenza e distruzione in cui se sotto i colpi del martello sono le chiese a cadere, sotto quelli del perdono sono gli uomini a trovare la loro condanna.